IL “MITO” DI ATLANTIDE

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Thomas Cole, “The Course of Empire: Consummation”.

OLTRE PLATONE, QUALI POPOLI CI HANNO LASCIATO ULTERIORI INDIZI RICONDUCIBILI ALLA MITICA ATLANTIDE?

La prima volta che venne menzionata l’isola leggendaria conosciuta con il nome di Atlantide, fu nei dialoghi Timeo e Crizia scritti nel IV secolo a.C. dal famoso filosofo greco Platone. Egli assimilò il racconto da Solone (legislatore, giurista e poeta ateniese) che a sua volta l’avrebbe appreso in Egitto, quando soggiornò presso Canopo dove si occupò di filosofia con Psenofi di Eliopoli, Sonchi di Sais e dove conobbe i sacerdoti più sapienti.
Il nome Atlantide deriverebbe dal leggendario governatore dell’Oceano Atlantico, ovvero Atlante, figlio di Poseidone che sarebbe stato il primo re dell’isola.
Platone descrisse un’isola “grande come la Libia e l’Asia” situata oltre le Colonne D’Ercole (attuale stretto di Gibilterra), secondo il filosofo, Atlantide fu una potenza navale che circa 9000 anni prima avrebbe invaso e conquistato molte aree dell’Europa Occidentale e parti dell’Africa. Platone scrisse anche che gli atlantidei, sebbene fossero una civiltà progredita e potente dal punto di vista bellico,  non furono in grado di conquistare la città di Atene. Il filosofo greco attribuì la distruzione e la scomparsa della leggendaria isola a Poseidone, che la fece sprofondare “in un singolo giorno e notte di disgrazia”.
Il racconto di Atlantide è sempre stato considerato come una metafora concepita da Platone per esporre le proprie idee politiche, e quindi catalogato come semplice mito. In generale, la maggior parte dei ricercatori, reputano che il filosofo greco si ispirò ad eventi passati, ma molto più contemporanei rispetto ai 9000 anni di cui parla il filosofo stesso, che coinvolsero città, isole e aree geografiche dell’antica Grecia, come l’eruzione vulcanica di Thera (attuale Santorini), la Guerra di Troia, la distruzione di Elice nel 373 a.C. o l’invasione della Sicilia nel 415-413 a.C. da parte degli ateniesi.

Ad oggi, una delle teorie più accreditate, è che Platone parlò di Atlantide riferendosi però all’isola minoica Thera (Santorini), distrutta verso la metà del secondo millennio a.C. a causa di una vasta e catastrofica eruzione vulcanica. Effettivamente, molte delle caratteristiche che il filosofo attribuì ad Atlantide, sono riscontrabili a Santorini e si ritroverebbero anche nelle scoperte archeologiche fatte in loco. Nella parte sud della splendida isola greca nel 1967, grazie all’archeologo Spyridon Marinatos, venne riportata alla luce un’antica città portuale dell’Età del Bronzo chiamata Akrotiri. Proprio a causa del deposito delle ceneri vulcaniche sulla città, gli edifici si sono conservati quasi integri e durante gli scavi vennero ritrovati addirittura affreschi e molte ceramiche, motivo per cui viene anche chiamata la “Pompei dell’Egeo”.
Fino ad ora sono stati riportati alla luce 40 edifici, alcuni dei quali sono stati costruiti incredibilmente a tre piani, con bagni e acqua corrente, inoltre l’intero insediamento fu costruito con un impressionante sistema fognario, tutte caratteristiche davvero rare per una città sorta nell’Età del Bronzo. Fra tutti i reperti, venne ritrovato nella nella cosiddetta casa Occidentale anche un fregio che raffigura una città minoica ben sviluppata, con tanto di palazzi e monumenti situata su un’isola  circondata da alte scogliere sulla quale si possono notare altri insediamenti, attorno all’isola si vedono chiaramente numerose navi ed imbarcazioni, questo prova che l’antica isola minoica non solo era evoluta dal punto di vista architettonico, ma fu anche una forte potenza navale.

