5/9 – CONTATTI FRA LE CULTURE PRECOLOMBIANE DELL’AMERICA E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO ANTICO – ASIATICI IN MESOAMERICA

CATEGORIA: CONTATTI FRA LE CULTURE PRECOLOMBIANE DELL’AMERICA E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO ANTICO / AMERICA PRECOLOMBIANA / MISTERI ASIATICI

In questo articolo verranno analizzati numerosi parallelismi tra l’arte, gli oggetti, l’architettura e le simbologie delle culture sorte nel Mesoamerica e quelle invece provenienti dall’Asia. Fra questi due mondi così distanti si possono riscontrare davvero moltissime analogie, alla fine dell’articolo vi renderete conto che quello fra le culture americane e quelle asiatiche è stato probabilmente il contatto più massivo.

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Le famose maschere e le statuette che potete visionare qui sopra, sono state realizzate da artisti ed artigiani olmechi. Se da una parte abbiamo delle teste colossali realizzate in pietra, che ricordano personaggi di colore provenienti dall’Africa (articolo – Terza parte: Il contatto con i popoli negroidi), oppure stele con incisi personaggi dall’aspetto caucasico (articolo – Seconda parte: Barba, baffi e pizzetto nell’arte precolombiana del Mesoamerica) qui abbiamo a che fare invece con opere d’arte in cui i soggetti rappresentati ti riportano direttamente al mondo asiatico. E’ anche vero però, che la Storia ci insegna che i popoli che migrarono inizialmente nel nord America, si sarebbero poi spostati più a sud fino ad abitare tutto il continente, diversificandosi in migliaia di etnie e tribù differenti. Ma credo sia doveroso porsi delle domande a riguardo, e penso sia davvero curioso ritrovare nella stessa cultura diverse rappresentazioni di individui chiaramente differenti gli uni dagli altri. Chi erano i soggetti rappresentati nelle teste colossali o su alcune stele, e chi erano invece i soggetti di queste maschere o di queste statuette? Se osservate questi manufatti, ma se cercherete da voi anche in rete o in molti libri fotografici, noterete questa particolarità in tutta l’arte olmeca, sembra proprio di vedere degli individui asiatici, con tanto di occhi a mandorla. Tra l’altro, i tratti somatici di questi personaggi, non sono solo chiaramente differenti dalle teste colossali olmeche o dagli individui “caucasici” ritratti nelle stele, ma sono del tutto differenti anche dai maya, una cultura che si sviluppò appena dopo quella olmeca, i cui personaggi, prendendo come riferimento ad esempio Pakal “il Grande”, che aveva proprio l’aspetto di un tipico sovrano maya, non centrano proprio nulla con gli individui ritratti in queste opere d’arte. Qui di seguito potete vedere il confronto diretto fra una maschera olmeca e la testa in pietra di re Pakal.

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Avrete notato che i soggetti ritratti sono completamente differenti fra loro, sembrano proprio arrivare entrambi da diverse parti del mondo. Ma se dobbiamo dare invece credito alla teoria ufficiale, che ci dice che tutte queste culture provenivano dall’Asia e occuparono piano piano tutto il territorio americano, non sarebbe stato più coerente ritrovare solo ed esclusivamente persone dai tratti somatici asiatici, come i mongoli, i cinesi ecc. ecc.? Cosa ci fanno allora nel Mesoamercica i maya dall’aspetto di re Pakal? Diciamo, che immaginandoci dei contatti esterni da parte di molte culture sparse per il mondo in tempi più recenti, si possono avere diverse risposte a tutti questi “strani” quesiti. Ora, supponendo che la storia tradizionale sia corretta, dobbiamo immaginarci innumerevoli etnie, popoli dai tratti somatici completamente diversi fra loro, che prima del 11.000 a.C. furono in grado di sopravvivere ai climi rigidissimi della tundra e di compiere lunghissime migrazioni di massa. Le teorie avanzate dagli accademici potrebbero essere veritiere, ma trovo un po’ difficile credere che millenni dopo, le civiltà che sorsero in America, come abbiamo già visto nel precedente articolo e come vedremo qui di seguito, abbiano realizzato opere, creato simbologie e adottato pratiche presenti anche in altri luoghi situati oltreoceano. Link utili: Olmec / Destinationinsights/ Abovetopsecret / Metmuseum / Mesoamerica Selected picture / Crystalinks

