AVVISTAMENTI UFO NELL’ANTICHITA’ – ACCENNI DEGLI STORICI DELL’EPOCA

CATEGORIA: ANTICHI ASTRONAUTI

UFO NELL’ANTICHITÀ – ACCENNI DEGLI STORICI DELL’EPOCA

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Illustrazione grafica a cura di Misteri del Passato – “Carri celesti sul tempio di re Salomone”

Da diversi decenni ormai, molti scrittori, ricercatori e in generale, appassionati di Storia ed Ufologia, stanno cercando di portare alla luce antichi resoconti riguardanti dei visitatori alieni che in passato sembrerebbero aver visitato la Terra, e che siano entrati addirittura in contatto con l’uomo primitivo, probabilmente civilizzandolo e dandogli una spinta verso il “progresso”. Molti sono andati però oltre, considerando la specie umana, una sorta di “ogm” realizzata ad hoc in laboratorio migliaia e migliaia di anni fa da quelli che nei testi sumero e accadici ad esempio vengono chiamati Anunnaki, la Bibbia gli chiama Elohim,  Theoi nelle antiche mitologie greche, Deva nei poemi epici indiani ecc. Alcuni dei più importanti studiosi che hanno trattato questi argomenti sono stati: in Italia Peter Kolosimo, a livello internazionale Zecharia Sitchin, Erich von Däniken, e molti altri “alternativi”. Ad oggi, uno dei personaggi più attivi in Italia, che si sta occupando dei resoconti riportati nella Bibbia (e non solo) è l’ormai famoso Mauro Biglino, che dal 2010, ha cominciato a girare per tutta Italia, presentando in numerosissime conferenze, e nei suoi libri (best seller) quelli che sono i suoi studi e le sue considerazioni rispetto al testo biblico, dove effettivamente, se si legge attentamente in una chiave di lettura diversa da quella che ci è stata presentata fin da piccoli, dalle prime lezioni di catechismo a scuola, si possono riscontrare diverse vicende in cui i personaggi sembrerebbero aver a che fare con vere e proprie macchine volanti. Nella Bibbia, più e più volte vengono descritti gli spostamenti che Yahweh (“il Signore”) compiva nel cielo a bordo della sua “gloria”, o le numerose volte che tutto il popolo di Israele usciva fuori dalla propria tenda e lo vedeva arrivare fra le nuvole e poi scendere fino a terra attraverso una colonna di fumo. Proviamo a vedere cosa riporta la Bibbia, in Esodo 19 (16 – 18 – 19):

“Al terzo giorno, all’alba, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sopra il monte, e un suono fortissimo di tromba.”

Ora il monte Sinai fumava tutto, perché Iahvé era sceso su di esso nel fuoco, e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava fortemente. Il suono della tromba diventava sempre più grande: Mosè parlava, e Iahvé gli rispondeva con dei tuoni”.

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Illustrazione grafica a cura di Misteri del Passato – “Incontro tra Mosè e Yahweh sul monte Sinai”

I testi indiani invece ci parlano di macchine volanti chiamate “Vimana”, in una maniera quasi “morbosa”, nel senso che negli scritti di queste culture, ogni due o tre pagine ne possiamo trovare delle citazioni e addirittura delle descizioni ben dettagliate. Troverete infatti scritto come e da chi venivano pilotate queste macchine volanti, chi le costruiva, che tipo di addestramento si doveva superare per poter pilotare un Vimana, che tipo di armi potevano essere lanciate, gli effetti delle armi ecc. ecc.. Insomma, non vorrei ora soffermarmi troppo sui racconti legati a ciò che molti di noi oggi reputano (erroneamente) mitologia o leggenda, proprio perchè quando si parla di ufo nel passato, molti scettici preferiscono giustamente analizzare i resoconti di personaggi credibili (dal loro punto di vista), come ad esempio gli storici accademici. Invito comunque tutti a fare un po’ di ricerche come ho fatto io, sia sul discorso biblico seguendo le conferenze o leggendo i libri di Mauro Biglino, mentre per il discorso dell’antica India, vi suggerirei il giornalista, pubblicista e scrittore Enrico Baccarini, le conferenze e il suo libro “I Vimana e le Guerre degli Dei”, oppure il libro “Vimana gli Ufo dell’antichita” realizzato da Roberto Pinotti, a fine articolo riporto sia i loro siti che qualche link relativo alle loro interessanti conferenze.