Atlantis_map_kircher

Mappa del’isola leggendaria disegnata da Kircher

Nonostante ciò, in moltissimi reputano ancora oggi che il racconto di Platone si riferisca veramente ad una leggendaria isola scomparsa chissà dove, e nel corso degli anni sono state avanzate numerose teorie su quale possa essere stata la possibile posizione geografica di Atlantide. C’è chi sostiene che si trovasse proprio nell’Oceano Atlantico, chi la colloca in Bolivia nell’area dell’Altipiano, chi nei Caraibi, in Groenlandia, in Antartide, in Sardegna, nel Nord-Africa, nell’Oceano Indiano ecc. ecc.

Platone fu colui che la descrisse più accuratamente, ma il mito di Atlantide sembrerebbe essere presente presso tutti i popoli del mondo. Uno dei sostenitori sulla veridicità dei racconti di Platone fu lo scrittore statunitense Charles Berlitz, che visse dal 1914 al 2003, egli nel suo libro “Atlantide. L’ottavo continente”, riportò un elenco di tutte le antiche tradizioni che assimilò durante i suoi viaggi e i suoi studi. Ecco qui di seguito un breve estratto:

– Aristotele, fu un grande scettico del mito di Atlantide, ma dava credito ai racconti dei navigatori Fenici e cartaginesi, che parlavano della leggendaria Antilia, o Antilla, essa sarebbe stata un’isola localizzata nell’ Oceano Atlantico occidentale. Questa mitica isola è conosciuta anche come Isola delle Sette Città e Isola di San Brendano. Fu identificata anche con le Isole dei Beati e le Isole Fortunate.
La diretta conoscenza del luogo in cui si trovava Antilla, veniva però tenuto nascosto, dai Fenici e Cartaginesi, forse per ragioni commerciali e politiche.

– Gli antichi Galli e i Celti, credevano che i loro antenati provenissero da un continente inabissatosi nel Mare Occidentale, chiamarono quest’isola iperborea Avalon. Avalon è un’isola leggendaria, facente parte del ciclo letterario legato al mito di Re Artù, situata nella parte occidentale delle isole britanniche,  forse legato alla fertilità di questa terra che secondo alcuni significherebbe isola delle mele.

– Gli antichi Vichinghi credevano che “Atli” fosse una terra meravigliosa nel mare occidentale, dove le stirpi teutoniche situavano il Valhalla, una mistica terra che accoglieva le anime degli eroi morti in battaglia e dove feste e banchetti si susseguivano eternamente

– I Berberi del Nord-Africa si tramandano la leggenda di Attala, un’isola al largo delle coste Africane ricca di miniere d’oro, d’argento e di Stagno, che inviava in Africa oltre che questi metalli anche i propri eserciti.
Secondo i Berberi, Attala si troverebbe sotto l’oceano, ma una loro profezia vuole che un giorno la leggendaria isola ricomparirà.

– I Baschi, un gruppo etnico assolutamente unico che abita sui Pirenei a cavallo tra la Francia e il nord della Spagna, affermano di discendere da un continente situato a occidente che loro chiamano Atlaintika.

– E’ credenza assai diffusa fra i portoghesi che Atlantide (Atlantida) si trovasse un tempo vicino al Portogallo e che le isole Azzorre non siano altro che i picchi più alti delle sue montagne.

– Le popolazioni iberiche della Spagna meridionale sostengono di discendere direttamente dagli Atlantidi e che la Spagna possiede ancora quella che può essere stata parte dell’impero di Atlantide, le Isole Canarie.
Qui curiosamente il nome Atalaya indica tutt’oggi certi luoghi (caverne) e gli abitanti di queste isole, allorché furono scoperte, dichiararono di essere gli unici superstiti di un cataclisma di portata planetaria.

– I geroglifici egiziani menzionano Amenti, il Paradiso dell’Occidente, dimora dei morti e parte della divina barca del sole che tramonta ad Occidente.

– I Babilonesi chiamavano il loro Paradiso posto in occidente Arallu.

– Per glia arabi la prima civiltà sorse nella terra di Ad, nell’oceano Occidentale.