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Passiamo ora al confronto fra l’architettura di questi due templi, il primo a sinistra è il cosìdetto Tempio delle Maschere, e si trova nelle rovine maya di Tikal, in Guatemala, quello di destra è invece il tempio chiamato Baksei Chamkrong, e si trova in Cambogia. Secondo la storia ufficiale, gli edifici sarebbero stati edificati in tempi decisamente differenti, infatti il Tempio delle Maschere risalirebbe al periodo classico dei maya, 250-600 d.C., mentre quello di Baksei Chamkrong, che è un piccolo tempio induista dedicato al dio Shiva, risalirebbe all’epoca dell’Impero Khmer, sarebbe stato costruito sotto il volere dal re Harsavarman I in onore di suo padre Yasovarman I e completato durante il regno di Rajendravan II, 944-968 d.C.. La verità, come ho già spiegato in articoli precedenti, è che le date che gli archeologi attribuiscono alla costruzione di questi edifici potrebbero non essere del tutto corrette, ciò non toglie che anche dando credito alla storia ufficiale, gli architetti di Baksei Chamkrong, potrebbero comunque aver visitato la città di Tikal secoli dopo la costruzione del Tempio delle Maschere, uppure potrebbero aver visto dei disegni che riportavano proprio l’architettura di questi templi, e si potrebbero esser ispirati proprio da quello stile architettonico per la costruzione del loro tempio in Cambogia. Osservando i due templi in questione, non si può non notare un’incredibile somiglianza, abbiamo a che fare con edifici di forma piramidale a gradoni attraversati da una scalinata centrale, per l’esattezza abbiamo in entrambi i casi tre grossi gradoni più un quarto più piccolo che porta ai veri e propri templi di preghiera e di meditazione posti sulle sommità delle due strutture, sormontati da quelle che in gergo vengono dette “creste”, ovvero quei muri decorati sovrastanti l’edificio. Il Tempio delle Maschere di Tikal, è decisamente più grande rispetto al tempio cambogiano, ma a parer mio, abbiamo a che fare con due tipi di architetture davvero molto simili, e anche le loro funzioni sono praticamente le stesse, infatti la storia ufficiale ci insegna che sia per i maya che gli khmer, i templi erano dei veri e propri luoghi di preghiera, in cui si svolgevano cerimonie e riti religiosi. Link utili: Tikal ancient ruins guatemala / Tikal Temple II / Baksei Chamkrong / Tikal

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Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle tracce di un contatto con popoli provenienti dall’Asia, confrontando altri aspetti dell’architettura di queste culture così distanti fra loro. Nella prima foto a sinistra, si vedono le due teste di drago (Kukulkan) posizionate in basso, ai piedi delle scalinate del “Castillo”, ovvero la piramide di Kukulkan, un maestoso monumento a forma piramidale edificato proprio nel centro del sito archeologico di Chichén Itzá, situato nella penisola dello Yucatan, occupato dalla civiltà maya dal VI all’XI secolo, la foto di destra ritrae invece delle teste di drago all’inizio delle scalinate del tempio indonesiano chiamato Pura Lempuyang Luhur, che si trova a Bali. La piramide di Kukulkan, era un tempio dedicato appunto al culto del dio Kukulkan, anche noto come “Dio-Serpente Piumato”, una divinità analoga a quella azteca conosciuta come Quetzalcoatl. Questo edificio, ha l’aspetto di una tipica piramide a gradoni, su ciascuno dei quattro lati sono state costruite delle scalinate e sulla balaustra di quella posizionata nella parte nord, i maya scolpirono dei serpenti piumati, che partono dalla sommità e arrivano fino alla base dell’edificio, dove troviamo le due teste del drago. Incredibilmente, durante gli equinozi primaverili e d’autunno, al passaggio del sole sopra l’edificio si vengono a creare strani giochi di ombre che producono l’illusione di un serpente piumato che striscia lungo tutta la scalinata della piramide. Anche gli architetti balinesi in questo caso, scelsero stranamente di inserire proprio dei draghi sulle balaustre delle scalinate del loro spettacolare tempio, questa, presa da sola potrebbe essere una semplice coincidenza, ma come vedremo qui di seguito, sono troppe le coincidenze, credo che arrivati ad un certo punto, sia più “fantascentifico” immaginare che popoli così distanti fra loro abbiano avuto le stesse pensate e che abbiano prodotto stili architettonici e artistici quasi del tutto simili, ritengo invece che sia molto più plausibile che tutte queste culture, in qualche modo, siano rimaste sempre in contatto. Link utili: El castillo / Lempuyang Temple / Pura Besakih

