I MISTERI DI LEONARDO DA VINCI – LA SCOPERTA DI UN NUOVO MONDO

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Illustrazione a cura di Misteri del Passato

In queste ultime settimane, ho avuto modo di guardare le tre stagioni della serie televisiva Da Vinci’s Demons, che chiaramente già conoscevo, e tempo fa mi era anche capitato di vedere un paio di puntate, ma a dire il vero, allora non mi entusiasmò più di tanto, più che altro, e questa è una verità, mi sembrava una serie troppo “hollywoodiana”, troppo “gonfiata”, ma soprattutto poco coerente con la presunta “vera” storia che riguarda la mente più brillante del Rinascimento, ovvero Leonardo da Vinci. In realtà, una volta sorvolato sul suo stile registico, tipico di tutte le serie tv americane, la storia risulta davvero entusiasmante, ricca di colpi di scena, di personaggi misteriosi e soprattutto di intrighi e vicende che si discostano notevolmente dalla storia che ci è stata insegnata fin dalla scuola elementare. Infatti, (su questo mi spiace per chi non l’avesse ancora vista, ma dovrò fare una piccola “spoilerata”), ad un certo punto della serie, un giovane Leonardo, alla ricerca di un antico libro, insieme ad Amerigo Vespucci e ad altri amici, si recherà nelle Americhe anni prima di Cristoforo Colombo. Ma gli autori di questa serie tv, da dove hanno ripreso l’idea che Leonardo da Vinci esplorò l’America? Ma soprattutto, potrebbe essere plausibile che il talentuoso “artista” sia stato in qualche modo anche un esploratore, e che sia arrivato nel Nuovo Mondo prima della sua scoperta ufficiale del 1492? Non inserirò ulteriori dettagli per non rovinarvi la visione della serie, che è ricchissima anche di altre tematiche davvero interessanti, ma il discorso dell’esplorazione delle Americhe da parte di da Vinci, come potete immaginare, suscitò da subito il mio interesse, e una volta assimilata l’informazione, come non detto, cominciai ad approfondire la questione facendo diverse ricerche in merito, e scoprii subito che moltissimi ricercatori e storici si erano già occupati nel tempo di questo vero e proprio enigma, ma andiamo per gradi.

Leonardo nasce a Vinci (Firenze) nel 1452, in un periodo storico in cui proprio la città di Firenze ospitava numerosissime menti brillanti fra storici, artisti, architetti, esploratori ecc.. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista, progettista e inventore. Naturalmente è considerato uno dei più grandi geni dell’umanità, anche perchè arrivò alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. Senza dilungarmi troppo, anche perchè la vita di Leonardo, chi più chi meno, la conoscete tutti, vorrei invece approfondire più un aspetto che spesso viene sottovalutato e preso poco in considerazione, ovvero tutti i contatti che Leonardo da Vinci ebbe con gli altri intellettuali dell’epoca. Dopo aver analizzato a fondo la vita di questo “puro genio”, proviamo a porci delle semplici domande: il talento di Leonardo da Vinci è solo frutto del suo genio? E’ possibile che una sola persona possa essersi occupata di così tante “materie”, tra l’altro fra le più complesse, che necessitano anni e anni di studi approfonditi per comprenderle a dovere? E come fa un solo uomo a risultare praticamente il “migliore” in tutti i campi di cui si è occupato? Molte delle invenzioni e intuizioni di Leonardo da Vinci, potrebbero essere invece una riscoperta di conoscenze antiche assimilate grazie a qualche suo mentore?

Per rispondere a tutte queste domande, dovremmo chiaramente conoscere ed analizzare tutte le persone che ruotarono intorno alla figura di Leonardo, ma per “restringere il cerchio”, dobbiamo prima fare una semplice considerazione: già dalla gioventù il “grande genio” mostrava un notevole talento ed aveva molte conoscenze in diverse materie, questo dovrebbe farci presupporre che probabilmente, già da quando era piccolo entrò in contatto con qualcuno che lo istruì e che gli mostrò delle “verità” che lo spronarono poi per il resto della sua vita ad interessarsi e a studiare a fondo ogni genere di materia. Chi conosce bene la biografia di Leonardo, starà pensando che la figura di cui vi sto parlando sia proprio suo padre, ovvero Piero da Vinci, che lo aiutò già nella sua formazione artistica, presentandolo al maestro nonchè amico Andrea del Verrocchio, che in quegli anni aveva una delle botteghe più importanti di Firenze, nonché una vera e propria fucina di nuovi talenti. Qui, Leonardo come potete immaginare, entrò sicuramente in contatto con illustri artisti, persone importanti e veri intellettuali. Il padre, continuò ad aiutarlo anche negli anni che seguirono la sua formazione, recuperando commissioni e diversi clienti, che in alcuni casi, sarebbero stati senza ombra di dubbio delle persone influenti e ricche di conoscenze, che forse, avrebbero potuto e voluto condividere proprio con il grande genio. Insomma, il padre Piero, diede sicuramente una grossa spinta a Leonardo, lo incentivò ad approfondire gli studi e a conoscere numerose figure importanti dell’epoca. La lista delle persone che ebbero a che fare con Leonardo da Vinci è lunghissima, se poi dovessimo considerare tutta la sua vita, avremmo un’idea più precisa di come e dove Leonardo potè acquisire tutte le conoscenze che lo resero una delle menti più brillanti dell’umanità, in fondo, la sua vita fu costellata di personaggi incredibilmente intelligenti e preparati, ma se ci dovessimo concentrare sul periodo della sua gioventù, e andassimo alla ricerca di come e dove il piccolo genio possa aver assimilato dei “segreti”, forse la figura più interessante con cui ebbe a che fare, e che sicuramente dovremmo analizzare attentamente, è Poggio Bracciolini.