– Gli aztechi, oltre l’Oceano Atlantico parlano di Aztlan.
Aztlán è la leggendaria terra d’origine degli aztechi e di tutte le popolazioni di etnia nahua, una tra le più importanti culture mesoamericane. Secondo alcuni studiosi, Aztlán deriverebbe dalle parole nahuatl aztatl, che significa airone (o uccello dalle piume bianche), e tlan (tli), che significa “posto del”: Aztlán vorrebbe quindi dire “posto degli aironi”.
Secondo un’altra teoria, deriverebbe dal nome del dio Atl e significherebbe “vicino all’acqua”.
Quando i conquistadores spagnoli dell’America centrale raggiunsero il Messico, appresero che gli aztechi ritenevano di provenire da un’isola nell’Oceano Orientale (chiaramente rispetto all’America) chiamata Aztlan.

– In Venezuela, i conquistadores spagnoli scoprirono un insediamento che chiamarono Aztlàn, popolato da indigeni cui essi si riferirono come ad “Indiani Bianchi”.

– Le tribù indiane del Nord America si sono tramandate tradizioni che ricordano come i loro avi provenissero da un’isola.

– I testi indiani come il Mahabharata e il Purana fanno riferimento ad Attala, L’Isola Bianca, un continente situato nell’Oceano Occidentale.  Nel Mahabharata e nel  Purana si accenna anche ad Atyantika, usata in riferimento ad una terrificante catastrofe finale.

Un altro scrittore e ricercatore che analizzò i racconti di tutti i popoli del mondo con lo scopo di trovare tracce di Atlantide fu Ignatius Loyola Donnelly, un politico, saggista e studioso statunitense che visse dal 1831 al 1901. Egli rimase profondamente persuaso dalla reale esistenza di Atlantide e dedicò gran parte della sua vita a questa ricerca. Durante i suoi viaggi in giro per tutto il mondo, raccolse un numero impressionante di indizi per dimostrarne l’esistenza. Donnelly analizzò le antiche tradizioni di molte culture di tutto il mondo e trovò ovunque allusioni agli atlantidei e come fece Charles Berlitz, le raccolse nel suo famoso libro “Atlantis: The Antediluvian World”, pubblicato nel 1882. Qui di seguito vi propongo un estratto delle sue ricerche:

– Per i musulmani il grande re antidiluviano era Shedd-Ad-Ben-Ad, o Shed-Ad, figlio di Ad, o di Atlantide.

– Gli Arabi affermano che la prima civiltà ebbe origine in occidente, e si chiamava Ad, nome che ricorda l’abbranco Ad-Am, ovvero il primo uomo biblico, Adamo.
I primi abitanti del loro paese erano noti come Aditi, dal nome del progenitore Ad, nipote di Cam. Gli Aditi erano probabilmente gli abitanti di Atlantide o Ad–lantis.
Vengono ricordati dagli arabi come una razza grande e civile, vengono rappresentati come uomini di statura gigantesca, la loro forza era pari alle loro dimensioni, e spostavano facilmente enormi blocchi di pietra. Erano architetti e costruttori. Innalzarono molti monumenti al loro potere, e quindi, fra gli arabi, nacque l’usanza di chiamare le grandi rovine “costruzioni degli Aditi”.
Ancora oggi gli arabi dicono “vecchio come Ad”.

– Il grande impero Etiope, nei primi secoli avrebbe prevalso dal Caucaso all’Oceano Indiano, dalle sponde del Mediterraneo alla foce del Gange, era conosciuto come l’impero di Dioniso, o l’impero di “Ad”, l’impero di Atlantide.

– Il dio della Luna egizio, ovvero Thoth, inventore anche delle lettere, anche il dio di un paese straniero, era riconosciuto anche col nome At-hothes.

– Passiamo ora ad un altra razza antica, la famiglia indo-europea, la razza ariana.
In sanscrito Adim, significa prima. Secondo gli indù, il primo uomo fu Ad-ima, la moglie era Heva. Essi si sarebbero stabiliti su un’isola ma, a causa di uno sconvolgimento climatico,  l’avrebbero abbandonata per raggiungere la terra ferma. (questo racconto lo si ritroverebbe nella “Bibbia in India.”)