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La foto di sinistra, è stata scattata da Teobert Maler, uno dei primi esploratori che visitò e scoprì alcuni siti maya, tra cui le rovine di Chichén Itzá, Palenque, Dsebkabtun e Uxmal, la foto in questione riprende proprio la facciata ovest del Tempio delle Tigri e degli Scudi di Chichén Itzá,  ebbene, a guardia dell’entrata di questo tempio maya, troviamo due splendide teste di serpente piumato (drago), ma anche a guardia degli ingressi del tempio buddista più grande al mondo, il Borobudur, che ho avuto io stesso il piacere di visitare a Java, in Indonesia, troviamo due teste di drago. Nel caso di Chichén Itzá abbiamo delle teste scolpite, quindi delle vere e proprie sculture, mentre nel caso del Borobudur, le teste di drago sono state direttamente incise nella pietra a mo’ di bassorilievo, ma il “concetto” non cambia. Gli artisti/architetti di entrambe le culture hanno avuto la stessa pensata, ovvero inserire delle teste di drago a guardia degli ingressi dei propri templi…è una bella coincidenza, no? Link utili: Teobert Maler / Borobudur / Teobert Maler esplorazioni

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Le analogie architettoniche non finiscono qui, infatti sia in Mesoamerica che nel sud-est asiatico, troviamo dei templi piramidali decorati con delle teste di drago, di demoni e mostri serpentiformi scolpiti su pietra che escono direttamente dalle mura degli edifici. La foto in alto a sinistra riprende una testa del “Dio – Serpente Piumato” Quetzalcoatl, collocata proprio sul tempio di  Quetzalcoatl nel sito archeologico di Teotihuacan, nei pressi di Città del Messico, la foto in basso a sinistra riprende invece una testa di drago posta su uno dei templi di Chichén Itzá. A destra troviamo, in alto un esempio tipico di testa di drago/demone che possiamo ritrovare in moltissimi edifici induisti edificati in tutto il sud-est asiatico, in basso a destra potete vedere una testa di demone che decora una delle facciate del tempio buddista Borobudur. Anche in questo caso, seppur lo stile scultoreo delle due culture prese in considerazione per quest’analisi si differenzia parecchio, il “concetto” delle teste di drago scolpite ed aggiunte come decorazione sui templi è praticamente lo stesso. Link utili: Quetzalcoatl / Flickr / Borobudur Temple / Bali

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La foto a sinistra, è stata scattata dall’esploratore Teobert Maler intorno al 1889, e ritrae una specie di “torretta” maya situata in un piccolo sito arceologico conosciuto come Nocuchich che si trova in Messico nella penisola dello Yucatan. Questa struttura ha un’altezza di quasi 7 metri e al centro di essa è presente un volto modellato in stucco di grandi dimensioni. Nel 1936 l’archeologo Harry E. D. Pollock ritrovò questa struttura quasi nello stato in cui la scoprì Teobert Maler circa cinquant’anni prima, ma a quanto pare, nel 1970, forse per motivi scaramantici, venne incredibilmente distrutta. A destra, potete invece vedere una delle innumerevoli strutture che si trovano nelle rovine archeologiche di Angkor Wat in Cambogia, anche in questo caso, ritroviamo delle specie di “torrette” sulle quali al centro sono stati scolpiti dei grandi volti. Lo stile in effetti è diverso, ed ogni struttura di Angkor Wat presenta più di un volto a differenza della “torretta” maya, ma ancora una volta, abbiamo a che fare con un’idea architettonica simile, fondamentalmente gli architetti/artisti che edificarono queste strutture, sembrerebbero aver attinto le stesse idee dalla medesima fonte di ispirazione. Il lavoro che sto facendo, non è poi così diverso da quello che fanno gli archeologi accademici quando devono classificare e catalogare un manufatto o una struttura antica, facendo infatti un esempo pratico, se nei pressi del territorio che millenni fa fu occupato dall’Impero Romano, venisse ritrovato un edificio che riporta uno stile molto simile a quello adottato dagli architetti romani, in poco tempo verrebbe subito associato proprio al grande Impero, non ci sarebbero dubbi a riguardo. Il problema nasce proprio quando le similitudini si riscontrano tra civiltà sorte da una parte all’altra del mondo, qui lo scetticismo “stranamente” non verrebbe a mancare.  Link utili: Nocuchich / Nocuchich ruins / Cambodia