Come abiamo visto, in gioventù il piccolo Leonardo entrò in contatto con moltissimi intellettuali dell’epoca, ma il più importante fu sicuramente Poggio Bracciolini, ovvero colui che insieme a da Vinci, viene considerato l’uomo più importante del Rinascimento. Infatti, fu colui che per primo, dopo molti secoli, studiò e tradusse i testi antichi degli storici, naturalisti e cronisti latini, ed è ricordato per aver rimesso in circolazione, sottraendoli a secoli di oblio, diversi capolavori della letteratura latina, su tutti, il noto autore Quintiliano. Poggio fu un vero e proprio cacciatore di manoscritti antichi, e grazie agli incarichi ottenuti nella Curia romana (amministrazione della Santa Sede), Bracciolini ebbe l’opportunità di effettuare molte ricerche nelle biblioteche dei monasteri delle aree vicine a Costanza (San Gallo, Reichenau, Cluny), nelle quali riscoprì molte opere dell’antichità. In Germania si sapeva che le abbazie ed i conventi contenessero opere latine, ma nessuno fino ad allora le aveva trascritte né diffuse. Le opere che divennero note agli umanisti grazie a Poggio Bracciolini furono: il poema “Astronomicon” di Marco Manilio, molte orazioni di Cicerone, Quintiliano con il suo “Institutio oratoria”, alcune opere di Tertulliano, il “De Architectura” di Vitruvio, che ebbe poi una grande importanza per l’Architettura dal Rinascimento fino al XIX secolo, le “Silvae” di Papinio Stazio, i “Punica” di Silio Italico, quattro libri degli “Argonautica” di Valerio Flacco, il “De Medicina” di Cornelio Celso, e una copia del “De rerum natura” di Lucrezio.

Insomma, nel XV secolo, Poggio Bracciolini ebbe a che fare per primo con le antiche conoscenze che furono perdute durante i secoli, e soprattutto, durante il Medioevo, ebbe quindi modo di approfondire gli studi delle menti più brillanti  vissute più di 1000 anni prima di lui. Ciò suggerisce che un giovane Leonardo, a contatto con una figura importante come Poggio, ricca di moltissime conoscenze “perdute”, abbia compreso ed assimilato molto del suo sapere già dai primi anni di formazione. Dopo moltissimi secoli, Bracciolini fece delle scoperte sorprendenti, regole, concetti e incredibili conoscenze che erano totalmente sconosciute alle altri menti dell’epoca, e con ogni probabilità, le trasmise nel giro di pochi anni a Leonardo. Il futuro genio del Rinascimento, si ritrovò in poco tempo con un incredibile sapere, “un po’ come quando Neo del film Matrix, grazie ad uno spinotto infilato dietro al collo, impara nel giro di poco tempo ogni tipo di arte marziale ed assimila altri vari insegnamenti”. Detto questo, continuo chiaramente a reputare Leonardo come uno dei più grandi ed importanti geni dell’umanità, ma credo che molti dei suoi studi, dei suoi progetti e quindi delle sue incredibili intuizioni (che ebbe in ogni campo), siano state in parte delle riscoperte, mentre altre credo siano state proprio riprese da menti più antiche, e non solo. Infatti oltre che Poggio Bracciolini, come abbiamo visto, durante tutta la sua vita, Leonardo avrebbe avuto più di un’occasione per conoscere persone influenti.

