COSA DISTRUSSE LE CITTA’ BIBLICHE DI SODOMA E GOMORRA?

COSA DISTRUSSE LE CITTA’ BIBLICHE DI SODOMA E GOMORRA?

Se si legge la parte del testo biblico che narra della distruzione della pentapoli, le cui città più importanti furono Sodoma e Gomorra, si parla di una vera e propria pioggia di fuoco e zolfo dal cielo ad opera del protagonista della Bibbia, ovvero Yahweh. Realmente, questo racconto lo si ritrova nella tavoletta sumera catalogata come tavoletta 13, in cui si racconta che il dio sumero di nome Nergal, distrusse una dopo l’altra le cinque città della valle verdeggiante lanciando su ognuna di esse un’arma del terrore.

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“La distruzione di Sodoma e Gomorra”, John Martin, 1852.

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“Sodoma and Gomorra”, Hartmann Schedel, Cronache di Norimberga, 1493.

Come sappiamo, nella Bibbia si ritrovano spesso dei racconti più antichi, ripresi, modificati  e riadattati. La vicenda di Sodoma e Gomorra e in generale la distruzione della pentapoli biblica, con ogni probabilità, è stata quindi ripresa dai testi sumero accadici. Troviamo però, alcune analogie anche tra questo racconto e gli eventi accaduti ad esempio a Mohenjo-daro, un’antica città situata in Pakistan, edificata della misteriosa civiltà della valle dell’Indo che si sviluppò verso il 3300 a.C.. Infatti, anche il racconto della distruzione di questa città, che si trova nel poema epico indiano chiamato Ramayana, ricorda proprio la descrizione di ciò che accadde alla pentapoli biblica. In entrambi i casi, negli stessi racconti, sembrerebbe descritto l’utilizzo di armi divine, del terrore, addirittura nei testi indiani queste potenti armi vengono chiamate “tejas astras”, che tradotto letteralmente significa “armi-energia”. Ma queste vicende sono esclusivamente frutto della fantasia degli antichi autori, o ci raccontano fatti ed eventi realmente accaduti? Ebbene, nel caso di Mohenjo-daro, che anticamente si chiamava Lanka, ovvero “isola”, sono state ritrovate le sue rovine, che sembrano essere state effettivamente distrutte da un evento improvviso e spaventoso, che sdraticò interamente una parte della città, vetrificando e fondendo le rocce e le mura delle abitazioni. Inoltre nel sito sono stati ritrovati 24 scheletri, alcuni di essi presentano le ossa calcinate, sono contorti e schiacciati al suolo. Insomma, un evento improvviso spazzo via sia la città che il popolo che l’abitava.

Credo fermamente che in queste antiche città sia accaduto qualcosa di strano, ma prima di ricondurre questi eventi a vere e proprie “punizioni divine”, il mio metodo di ricerca mi porta a considerare oltre che le informazioni fornite da questi racconti, anche e soprattutto gli aspetti geologici dei luoghi descritti, o comunque preferisco indagare, e verificare se questi eventi potrebbero essere riconducibili semplicemente a catastrofi ambientali. Inoltre, sarebbe da chiedersi se ad oggi, qualche archeologo sia riuscito a portare alla luce nell’area geografica in questione, le rovine delle reali Sodoma e Gomorra.

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“Paesaggio con la distruzione di Sodoma e Gomorra”,  Joachim Patinir, 1480.