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La statua che vedete a sinistra, ritrae il dio del mais maya e proviene dalle rovine di Copán, in Honduras, è stata ritrovata su un tempio piramidale commissionato da Waxaklajuun Ub’aah K’awiil, 13 ° sovrano di questa importante città  e centro religioso. La statua indù a destra, raffigura la dea Lakshmi. E’ interessante notare l’incredibile somiglianza delle posizioni delle braccia di questi due personaggi, anche se il dio del mais tiene la mano destra rivolta verso il basso e la sinistra verso l’alto, mentre per la dea Lakshmi è il contrario, la posizione delle loro mani è praticamente la stessa. In realtà, la dea Lakshmi possiede due braccia in più rispetto al dio del mais maya, un particolare presente in quasi tutte le statue che raffigurano le divinità induiste, ma confrontando lo stile delle due opere, non si può non notare una sottile somiglianza.  Il dio del mais maya ritratto in questa statua, sia per la posizione che assume con le braccia, ma anche per lo stile del copricapo e della capigliatura, in qualche modo mi riporta direttamente all’induismo ed in generale al mondo asiatico. Qui di seguito ho voluto inserire delle foto di alcune statuette cinesi realizzate durante la dinastia Han, 206 a.C – 220 d.C., ora, provate a confrontare le tre decorazioni che il dio del mais porta sui capelli con quelle delle figure ritratte in questi manufatti.

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Il dio del mais, con le braccia e le mani tenute in quella posizione, sembra quasi che stia facendo una sorta di danza, e le statuette che ho inserito qui sopra, raffigurano proprio delle suonatrici e delle ballerine, a parte questa piccola coincidenza, le decorazioni che riroviamo sui copricapi di queste tre figure, sono davvero molto simili a quelle poste sulla testa del dio maya. Questa similitudine, rispetto a tutte le altre che stiamo analizzando, è chiaramente meno significativa, ed ammetto che potrebbe essere solo una banale coincidenza. Ma proseguiamo con l’analisi di altri indizi e di analogie decisamente più interessanti. Link utili: Maize God / Pinterest / Cultural-China / Cina Mingqi

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La statua di sinistra, è stata scolpita da un’artista maya e ritrae il dio scimmia ragno, la potete vedere ancora oggi all’interno delle rovine di Copán. La statua a destra, raffigura invece un Dvarapala (sanscrito) un guardiano spesso raffigurato come un guerriero o gigante temibile che tiene in mano un’arma, la più comune è la mazza gadha. Le statue che raffigurano i Dvarapala sono un elemento architettonico diffuso in tutte le culture  induiste e buddiste. Questa statua in particolare, è collocata ai piedi del tempio di Besakih che si trova a Bali. Se confrontate questi due personaggi, vi accorgerete da subito che sono stati scolpiti praticamente nella stessa posizione, entrambi sono accovacciati, con il ginocchio destro appoggiato a terra e la gamba sinistra appena sollevata, entrambi hanno la parte superiore girata frontalmente rispetto al busto e le gambe sono più girate di 3/4. Tengono nella mano sinistra ciò che definirei un’arma, ma analizzandola più nel dettaglio gli oggetti, sembrerebbe di vedere in entrambi i casi una specie di torcia. La similitudine fra queste statue a mio parere è davvero impressionante, abbiamo a che fare con personaggi dal volto “demoniaco” messi nella stessa posizione, per me è una coincidenza davvero interessante! Ma non è finita qui, perchè sempre a Copán, ritroviamo altre statue con le stesse fattezze del dio scimmia ragno ritratto in questa statua, date un’occhiata al prossimo confronto.

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Ancora una volta, fra le rovine di Copán, in questa misteriosa città maya situata in Honduras, che sembra racchiudere fra le sue mura molteplici enigmi, troviamo altre statue in pietra scolpite nella stessa posizione dei Dvarapala induisti e buddisti. Link utili: Pinterest / Hinduism