Ora, provate ad immaginare cosa sarebbe accaduto se ad esempio un ricco duca del Rinascimento, fosse entrato in possesso di un antico e misterioso libro che però, per diversi motivi, ne lui, ne le altre menti brillanti e amici di fiducia, non sarebbero stati in grado di decifrare. Voi cosa avreste fatto a quel punto per riuscire a comprendere quell’opera? La mia risposta è semplice, mi rivolgerei subito al più grande genio in circolazione, e quella figura, in quel momento storico, sarebbe stata proprio Leonardo da Vinci, che per primo, avrebbe avuto la possibilità di capire ed assimilare i vari concetti e le nozioni da quel libro, e avrebbe avuto anche modo di nascondere a suo piacimento alcune delle conoscenze apprese da questo genere di opere misteriose. Analizzando la vita del grande genio, possiamo tranquillamente ipotizzare che forse, qualche “antica organizzazione” avrebbe potuto scegliere proprio lui per ottenere e custodire il grande sapere dell’umanità.

Tutte queste considerazioni, servivano solo per cercare di comprendere dove e come Leonardo da Vinci avrebbe potuto assimilare il suo grande sapere, e siccome erano già (come abbiamo visto in quest’articolo- link) almeno 200 anni che il Vaticano mandava in Cina gente come Marco Polo, e prima di lui suo padre e suo zio, oppure il missionario Matteo Ricci, per ottenere più informazioni possibili riguardo le tecnologie belliche cinesi, e per mappare probabilmente le nuove terre esplorate ad est oltre l’Oceano Pacifico (ovvero la costa occidentale dell’America del nord), queste conoscenze naturalmente sarebbero state riportate in Italia una volta completate le missioni. Non solo, come abbiamo inoltre visto in quest’articolo (link), molti storici romani parlarono di una terra lontana situata nell’Oceano Atlantico, e in America effettivamente, si trovano tracce di molti imperi, compreso quello Romano. Forse, anche in questo caso, in qualche modo da Vinci ebbe l’opportunità di apprendere importanti informazioni note solo ad una cerchia ristretta di persone, e forse, venne a sapere dell’esistenza di un grande continente oltreoceano. Ma potrebbe lo stesso Leonardo essere stato incaricato da qualcuno, di intraprendere un’esplorazione delle Americhe prima di Colombo? Se la risposta è sì, dove potremmo trovare degli indizi?

Durante la mia ricerca, mi sono imbattuto in una conferenza di Riccardo Magnani (in fondo all’articolo troverete i link dei suoi video), autore della trilogia di libri dal titolo “La missione segreta di Leonardo Da Vinci”. Nella presentazione del suo primo volume l’autore scrive:

“Essere depositario della Saggezza eterna e impegnarsi a preservarla da chi, temendola, da sempre cerca di cancellarla dalla faccia della Terra: ecco il compito occulto di Leonardo da Vinci, forse il più importante della sua già straordinaria vita. Fu così che, giovanissimo, fu chiamato a compiere un Viaggio per preservare quelle antiche e profonde verità sulla Vita, su Dio e sull’Uomo che furono portate in Occidente in quegli anni di fermento per non essere perdute.
Leonardo compì l’impresa riuscendo a nasconderle in un luogo sicuro e a trasmetterle attraverso le sue Opere a chi avesse avuto le chiavi per interpretarle.”

Riccardo Magnani, come avrete capito, si occupa dell’aspetto più occulto della vita di Leonardo da Vinci, e con le sua opera, propone una teoria completamente rivoluzionaria, che se dovesse essere corretta, riscriverebbe sicuramente una delle parti più importanti della Storia. Nelle sue conferenze, fornisce elementi ed indizi interessanti che vanno a descrivere un quadro storico ben diverso da quello che ci è stato insegnato. Inoltre, l’autore riporta diverse opere pittoriche di artisti dell’epoca e dello stesso Leonardo, che in qualche modo risultano essere legate fra loro, vuoi per gli stessi personaggi ritratti, che facevano parte dello stesso “circolo di persone”, o per i paesaggi, che sembrerebbero indicare lo stesso luogo, che lette in una certa chiave simbolica, suggerirebbero non solo che ci sia stata una probabile esplorazione dell’America prima di Colombo, ma che Leonardo da Vinci, era anche a conoscenza di alcune “verità”, che per il resto della vita cercò di nascondere e preservare da chi, forse ne avrebbe fatto un uso sbagliato. Non a caso infatti, molti degli studi e lavori di Leonardo, come tutti sappiamo, erano scritti e realizzati in codice. D’altronde, anche gli studi di Einstein sono stati utilizzati in seguito per la realizzazione dei primi ordigni atomici, se fossi stato uno scienziato consapevole dai rischi che avrebbero causato i miei progetti nelle mani sbagliate, anche io probabilmente li avrei tenuti nascosti come forse fece Leonardo.