Ora, se si parla delle vicende riportate in questi testi, la maggior parte delle persone tenderà a credere che siano solo ed esclusivamente racconti di fantasia, frutto della creatività degli scrittori dell’epoca, e finirebbe per considerarli al massimo come mitologia. In pratica, spesso si tende a reputare tutto ciò che esce fuori dall’ordinario come una cosa “impossibile”, “fantascientifica”. Ma se i racconti che sembrano riferirsi proprio ad avvistamenti e descrizioni di ufo, così come nella Bibbia o nei testi indiani, dovessero essere riportati anche dai più importanti e autorevoli storici dell’epoca, cosa ne penserebbero gli scettici? Così come Mauro Biglino (nei suoi libri e nelle sue conferenze), anche altri ricercatori e studiosi hanno fatto notare che nelle più importanti opere storiche, stilate da autori del calibro di Giuseppe Flavio, Tacito, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo, Tito Livio, Cicerone o Seneca, per inderderci quelli che vengono studiati nelle università, si trovano dei passi in cui vengono proprio descritte diverse macchine volanti, numerosi avvistamenti o addirittura grandi battaglie combattute nel cielo fra diversi velivoli, che in passato evidentemente tutti conoscevano e che chiamavano ad esempio “carri celesti”. Ad oggi, la branca dell’ufologia che si occupa di presunti contatti con oggetti volanti non identificati che sarebbero avvenuti nel passato viene chiamata clipeologia o paleoufologia. Al pari dell’ufologia, la clipeologia è ancora oggi considerata una pseudoscienza, e per il mondo accademico le sue affermazioni non hanno valore scientifico.

Ma iniziamo con alcuni racconti di Giuseppe Flavio, nato a Gerusalemme, 37 – 38 circa, morto a Roma il 100 circa, è stato uno scrittore, storico, politico e militare romano di origine ebraica. Fu colui che scrisse le famosissime “Guerre Giudaiche”, vediamo cosa troviamo nel – Libro VI – Capitolo 5 – 296 / 299, quando nel 70 d.C. circa, i romani occuparono Gerusalemme:

“Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede, e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono. Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”.

Come abbiamo appena visto, Giuseppe Flavio, ci parla di un vero e proprio avvistamento di ufo avvenuto nei cieli di Gerusalemme, e tanto di voci tutt’insieme che dicevano “da questo luogo noi ce ne andiamo”, non solo, perchè lo storico sottolinea il fatto che la “visione miracolosa” è stata osservata da diverse persone, e dice che se non ci fossero stati  tutti quei testimoni oculari, probabilmente la vicenda non sarebbe stata creduta. Sembra quasi di leggere un articolo contemporaneo di ufologia, dove vengono citati i resoconti dei diversi testimoni di un avvistamento, per renderlo giustamente più credibile. Ma attenzione, perchè la stessa vicenda, così come la raccontò Giuseppe Flavio, la ritroviamo anche nelle “Historiae” di Tacito.

Publio (o Gaio) Cornelio Tacito, è stato uno storico, oratore e senatore romano, nato nella Gallia Narbonense, 55 – 58 e morto a Roma (città antica) intorno al 117 – 120. È uno degli storici più importanti dell’antichità. Le sue opere maggiori, gli “Annales” e le “Historiae”, illustrano la storia dell’Impero romano del I secolo, dalla morte dell’imperatore Augusto, avvenuta nel 14, fino alla guerra giudaica dell’imperatore Tito (anno 70). Nelle “Historiae” – Libro V – Capitolo 13, sempre quando i romani arrivarono a Gerusalemme intorno al 70 d.C., lo storico riporta quanto segue:

“Furono visti eserciti combattersi in cielo, armi scintillare e il Tempio fu illuminato da lampi improvvisi. Le porte del santuario si spalancarono, a un tratto, si udì una voce sovrumana esclamare: “Gli dei se ne vanno!” e allo stesso tempo il movimento degli dei che si allontanavano”.