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Ora, è arrivato il momento di analizzare uno degli indizi più interessanti e significativi che suggerirebbero un contatto da parte di popoli provenienti dall’Asia, e rispetto proprio a questo discorso, il dibattito fra i diversi ricercatori è aperto ormai da molti anni. Questa stele, si trova a Copán, dove i maya ne scoplirono di diverse, questa nello specifico è stata catalogata come Stele B. Vi invito ad analizzare attentamente la parte superiore di questa spettacolare scultura, su entrambi i lati, noterete delle teste di elefante, con tanto di lunghe proposcidi e zanne. A riprova del fatto che quelli raffigurati sono proprio degli elefanti, gli scultori maya, vollero inserire sulle teste di questi due animali dei guerrieri, questo dettaglio lo potete vedere meglio analizzando il disegno in alto a destra che riprende proprio le linee di questa scultura. Abbiamo quindi a che fare con degli elefanti che portano sulla propria testa dei guerrieri. Ma come è possibile che i maya riuscirono a raffigurare così nel dettaglio degli elefanti, quando gli elefanti in territorio americano non sono mai esistiti? Animali simili agli elefanti erano i mammut, che vivevano nel nord America, ma gli ultimi esemplari si sarebbero estinti intorno al 9.000 a.C., quindi se Copán, come ci insegna la storia ufficiale è stata edificata nel periodo Tardo Classico della civiltà maya,  200 – 400 d.C., mi risulta difficile credere che circa 9.000 anni dopo l’estinzione dei mammut, qualche artista maya volle raffigurare proprio questi animali. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che quelli rappresentati su questa stele, non sarebbero elefanti ma tapiri, ma onestamente, non immagino di certo dei tapiri che portano sulla propria testa dei guerrieri. Per quel che mi riguarda, non credo proprio che siano dei tapiri, sono sicuro al 100% che qui abbiamo a che fare con dei veri e propri elefanti, probabilmente provenienti dall’Asia, quest’ipotesi nasce dal fatto che nelle rovine di Copán, si riscontrano appunto moltissime analogie proprio con il mondo asiatico. Per me, questa è la prova che a Copán, qualcuno conosceva l’elefante. E’ la prova che, o qualche avventuriero maya abbia viaggiato oltreoceano e abbia visto con i propri occhi un elefante, oppure che qualche asiatico sia arrivato nel Mesoamerica con dei disegni di questo animale o che abbia addirittura portato con degli esemplari vivi. Link utili: Strangehistory / Elephants at Copan / Uncoveredhistory

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I sovrani scolpiti nelle diverse stele che potete vedere nelle rovine di Copán (prime due foto a sinistra), sono molto simili ad alcune sculture di divinità e di sovrani che ritroviamo spesso nella cultura induista, ma più in particolare in diverse opere riguardanti l’impero Majapahit, un antico regno sorto nel 1293 e scomparso nel 1520 nell’isola di Java, in Indonesia. Come la statue collocate a guardia del più grande complesso di templi indù situato a est dell’isola di Java, ovvero Candi Penataran, che in passato giocò un ruolo significativo nella cultura giavanese Majapahit (seconda foto da destra), oppure come la statua di Suhita, una regina che regnò sull’Impero Majapahit dal 1429 al 1447 (prima foto a destra). Sia le stele maya che quelle giavanesi, sono tutte finemente arricchite di particolari, alle proprie spalle sembrano avere una specie di “zaino” (passatemi il termine) che parte dalla testa e finisce ai piedi, anche lo stile del vestiario e degli accessori che indossano questi personaggi sono molto simili fra loro, ma il dettaglio che più attrae la mia attenzione sono le mani, sempre unite e protese verso il petto, tutte più o meno nella stessa posizione.  Link utili: Bocahbackpacker / Penataran / Majapahit / Suhita

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Sono davvero molte le similitudini che si possono riscontrare tra le opere realizzate dai maya ritrovate nel sito archeologico di Copán e quelle realizzate dalle culture sorte nel sud-est asiatico. Un altro particolare che analizzerei, forse meno significativo ma comunque interessante, sono questi piccoli teschi scolpiti in pietra. Girando per le rovine di Copán se ne possono vedere di diversi, così come nelle antiche rovine di Candi Penataran, tral’altro realizzati più o meno nello stesso stile scultoreo. Link utili: Candi Penataran

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Ora passiamo ad alcune simbologie che ritroviamo incredibilmente sia nel mondo asiatico che nel Mesoamerica. Questo disegno proviene dal manoscritto precolombiano noto come Codex Borgia, un manoscritto precolombiano proveniente dagli altopiani centrali del Messico, oggi custodito al British Museum di Londra. Il simbolo raffigurato sembrerebbe una svastica. Il termine italiano “svastica” origina direttamente dal sostantivo maschile sanscrito svastika, termine che indica in quella lingua, tra gli altri significati, il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti, è un simbolo religioso e propizio per le culture religiose originarie dell’India quali il Giainismo, il Buddhismo e l’Induismo, ma fu utilizzato da molte altre culture fin dal Neolitico, dopo il 10.000 a.C.. Durante il Primo dopoguerra, fu adottato dal Partito Nazionalsocialista dei lavoratori, ovvero il Partito nazista, come simbolo dello stesso, finendo per essere inserito nella bandiera ufficiale della Germania nazista. Ora torniamo al disegno ripreso dal manoscritto precolombiano, sembra effettivamente di vedere una svastica, se non siete convinti che rappresenti proprio questo simbolo, date un’occhiata ai seguenti manufatti. Link utili:Svastica / Famsi / Neolitico