– Gli dei conosciuti come Aditya sono i più antichi nella mitologia indù. Erano dodici e presiedevano i dodici mesi dell’anno. Erano tutti dei della luce o divinità solari, appartengono sicuramente ad un vago ricordo di un passato molto remoto.
Le leggende e i racconti sui “figli di Ad”, “Aditi”, e “gli Aditya,” non è da escludere che si riferiscano proprio ad abitanti di Atlantide.

– I Persiani chiamavano il primo uomo “Ad-amah”.

– “Adon” è stato uno dei nomi del Dio Supremo dei Fenici, da esso è derivato il nome del dio greco “Ad-onis”.
Gli dei primordiali di questo popolo sono identici agli dei della mitologia greca, che a loro volta originariamente furono i re di Atlantide.

– Mr. George Smith, nel racconto caldeo della creazione, decifrata dalle tavolette babilonesi, dimostra che vi è stata una gara originale di uomini, all’inizio della storia caldea, una razza oscura, la Zalmat-qaqadi. I membri di questa razza furono chiamati Ad-mi, o Ad-ami; erano considerati come coloro ”che erano caduti,” essi si distinguevano dai “Sarku, o la razza luce”.
La “caduta”, probabilmente si riferirebbe alla loro distruzione causata da un diluvio, a conseguenza del loro degrado morale e l’indignazione degli stessi dèi.
Il nome Adam viene utilizzato in queste leggende, non come nome associato ad un uomo ma ad un’intera razza.

– Nel racconto della Genesi, si dice chiaramente che Dio ha creò l’uomo, maschio e femmina, e “il loro nome fu Adamo“. Vale a dire, la gente era la Ad-ami, la gente di “Ad”, o Atlantide. “L’autore del Libro della Genesi”, dice M. Schoebel, “parlando di uomini che sono stati inghiottiti dal diluvio, li descrive sempre come ‘Haadam,’ ‘l’umanità Adamita.'” La gara di Caino visse e moltiplicata lontano dalla terra di Seth; In altre parole, lontano dalla terra distrutta dal diluvio. Giuseppe, che ci dà le tradizioni primitive degli ebrei, ci dice (cap. II., P. 42) che “Caino viaggiò in molti paesi” prima di arrivare al paese di Nod. La Bibbia non ci dice che la razza di Caino perì nel diluvio.
“Caino si allontanò dalla presenza del Signore”; egli non ha chiamato il suo nome; le persone che sono state distrutte erano i “figli di Geova”.

– Dall’altra parte dell’oceano troviamo il popolo del Guatemala sche sostiene di discendere da una dea chiamata Al-tit, o la nonna, che ha vissuto per quattrocento anni, e il primo uomo insegnò il culto del vero Dio, che in seguito fu dimenticato.
Mentre il famoso calendario messicano realizzato in pietra mostra che il sole era comunemente chiamato Tonatiuh, ma quando veniva indicato come il dio del Diluvio lo si chiamava allora Atl-tona -ti-uh, o At-onatiuh.

Troviamo così i figli di Ad, alla base di tutte le più antiche razze di uomini, vale a dire, gli ebrei, gli erabi, i caldei, gli indù, i persiani, gli egiziani, gli etiopi, i messicani e gli abitanti in generale dell’america centrale; tutte queste razze ci avrebbero lasciato le testimonianze delle loro origini,  unche tutte queste razze risalire il loro inizio di nuovo ad un Ad-Lantis vagamente ricordato.”

Il famoso sociologo e scrittore scozzese Grahm Hancock, è sempre andato alla ricerca di tracce archeologiche di una civiltà remota avanzata.
Nel suo libro best seller “Impronte degli Dei”, pubblicato nel 1995, lo scrittore analizza diversi siti archeologici sparsi per il mondo, come le imponenti piramidi del Sole e della Luna situate nei pressi di Città del Messico, i templi andini di Tiahuanaco, le line di Nazca in Perù o la grande Sfinge d’Egitto. Egli ipotizza l’esistenza di una civiltà evoluta e dotata di un’intelligenza superiore fiorita in tempi antichissimi, le cui “impronte” vennero del tutto cancellate a causa di un evento catastrofico d’immani proporzioni. Nel suo libro Hancock cerca di dimostrare che questi siti archeologici, che gli storici tradizionali riconducono a qualche migliaio di anni fa, siano stati edificati in effetti in tempi molto più antichi, e potrebbero essere stati realizzati quindi da una cultura globale che fondò probabilmente le proprie colonie in varie parti del mondo intorno al 10.500 a.C.