Incredibile, in questo caso, abbiamo due fra gli storici romani più importanti dell’epoca che ci parlano della medesima vicenda, utilizzando più o meno gli stessi termini e lo stesso linguaggio.

Ma non è finita qui, perchè anche Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis historia” riporta vicende che sembrano tratte direttamente da un racconto di fantascienza. Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, nato a Como il 23 e morto a Stabiae nel 79, è stato uno scrittore, ammiraglio e naturalista romano. Egli è per noi un vero cronista dell’epoca. E’ riconosciuto come il primo vulcanologo della storia, fu infatti colui che per primo osservò il fenomeno vulcanico del Vesuvio, morendo addirittura  fra le esalazioni sulfuree dell’eruzione che distrusse Stabiae, Ercolano e Pompei. L’unica sua opera che si sia conservata è la “Naturalis historia”, che per tutto il Rinascimento, e anche oltre, fu il testo di riferimento in materia di conoscenze scientifiche e tecniche. In quest’opera l’autore ha registrato tutto il sapere della sua epoca su argomenti molto diversi, come cosmologia, geografia, antropologia, zoologia, sostanze medicinali, metallurgia e mineralogia. Ora, vediamo alcuni estratti di testo che appaiono nella sua importantissima opera – Libro II – dal paragrafo 99:

“E per contro hanno visto molti soli contemporaneamente, né sopra lo stesso né sotto, ma di traverso, né vicino né contro la terra né di notte, ma o all’alba o al tramonto.
 
Una volta, riferiscono, furono avvistati a mezzogiorno sul Bosforo, e durarono da quell’ora del mattino fino al tramonto. Anche gli antichi videro spesso tre soli.
 
Nella nostra epoca si vide sotto il principato del Divino Claudio, durante il suo consolato con il collega Cornelio Orfito. Più di tre insieme non furono mai visti alla nostra epoca.

Anche tre lune apparvero. Riguardo a ciò che per lo più definirono soli notturni, una luce dal cielo fu vista di notte, e spesse altre volte, sì che la notte era illuminata come il giorno.

Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò il cielo al tramonto del sole.
 
Fu vista una scintilla cadere da una stella ed accrescersi mentre si avvicinava alla terra e, dopo essere diventata grande quanto la luna, illuminare come in un giorno nuvoloso, e poi, risalendo verso il cielo, diventare una torcia; questo prodigio, fu visto una sola volta. Lo vide il proconsole Silano insieme al suo seguito.”

Appare evidente a questo punto che, per gli storici romani dell’epoca, non era poi così strano parlare di macchine volanti, era un fenomeno che si conosceva, e che forse, era più evidente e frequente che ai nostri giorni. Oltre che parlare dei semplici avvistamenti, il cronista romano riportò la serie di fenomeni che si manifestavano alla presenza di quei velivoli. Ecco un estratto del testo che troviamo più avanti al – paragrafo 147 (sempre del Libro II):

“Per quanto riguarda il cielo inferiore, è registrato nei documenti che sia piovuto latte e sangue.
 
E spesse altre volte, come una pioggia di carne, e che di questa non imputridisse quella che gli uccelli non avevano portato via; inoltre una pioggia di ferro in Lucania l’anno prima (54 a. C.) che Crasso venisse ucciso dai Parti con tutti i soldati lucani che erano con lui, dei quali vi era un grande numero nell’esercito. La forma che piovve di quel ferro era simile alle spugne. Gli aruspici predissero ferite superiori.
 