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La foto a sinistra riprende un vaso precolombiano ritrovato in sud America in una piramide a Huaca Rajada, in Perù, ora è custodito al Rajada Site Museum, nella foto centrale potete vedere un vaso in ceramica Hohokam ritrovato in nord America, oggi custodito al Pueblo Grande Museum di Phoenix, in Arizona, l’ultima foto a destra riguarda un antico ciondolo in argento realizzato dagli indiano Navajo dell’Arizona. Quelle raffigurate sono decisamente delle svastiche, a mio parere questa è la prova che questo simbolo era conosciuto anche dalle culture precolombiane d’America, ma come e quando fu introdotto in questi territori? Credo sia molto più plausibile immaginare che quest’antico simbolo, sia stato portato nel Nuovo Mondo agli albori di queste civiltà, quindi in tempi molto più recenti rispetto all’11000 a.C., data che gli storici attribuiscono alle ultime migrazioni degli asiatici nel nord America. Link utili: Frontiers of anthropology / Vessel in the Huaca Rajada SitemMuseum / Pinterest

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Sia nella cultura maya che in quella azteca, spesso è presente l’immagine di un coniglio accovacciato all’interno di un cerchio semichiuso, diverse sono le leggende associate a quest’antico simbolo esoterico. La foto in alto a sinistra riprende una scultura azteca custodita al Museo di Antropologia di Città del Messico, il disegno in basso a sinistra proviene dalla pagina 55 del Codex Borgia, ma lo stesso “simbolo”, lo si ritrova praticamente uguale anche a destra in quest’antica pittura induista in cui si possono vedere due mistici e sciamani sadhu, seduti su un prato e con lo sguardo rivolto verso il cielo, in cui si vede il sole che sta per sparire dietro le montagne e la Luna, che appare come un cerchio semichiuso con al suo interno un coniglio. Strano ritrovare un simbolo così chiaro e preciso in due culture così distanti fra loro! Link utili: Sadhu / Mexicolore / Codice Borgia / Alamy

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Il simbolo del serpente/drago che si morde la coda e va a formare un cerchio,  è presente presso moltissime culture sparse per il mondo e lo si ritrova di frequente anche nelle culture del Mesoamerica, rappresentato in sculture, bassorilievi, disegni, gioielli ecc. ecc. Nei campi da gioco della Pelota, sport praticato dai maya, l’incisione realizzata sull’anello in pietra (dentro la quale si doveva riuscire a far entrare la palla per vincere la partita) spesso rappresenta proprio un serpente/drago che si morde la coda (foto a sinistra). A destra potete vedere un disco realizzato in Cina durante la dinastia Shang, 1600 – 1046 a.C., noterete che non solo abbiamo a che fare di nuovo con questo animale mitologico intento a mordersi la coda, lo stesso identico simbolo, ma anche lo stile con cui il disco cinese è stato inciso ricorda molto lo stile artistico che riscontriamo spesso nell’arte maya.  Link utili: Dinastia Shang

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L’incisione che potete vedere in queste foto, che ho scattato io personalmente all’interno del “Palazzo” di Palenque, è in tutto e per tutto un simbolo orientale, e ricorda decisamente un drago cinese. A farmi notare l’esistenza di questo simbolo fu Victor Damas, la guida storica all’interno del sito archeologico di Palenque di cui ho già parlato nella prima parte di questa serie di articoli (link). Lo stile di questo serpente/drago, non è per nulla maya, sembra proprio di vedere un’incisione orientale. Eppure, per coerenza, questo simbolo dovrebbe raffigurare Kukulkan, il “Dio Serpente Piumato” (l’unico nella cultura maya ad avere sembianze di serpente/drago), peccato che tutte le raffigurazioni maya di questa divinità, sono chiaramente differenti da questo piccolo simbolo di circa 50 centimetri che ritroviamo invece in un piccolo angolo di Palenque. Tra l’altro, per scattare queste fotografie, mi sono dovuto “incastrare” fra due pareti del “Palazzo” in uno spazio ristretto di circa un metro e mezzo. Come mai i maya scelsero una parete così nascosta per incidere questo “strano” simbolo? Perchè questa raffigurazione è diversa da tutte le raffigurazioni di Kukulkan? Se questo simbolo avesse rappresentato davvero il dio Kukulkan, una delle divinità più importanti del pantheon maya, gli artisti gli avrebbero dedicato uno spazio decisamente più grande, ma soprattutto più visibile, non lo avrebbero sicuramente inciso con quelle piccole dimensioni e collocato in una parete così nascosta. Sono dell’idea che quello raffigurato non è sicuramente il dio Kukulkan, anzi, credo fermamente che questo sia proprio un simbolo proveniente da qualche popolo asiatico. A voi le conclusioni. Link utili:Palenque / Palenque day trip