Ultimamente ho letto un libro pubblicato nel 2002 che si chiama “Terre Perdute”, di Peter James e Nick Thorpe (scrittori e archeologi), che per spiegare ciò che è successo a Sodoma e Gomorra si sono confrontati con alcuni geologi, essi scrivono che la zona attorno al Mar Morto è sempre stata ricca di petrolio, citano un passo della Genesi in cui si parla di “pozzi di bitume”, raccontano che al tempo di Giuseppe Flavio il Mar Morto era chiamato “lago d’asfalto” per le masse di idrocarburi solidificati, o bitume, che a volte si vedevano galleggiare sulle acque. In pratica, secondo Peter James e Nick Thorpe, Sodoma e Gomorra si sarebbero trovate proprio su un giacimento petrolifero, e come se non bastasse erano state costruite in corrispondenza di una delle grandi faglie terrestri, infatti la valle del fiume Giordano e il Mar Morto sono la continuazione della Rift Valley, una delle fasce a più alta attività sismica. Una geologa con cui i due scrittori si sono confrontati si chiama Dorothy Vitaliano, essa unì tra loro i vari suggerimenti dei primi geologi e scrisse:
“Un disastroso terremoto scosse la Valle del Siddim nel 2000 a.C., liberando un grande quantitativo di bitume e di gas naturale che furono incendiati da improvvisi focolai…se per la costruzione di mura e abitazioni fossero state usate rocce ad alto contenuto di bitume, questo avrebbe aggiunto combustibile alle fiamme”. In questo libro si citano anche due studiosi, David Neev della Geological Survey of Israel e K.O. Emery della Woods Hole Oceanographic Institution (Massachusetts), che nel 1995 dedicarono un intero libro alla distruzione di Sodoma e Gomorra. Da un punto di vista geologico, sostennero che è perfettamente plausibile supporre che la vicenda sia il risultato di un devastante evento sismico occorso alla fine dell’età del bronzo. I due studiosi affermano inoltre che gli incendi sarebbero stati alimentati dagli idrocarburi fuoriusciti dalle fratture del terreno, e sottolineano che in quella zona il bitume è impregnato di zolfo, le acque salmastre ad elevate temperature, liberate dal terremoto, possono produrre una micidiale miscela di gas di idrocarburo ricco di zolfo e di solfuro d’idrogeno. Il diossido di zolfo generava una ricaduta di piogge acide che facevano scempio degli animali, uomini e della vegetazione.
Insomma, ci sono pagine e pagine in questo libro (ma anche altri libri, siti web, documentari e forum) in cui sembrerebbero fornite delle risposte molto plausibili e scientifiche agli eventi di Sodoma e Gomorra, sta di fatto che queste restano solo supposizioni, anche perchè fino ad oggi, non sono state trovate delle rovine che abbiano subito il tipo di distruzione descritto da questi stessi archeologi e geologi.

Tutte queste ipotesi però, nascono dal momento che l’area geografica presa in considerazione da questi ricercatori, comprende la sponda sud-orientale del Mar Morto, dove sorgono le rovine delle antiche città conosciute col nome di Bab-edh-Dhra e Numeria, che ancora oggi vengono considerate da alcuni ricercatori come le possibili Sodoma e Gomorra. Ma recentemente, Seven Collins, un archeologo accademico, nonchè un professore accreditato del College of Archaeology presso la Trinity Southwest University ad Albuquerque, New Mexico, che fino a poco tempo fa, faceva persino da guida all’interno delle rovine di Bab-edh-Dhra e Numeria, sembra aver scoperto in un’altra area geografica, quelle che con ogni probabilità sono le reali Sodoma e Gomorra, ma andiamo per gradi.

La ricerca di Steven Collins cominciò nel 2005, quando rileggendo la Bibbia, ricontrò delle chiare incongruenze geografiche. Rilesse infatti con molta più attenzione il passo in cui Abramo e Lot, trovandosi sui monti tra le città di Bethel e Ai,  vedevano chiaramente tutta la valle verdeggiante del Giordano, in cui era collocata la pentapoli biblica (Genesi 13: 1-13). Ad oggi, sappiamo dove si trovavano sia Bethel che Ai, ovvero nella zona montuosa posta a nord-ovest del Mar Morto, quindi Abramo e Lot, si sarebbero trovati a ben 70 chilometri dalle rovine di Bab-edh-Dhra e Numeria. Come potevano vedere con chiarezza, davanti a loro, una valle verdeggiante distante 70 chilometri? Nella mappa qui di seguito, che riguarda l’area citata nel testo biblico, ho segnato sia la posizione delle rovine di  Bab-edh-Dhra, Numeria, e la posizione di Abramo e Lot, tra le città di Bethel e Ai.

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Steven Collins, trovandosi sui monti, proprio nella zona tra Bethel e Ai, si accorse da subito che il massimo che riusciva a vedere da quella posizione, era la parte iniziale a nord del Mar Morto, inoltre constatò che le cime di alcune montagne coprivano la visuale verso sud, questo conferma automaticamente che da quel punto, nessuno sarebbe mai riuscito a scorgere nemmeno la sponda sud-orientale del Mar Morto. Quindi, quando Abramo e Lot, parlavano della valle verdeggiante, che riuscivano a vedere chiaramente, a che area geografica si riferivano? Ebbene, Steven Collins, che ricordo essere un archeologo accademico, analizzando il passo biblico in questione, in cui si dice che la valle verdeggiante sorgeva sulle sponde del fiume Giordano e veniva chiamata la “Kikkar”, termine che significa circolare, si mise alla ricerca di quella che risultava essere una valle posta nei pressi del fiume Giordano, dalla forma circolare, ma soprattutto, chiaramente visibile dalla posizione di Abramo e Lot, tra le città di Bethel e Ai. Ebbene, l’archeologo non ci mise molto a capire a quale area geografica si riferisse la Bibbia. La zona in questione si troverebbe quindi appena a nord del Mar Morto, dove sorge anche la città di Gerico, la valle si trova infatti a circa 20 chilometri da Bethel e Ai, è quindi chiaramente visibile da quell’area montuosa.  Inoltre è l’unica valle in quel territorio ad avere  una forma circolare, e al suo centro sorge proprio il fiume Giordano. Steven Collins, ritrovò in quest’area, tutte le caratteristiche presenti nel racconto. Qui di seguito, segnata nella mappa, potete vedere l’area geografica individuata da Steven Collins.