Piovve lana vicino al castello di Conza, proprio dove l’anno dopo Tito Annio Milone fu ucciso. Durante il processo per la stessa causa è riportato nei documenti di quell’anno che piovvero mattoni cotti.

Tutto ciò, ammetto che sembra uscito fuori da un film di fantascienza di serie b, scherzi a parte, reputo davvero molto strane queste descrizioni di Plinio il Vecchio, ma fate attenzione alle prossime parole del naturalista romano, in cui ci parla di uno scontro avvenuto nei cieli fra le “armi celesti” provenienti da oriente contro quelle da occidente:

Strepito d’armi e suoni di tromba uditi dal cielo durante le guerre cimbriche (101 a. C.) ci è stato riferito, spesse volte sia prima che dopo. Inoltre nel terzo consolato di Mario (103 a. C.) dagli amerini e dai tudertini furono viste armi celesti che provenivano da oriente e da occidente e che tra di loro si scontravano, ed erano respinte quelle che erano giunte da occidente. Non c’è nessuna meraviglia nel vedere fiamme nello stesso cielo e spesso si sono viste nubi prese da un fuoco più grande. Un grande portento di terre nella campagna di Modena.
 
Infatti due monti si scontrarono tra di loro con un grandissimo frastuono, avanzando e retrocedendo, tra di loro fiamme e fumo salivano in cielo in pieno giorno; assisteva dalla via Emilia una grande moltitudine di cavalieri romani e di loro familiari e di viandanti. Per il loro scontro tutti i casolari furono rasi al suolo, e molti animali, che si trovavano dentro, restarono uccisi.”

Qualcuno potrebbe forse pensare che in passato, probabilmente alcuni tipi di fenomeni climatici ed atmosferici, sarebbero potuti essere scambiati o interpretati come dei “prodigi” o delle punizioni divine, ma leggendo tutte queste opere letterarie, ci si rende conto che, se gli autori avessero voluto descrivere degli eventi legati al clima oppure ad alcune catastrofi ambientali, non avrebbero di certo avuto nessun tipo di difficoltà nel farlo. In antichità, seppur gli uomini non avevano le tecnologie o il retaggio culturale della società moderna, sapevano perfettamente descrivere i terremoti, gli impatti meteoritici, gli tsunami, i cicloni, le eruzioni vulcaniche ecc., specialmente delle menti brillanti come quelle dei serissimi storici romani che riportano i resoconti che stiamo analizzando. Quindi, seppur “fantascientifici”, credo che i fenomeni descritti da Plinio il Vecchio, non erano legati sicuramente al clima, ma piuttosto a veri e propri avvistamenti di ufo. Un’altra curiosa descrizione che possiamo trovare all’interno della sua opera, riguarda degli strani “fulmini”, andiamo a vedere cosa scrive il cronista romano al – paragrafo 146:

“In Italia, fra Terracina ed il tempio di Feronia, cessarono di essere costruite torri in tempo di guerra civile,  nessuna di esse NON fu distrutta dal fulmine.”

In pratica Plinio il Vecchio ci dice che tutte le torri che fungevano da fortificazione militare, non furono più erette durante la guerra civile perchè ogni volta venivano distrutte da un misterioso “fulmine”. A questo punto viene chiaramente da chiedersi: cos’era quel fulmine che distruggeva esclusivamente e sistematicamente tutte le torri erette dai romani fra Terracina e il tempio di Feronia? Da dove proveniva quel misterioso fulmine? Potremmo ipotizzare che il “fulmine”, forse era il termine con cui i romani chiamavano un certo tipo di arma (o l’effetto di un’arma) che veniva lanciata da uno dei “carri celesti”. Chiaramente questa è solo una semplice interpretazione.

Ma non è finita qui, ancora un altro storico romano, ovvero Tito Livio, autore di una monumentale storia di Roma, sembra raccontare di strani avvistamenti di flotte aeree,
vediamo cosa scrive nella sua “Storia di Roma” – Libro XXI – capitolo 62:

“Una flotta fantasma fu vista brillare nel cielo”

Chissà cosa intendeva dire l’autore con il termine “flotta fantasma”?