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Secondo la storia ufficiale, il mais, fu addomesticato per la prima volta dalle popolazioni indigene del Messico centrale intorno all’ottavo millennio a.C., quindi millenni dopo l’ultima migrazione da parte di popolazioni asiatiche in America. Si ritiene che fu domesticato nella valle di Tehuacàn, in Messico, e che gli olmechi e i maya ne coltivavano numerose varietà nella zona del Mesoamerica. A partire dal 2500 a.C. si ebbe la diffusione delle colture attraverso gran parte delle Americhe. L’intera regione sviluppò una rete commerciale basata sul surplus e la varietà delle colture di mais e dopo la scoperta delle Americhe gli esploratori e i commercianti europei lo introdussero in altri paesi e si diffuse fino in Cina intorno al 1540 – 50. Ma come è possibile che ritroviamo questo alimento scolpito in diverse statue induiste risalenti al 12° e 13° secolo d.C.? Ad sservarle attentamente, sembra proprio di vedere delle pannocchie di granturco, secondo me, questa è la prova che il mais, in qualche maniera, fu introdotto in Asia già secoli prima della scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo. Credo che la Storia sia in parte da riscrivere! Link utili: Dio del Mais / Bharatkalyan / Harekrsna / Carljohannessen

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Lo Yoga, è una pratica antichissima, la maggior parte degli studiosi concordano che le prime testimonianze risalgono al 5000 A.C. in India, in quanto sono state ritrovate raffigurazioni di alcune posizioni su monete, tavolette e sigilli appartenenti a quel periodo. Lo Yoga però, farà la sua comparsa nelle Upaniṣad vediche (un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita) del periodo medio, all’incirca fra il VI e il IV secolo a.e.v., per essere poi sistematizzato come disciplina e come filosofia in un periodo non ben individuato, fra il II sec. a.e.v. e il V secolo. Dunque, in base ai testi a nostra disposizione, si può concludere che lo Yoga si sia sviluppato o comunque imposto in un arco di tempo situato a cavallo degli inizi dell’era attuale. In realtà questa pratica, come suggerirebbero diverse statue olmeche, probabilmente era diffusa anche nel Mesoamerica. La posizione dei personaggi raffigurati in queste statue che prendiamo da esempio, soprattutto la postura delle loro gambe, sembra quasi la “posizione del loto” dello yoga. Link utili: Pinterest / Mexicolore / La VentaConferenza Enrico Baccarini – Lo Yoga

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Il primo disegno in alto a sinistra, è stato realizzato da Jean-Frédéric Waldeck, di lui ne abbiamo già parlato ampliamente nell’articolo precedente (link), qui l’artista riprende un bellissimo bassorilievo ritrovato all’interno di un piccolo tempio chiamato “Tempio del Giaguaro”, che si trova all’interno delle rovine maya di Palenque. Il pannello è stato ritrovato sulla parete posteriore della camera interna del piccolo tempio. Raffigurato in questo bassorilievo, possiamo vedere una figura maschile, probabilmente re Pakal, seduto su un trono a doppia testa di Giaguaro, posto su due zampe feline muscolose con tanto di artigli. La posizione elegante delle braccia e delle gambe della figura, evoca una sorta di danza, al suo fianco, sia a destra che a sinistra troviamo righe di geroglifici. Il primo artista europeo che si addentrò nella fitta giungla e disegnò proprio questo pannello fu Ignacio Armendáriz, il suo disegno è quello in basso a sinistra, noterete che a parte lo stile artistico, entrambi gli artisti hanno raffigurato la stessa identica scena, ed hanno inserito gli stessi elementi. Ora però, concentriamoci sulla posizione del sovrano ritratto nel bassorilievo maya, sembra di vedere una delle numerosi rappresentazioni di Shiva, ritratto seduto su una tigre oppure su una specie di “bauletto”, con una gamba sollevata e l’altra che tocca a terra con la punta delle dita, spesso è raffigurato con solo due braccia, mentre altre volte ne ha di diverse (foto in alto e in basso a destra). La posizione del corpo del sovrano maya è praticamente la stessa riproposta in queste opere che riguardano Shiva, anche gli elementi che ritroviamo in questa rappresentazione, sono in qualche modo gli stessi riproposti nelle opere induiste, infatti il sovrano di Palenque è seduto su quello che sembrerebbe un baule posto in mezzo a due teste di giaguaro. Detto questo, artisticamente parlando, lo stile di queste raffigurazioni è più o meno lo stesso, credo che non ci stupiremmo più di tanto se trovassimo il pannello maya fra le rovine di qualche tempio o palazzo induista. Link utili: Mexicolore / Media-Cache-Ak / Lotussculpture