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Dopo un lungo periodo di scavi nell’area individuata, scartando uno dopo l’altro tutti i siti archelogici e le antiche rovine che non avevano nessun tipo di correlazione con le città bibliche e le cui caratteristiche non coincidevano con la descrizione del racconto, trovò finalmente quella che con ogni probabilità, era la vera Sodoma. Il sito archeologico si trova a Tall-el-Hammam, ed è collocato nella zona ad est della Kikkar, qui di seguito la ritrovate segnata sulla mappa.

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Per 10 anni gli archeologi, coordinati da Steve Collins, hanno confrontato tutti gli indizi forniti nella Bibbia con i ritrovamenti archeologici fatti nel sito, ebbene il quadro che ne esce è stupefacente, in un intervista rilasciata al Daily Mail, Steven Collins spiega : “Tall el-Hammam sembra combaciare con tutti i riferimenti presenti nel testo biblico. Sappiamo che Sodoma era la più grande città della regione del Kikkar a est della Giordania. Ho così concluso che se qualcuno volesse trovare Sodoma, dovrebbe cercare la più grande città del Kikkar orientale mai esistita durante l’età del bronzo, al tempo di Abramo e Lot”.

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Il sito archeologico effettivamnete è molto vasto, circa 40 ettari, qui vi sorgeva un’antica città, la cui costruzione richiese sicuramente molti anni e numerosi lavoratori. Ad oggi sono state portate alla luce strade, abitazioni, una piazza centrale e delle torri, il tutto racchiuso all’interno di mura enormi, alte fino a 10 metri e spesse 5. Gli archeologi, mai avrebbero immaginato di ritrovare una fortificazione così complessa che si rifaceva a quel periodo storico. Spiega Steven Collins: “Era un impressionante e formidabile sistema per proteggere le residenze dei cittadini benestanti della città, incluso il palazzo del re, i relativi templi e gli edifici amministrativi”. Ma Steven Collins, oltre che Sodoma, ha individuato nella Kikkar anche la probabile Gomorra, nonchè tutte le altre città che componevano la pentapoli biblica, diciamo che per ora, l’archeologo ha preferito concentrare gli sforzi sugli scavi eseguiti a Tall-el-Hammam.

Ma la cosa più incredibile che è stata ritrovata nel sito, sono le tracce di una misteriosa distruzione. Qualcosa ha spazzato via l’intera città, ha abbattuto le enormi mura fino alle fondamenta, delle mura che incredibilmente sono state ritrovate in parte sciolte e vetrificate. Inoltre gli archeologi hanno portato alla luce anche alcuni scheletri, che risultano essere schiacciati e contorti a terra in posizioni innaturali. L’intero sito, è stato distrutto da una misteriosa “ondata” di calore elevatissimo, che sciolse gran parte delle mura e sdraticò interamente tutti gli edifici. Ad oggi, l’intera area è cosparsa di ciottoli, parti di vasellame e pietre vetrificate, molte hanno subito l’ondata di calore su un solo lato, questo fa supporre che l’energia sprigionata nell’evento catastrofico arrivasse da una precisa direzione. Inoltre, moltissime pietre ritrovate in tutta l’area archeologica, presentano evidenti tracce di trinitite di colore verde, ovvero quel residuo vetroso che si formò per la prima volta nel deserto del Nuovo Messico, nel sito dell’esplosione nucleare avvenuta il 16 luglio 1945. Il vetro è costituito principalmente di silicio e di feldspato fusi dal calore generato dall’esplosione nucleare. In generale, il termine trinitite è spesso usato per indicare i residui vetrosi originati da tutti i test di bombe nucleari. Steven Collins portò molti di questi reperti a farli analizzare negli Stati Uniti, i test accertano al 100% che si tratta proprio di trinitite. Ma cosa ci fa questo strano residuo vetroso in un sito dell’Età del Bronzo? Inoltre, i test ci dicono che le pietre sembrerebbero state esposte ad un calore elevatissimo che durò però solo qualche secondo. Chi ha letto o seguito qualche conferenza in cui si parla di Mohenjo-daro (in fondo all’articolo trovate il link di un’interessante conferenza di Enrico Baccarini), si renderà subito conto che i ritrovamenti fatti in entrambi i siti archeologici, se non idendici, sono molto, ma molto simili.