Proseguiamo con una vicenda narrata da Diodoro Siculo, nato in Sicilia ad Agyrium (Agira), nel 90 a.C. circa e morto intorno al 27 a.C. (sempre ad Agyrium), è stato uno storico siceliota, autore della “Bibliotheca historica”. In questa importante opera l’autore al capitolo 16 (paragrafo 66) scrive che nell’Antica Grecia, il condottiero Timoleonte, avvistò una torcia volante durante un viaggio in mare tra la Grecia e la Sicilia, vediamo più nel dettaglio il testo:

“Durante l’intera nottata, egli fu guidato da una torcia che splendette nel cielo finchè la flotta non raggiunse la costa italiana”.

Di notte, dopo che egli entrò in mare aperto con vento favorevole, il cielo sembrò aprirsi improvvisamente sopra la sua nave versando molto fuoco, e da questo uscì una torcia somigliante a quelle trasportate dai “partecipanti ai misteri”, essa fece lo stesso corso delle navi e scomparse esattamente vicino alla costa italiana, dove le navi erano dirette”.

Insomma, molti autori dell’epoca (storici accademici) hanno riportato ciò che sembra proprio la descrizione di avvistamenti di macchine volanti non identificate, oltre quelli già citati, potete fare una ricerca da voi e troverete ancora molti autoreveli storici che parlano di apparizione nel cielo di torce, fiaccole o scudi ardenti e riferiscono anche di apparizioni di due soli o due lune. Ad esempio Giulio Ossequente, storico romano vissuto nel IV secolo, nella sua opera “Liber Prodigiorum”, scrive che in cielo furono vedute immagini di “navi”, mentre Seneca nelle “Naturales quaestiones” riferisce l’apparizione di “travi luminose”, Cicerone nel “De divinatione”, riporta un’apparizione del sole di notte.

Come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, i testi “religiosi” antichi come la Bibbia o i poemi indiani, riportano strane vicende e numerosi avvistamenti di ufo utilizzando proprio lo stesso linguaggio utilizzato anche dagli storici romani (o greci), come Giuseppe Flavio, Tacito, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo e molti altri. Quindi, non solo i libri che molti considerano delle “favole” ci parlano di ufo, ma anche alcuni fra gli storici accademici più importanti di sempre, riferiscono in modo molto chiaro ed esplicito le stesse cose.

Arriviando quindi alle conclusioni, possiamo tranquillamente dire che: nei racconti biblici, nei poemi indiani e in moltissimi altri testi “religiosi” presenti in tutto il mondo, si parla di macchine volanti non identificate, così come ne parlano i numerosi storici più importanti dell’epoca, che riportano addirittura la presenza di diverse fazioni di velivoli in guerra fra loro. Alcune scoperte archeologiche, come abbiamo visto ad esempio per il discorso di Sodoma, Gomorra e Mohenjo-Daro (link), suggeriscono che in passato siano state utilizzate delle armi di distruzione di massa, e ai nostri giorni, migliaia e migliaia di persone, fra cui la gente comune, gli ex militari, i piloti di aerei, politici ecc. ecc. ogni anno riferiscono di aver assistito ad avvistamenti di ufo. A questo punto, credo che anche il più scettico inizierebbe inevitabilmente a ricredersi.

Dopo tutta quest’analisi, come molti, anche io sono arrivato alla conclusione che in passato, esseri superiori (probabilmente extraterrestri, ma c’è chi crede che si sia trattato di una razza terrestre super evoluta presente sulla Terra già decine di migliaia di anni fa) che viaggiavano su macchine volanti, furono divinizzati dai nostri antenati ed interagirono con l’umanità.

Link utili:
Bibbia – Esodo 19 (16 – 18 – 19)
Giuseppe Flavio – “Guerra Giudaica”  Libro VI (capitolo 5 – paragrafi 296 / 299)

 

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