Lo scetticismo da parte degli studiosi e ricercatori tradizionali non venne chiaramente a mancare, ancora oggi in molti non concordano con la teoria di Hancock, e le domande che a molti sorgono dopo aver letto il suo libro sono:
“Come mai una civiltà estremamente intelligente ed evoluta, sarebbe scomparsa intorno al 10.500 a.C. per riapparire solo dopo circa 6.000 anni, (quando nacque la prima cultura, quella sumera)? Cosa fecero i superstiti per quei 6.000 anni di storia?

Ma la risposta a questa domanda la si troverebbe in diverse prove archeologiche.
Prima degli insediamenti e degli edifici realizzati dai sumeri, come ad esempio gli ziggurat, non si era a conoscenza di nessun altro sito archeologico complesso più antico, ma in Turchia, nel 1995 cominciarono gli scavi che portarono alla luce Gobekli Tepe, il più antico esempio di tempio in pietra, risalente addirittura al 9500 a.C., quello che fino ad ora si è scoperto in queste antichissime rovine, sono solo 4 recinti con 40 enormi pilastri in pietra a forma di T perfettamente intagliati e decorati dal peso di oltre 15 tonnellate ciascuno, ma ciò, è nulla in confronto a quello che ancora sarebbe sepolto in quella zona, infatti indagini geomagnetiche hanno indicato la presenza di altre 250 pietre ancora sepolte insieme ad altri recinti nel terreno. Secondo gli archeologi, il sito venne deliberatamente abbandonato e seppellito intorno all’8000 a.C..
Le vere domande che quindi dovremmo porci sarebbero:
Quanti altri siti archeologici più antichi della prima civiltà conosciuta (i sumeri) potremmo trovare in giro per il mondo?
Gobekli Tepe sarebbe davvero l’unico?

Oggi si conosce ancora poco del popolo che edificò Gobekli Tepe, ma questa, è sicuramente la prova che dopo il 10500 a.C. (data in cui lo scrittore Hancock ipotizza sia avvenuta la scomparsa dell’antica cultura avanzata), e prima della nascita delle prime civiltà, avvenuta intorno al 4000 a.C., ci siano stati popoli molto avanzati dal punto di vista ingegneristico ed architettonico, in grado di lavorare con maestria la pietra ed edificare templi e monumenti complessi.

Un’altra domanda che mi pongo è:
Alcune rovine sparse per il mondo, potrebbero essere più antiche di ciò che presuppongono gli archeologi, magari edificate proprio dopo il 10500 a.C. e prima del 4000 a.C.?

Forse, in giro per il mondo, potrebbe esserci un sito archeologico, ormai attribuito a qualche antico impero, che però, da quest’ultimo venne solo riscoperto e riutilizzato. Forse questo sito potrebbe essere stato fondato in tempi più remoti, magari contemporaneo a Gobekli Tepe, costruito proprio in quei 6000 anni di storia in cui gli scettici nei confronti di Hancock ritenegono che si dovessero trovare almeno le tracce di una cultura sviluppata, in grado di costruire edifici e lavorare la pietra.

Chissà se i costruttori di  Gobekli Tepe furono realmente i superstiti o i discendenti di una remota cultura evoluta, che potremmo identificare con la mitica “Atlantide”.
Chissà se gli atlantidei, esistettero realmente e fondarono davvero colonie in tutto il mondo antico.
Ad oggi, se dovessi immaginarmi i superstiti della leggendaria Atlantide, vedo un popolo evoluto, pieno di conoscenze ma senza più una casa, che dopo la distruzione del proprio luogo d’origine cominciò a girovagare e a diffondersi in tutto il mondo, divenendo un vero e proprio popolo nomade, come le etnie di zingari che ritroviamo anche oggi nella nostra cultura occidentale.

 

Link:

Atlantide

Graham Hancock

Ignatius Donnelly

Charles Berlitz

Atlantide. L’ottavo continente

Atlantis, The Antediluvian World

Göbekli Tepe

 

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