La storia però si infittisce, perchè cercando in tutta l’area, non si trova nessun segno o cratere causato da un impatto meteoritico, non c’è nessun tipo di traccia di eruzione vulcanica ne tantomeno di terremoti. Cosa distrusse allora quest’antica città? Secondo Steven Collins, ciò che probabilmente causò la distruzione della pentapoli biblica, fu qualcosa di simile al famoso evento del 1908 che distrusse migliaia di chilometri quadrati di foresta nei pressi di Tungunska, una località della Siberia, qui i ricercatori ipotizzano che un grande meteorite, o una cometa, sia incredibilmente esplosa in quota, ecco perchè, sempre secondo l’archeologo non si trova traccia di impatto nei pressi di Tall-el-Hammam. Ma approfondendo la storia dell’evento di Tunguska, vi renderete subito conto che, oltre ad essere più unico che raro, dal punto di vista distruttivo, un evento del genere avrebbe generato le conseguenze di un vero e proprio cataclisma, se fosse quindi accaduto nei pressi della valle del Giordano, avrebbe avuto una portata molto più devastante e le sue tracce non si sarebbero trovate solo a Tall-el-Hammam e nei siti archeologici individuati da Collins, ma avrebbe decisamente coinvolto tutte le città della Kikkar e probabilmente anche le città che sorgevano sui monti ad ovest, come ad esempio Bethel e Ai. Inoltre non si spiegherebbero tutte le tracce di trinitite ritrovate nel sito archeologico di Tell-el-Hammam, infatti, dal 1950 fino ai nostri giorni, sono state organizzate numerose spedizioni scientifiche sul luogo identificato come l’origine dell’evento di Tunguska, e mediante approfondite analisi chimiche, è stata rilevata esclusivamente la presenza di polveri con tracce di nichel e iridio, ma non di trinitite. Ricordo comunque, che per quanto riguarda l’evento di Tunguska, sembrerebbe esser stato trovato il cratere d’impatto del meteorite, questo scarterebbe a priori l’ipotesi dell’esplosione in quota.

La scoperta fatta da Steven Collins, è una delle più sorpendenti degli ultimi tempi in campo archeologico, e se dovesse essere confermato che Tall-el-Hammam, fu la vera Sodoma, allora tutto il testo biblico, nonchè i testi sumeri accadici, andrebbero rivisti con molta più attenzione, meriterebbero di essere approfonditi e studiati come veri e propri libri di storia e non di mitologia.

Forse la verità la si trova proprio scritta nella Bibbia, nei testi sumeri accadici o nei testi indiani, forse tutte queste città furono davvero distrutte da armi devastanti lanciate dal cielo. Anche queste sono solo ipotesi, chiaramente, ma gli innumerevoli indizi che ormai abbiamo a disposizione, dovrebbero farci riflettere un bel po’, dovrebbero convincerci ad approfondire meglio le incredibili ed affascinanti scoperte archeologiche contemporanee. La cosa più sbagliata da fare, è dare per scontato che questi racconti, siano interamente solo il frutto della fantasia degli autori, ma se è vero che ogni mito ed ogni leggenda ha un fondo di verità, iniziamo a cercare di capire quale vicenda narrata potrebbe essere veritiera e quale invece non lo è, e magari, scopriremo che proprio il racconto della distruzione di queste città ad opera degli dei, fu una vicenda realmente accaduta.

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“Lot e le sue figlie”, Lucas van Leiden, 1520.

Qui di seguito trovate qualche link utile sull’argomento appena trattato, vi invito ad approfondire e leggere da voi le scoperte fatte da Steven Collins e la sua squadra di archeologi.

 

Link:

Steven Collins

Trinity Southwest University-Steven Collins

Daily Mail – Steven Collins

Tall-el-Hamman

VIdeo di Steven Collins

Conferenza di Steven Collins

Conferenza di Mauro Biglino sulla distruzione di Sodoma e Gomorra

Conferenza di Enrico Baccarini sulla distruzione di Mohenjo-daro

Trinitite

Evento di Tunguska

Sodoma

Gomorra

Genesi 13: 1-18 / La separazione di Abramo e Lot

Mohenjo-daro

Bab edh-Dhra

Tavoletta 13 – Il vento su Ur

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