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Un anno fa, ad aprile del 2015, il ricercatore e archeologo messicano Sergio Gómez, ha annunciato un’incredibile scoperta che riguarda il misterioso sito archeologico di Teotihuacan, vicino Città del Messico. Sono state rinvenute grandi quantità di mercurio liquido in una camera sepolta a 18 metri di profondità sotto la Piramide del Serpente Piumato, alla fine di un tunnel lungo 91 metri, secondo gli archeologi che hanno lavorato al sito, ciò potrebbe indicare la vicina presenza di un’importante tomba reale, forse del sovrano che governò su questa misteriosa ed antica civiltà messicana. Purtroppo, nessuno può realmente conoscere la reale funzione di questo metallo liquido,  ne si conosce il motivo per qui sia finito lì, ma un’interessante ipotesi avanzata da alcuni ricercatori, è che potesse simboleggiare, un lago, un mare o un fiume, forse la rappresentazione di una sorta di via di accesso privilegiata per l’Aldilà. Incredibilmente, questa “strana” particolarità, la si ritrova anche in Cina, nella tomba del primo imperatore Qin Shi Huang che morì il 10 settembre del 210 a.C.. Quet’ultimo fu infatti seppellito in profondità sotto una collina, circondato da un fossato sotterraneo pieno di mercurio tossico. Come è possibile che in luoghi così distanti fra loro due sovrani siano stati sepolti nella stessa tipologia di tomba? Link utili: Liutprand / Focus

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Sin dalla scuola elementare, ci è stato insegnato che prima di Cristoforo Colombo, le culture che vivevano in America non conoscevano la ruota. Forse, è vero che alcuni di questi popoli non la svilupparono, altri invece sì, ma sicuramente tutti la conoscevano, eccome! D’altronde, come potevano non conoscere la ruota, se poi realizzavano giocattoli con tanto di ruote? Osservate la foto in alto a sinistra, a parte la somiglianza con alcuni giocattoli appartenenti alla cultura Harappa, ritrovati nella Valle dell’Indo in Pakistan, (foto in alto e in basso a destra), io mi soffermerei proprio sulle ruote del primo manufatto, chi fece quest’opera, conosceva perfettamente la ruota e la realizzò con tanto di raggi. Questa è la prova che in parte la Storia è da riscrivere, troppi accademici hanno, forse di proposito, sorvolato su “discorsi” che invece meritavano decisamente più attenzione. Link utili: Pacal / Jalapa2 / Mushroomstone / Our Childrens Best Friend Toys / Pinterest

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Un altro discorso che meriterebbe un dovuto approfondimento, riguarda i lunghi viaggi per mare delle flotte cinesi di Zheng He, effettuati nei primi 3 decenni del 1400. Alcune mappe antiche suggeriscono che il grande navigatore cinese sia approdato nelle Americhe 60 – 70 anni prima di Cristoforo Colombo. Se volete saperne di più, vi consiglio di leggere un mio articolo che parla proprio di queste spedizioni, ecco il (link), buona lettura.

*Il discorso dei “Contatti fra le culture precolombiane dell’America e i popoli di tutto il mondo antico”, lo troverete esposto nei diversi articoli suddivisi per tema linkati qui di seguito. Buona lettura!

– 1/9: Introduzione

– 2/9: Barba, baffi e pizzetto nell’arte precolombiana del mesoamerica

– 3/9: Il contatto con i popoli negroidi

– 4/9: Antichi egizi nel Mesoamerica

– 6/9: I romani arrivarono in America?

– 7/9: Il contatto con i popoli della Mesopotamia

– 8/9: Gli antichi egizi hanno visitato il sud America?

– 9/9: Altri indizi/prove del contatto con stranieri

 

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