Come abbiamo assodato, il grande genio avrebbe avuto numerose possibilità di apprendere segreti un po’ ovunque, e da molte persone, e per quanto riguarda il discorso della probabile esplorazione del Nuovo Mondo, Riccardo Magnani nei suoi lavori presenta diverse opere pittoriche dell’epoca, chiaramente anacronistiche, come ad esempio un dipinto del 1452 di Piero della Francesca (40 anni prima del viaggio di Colombo), che secondo l’autore, sembrerebbe ritrarre sullo sfondo, alle spalle di Sigismondo Pandolfo Malatesta, gran parte dell’America del nord, con tanto di Florida (forse un po’ sproporzionata), la costa nord atlantica, che rispecchia la moderna area di New York, e la zona dei Grandi Laghi americani del Canada, che sbuca fuori da un festone decorativo posto nella parte superiore del dipinto. Qui di seguito potete vedere l’opera in questione.

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Riccardo Magnani, si spinge oltre, e fa notare che le tre caravelle utilizzate da Cristoforo Colombo per il viaggio verso le Americhe, portavano come nome, i soprannomi delle tre sorelle di Lorenzo De Medici, detto il “Magnifico”, ovvero colui che per anni finanziò proprio Da Vinci per progettare armi belliche per la difesa della città di Firenze. Infatti le tre sorelle di Lorenzo erano proprio soprannominane Nina, Pinta, e Santa. Ma come è possibile che Colombo chiamò le sue navi con i soprannomi delle sorelle del signore di Firenze? Secondo l’autore, Colombo non avrebbe avuto nessun motivo per utilizzare i  soprannomi delle sorelle del Magnifico, che in quel momento storico inoltre era a capo di una città indipendente dal Vaticano, e se Colombo esplorò il Nuovo Mondo per conto della Chiesa, che bisogno c’era di dare a quelle navi proprio dei nomi dei “nemici” della Santa Sede.

Un altro indizio decisamente interessante, lo si ritrova sulla tomba di Innocenzo VIII, ovvero colui che fu papa dal 1484 fino alla morte avvenuta nel 1492, che riporta la scritta “Durante il mio regno la scoperta di un Nuovo Mondo”. Il problema è che Innocenzo VIII morì il 25 Luglio del 1492, quindi solo sette giorni prima della partenza di Cristoforo Colombo da Palos de la Frontera. Alcuni ricercatori, tra cui il giornalista Ruggero Marino, ipotizzano che quella scritta, starebbe ad indicare che forse Innocenzo VIII, abbia esercitato il ruolo di protettore dell’esploratore genovese. Ma io credo invece che questa possa essere la prova, che proprio durante il suo ruolo di papa, in un periodo che va dal 1484 al 1492, qualcuno sia arrivato in America prima di Colombo. Anche perchè, come ci è stato sempre insegnato, la missione di Cristoforo Colombo, non era raggiungere le americhe, il “Nuovo Mondo”, ma arrivare nelle Indie, un’area geografica che si conosceva già all’epoca. Cosa ci fa allora quella scritta sulla tomba di Innocenzo VIII, che è morto nel 1492, una settimana prima della partenza di Colombo?

Così come Magnani, anche molti altri ricercatori, credono che la scoperta ufficiale dell’America nel 1492, in realtà non sia mai avvenuta, e che la vera scoperta (di quell’epoca) sia stata fatta invece dai fiorentini qualche anno prima, finanziati dai Medici, e proprio durante la carica di papa Innocenzo VIII. Ma in qualche modo, ai fiorentini venne sottratto il merito della scoperta, che gli fu “rubata” ed assegnata successivamente a Cristoforo Colombo, che per la storia ufficiale, partì da Palos, guarda caso proprio una settimana dopo la morte di Innocenzo VIII. Dal momento che Colombo, sempre per la storia ufficiale, compì l’impresa sostenuto dai sovrani spagnoli Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, quella parte di mondo divenne chiaramente terra spagnola, almeno secondo la volontà di Colombo stesso che ne prese possesso, senza nessuna consultazione con gli abitanti, a nome dei reali di Spagna.

Stranamente, appena Innocenzo VIII morì, divenne papa il famoso spagnolo Alessandro VI, conosciuto anche come Rodrigo Borgia, ovvero uno dei papi rinascimentali più controversi, anche per aver riconosciuto la paternità di vari figli illegittimi, fra cui i famosi Cesare e Lucrezia Borgia, tanto che il suo cognome valenziano, italianizzato in “Borgia”, è diventato sinonimo di libertinismo e nepotismo, che sono tradizionalmente considerati come le caratteristiche del suo pontificato. La potente famiglia Borgia, fu una delle più influenti dell’epoca, e i suoi membri, con i loro intrighi, dominarono la scena italiana a cavallo tra il XV e il XVI secolo, grazie anche allo sfrenato nepotismo prima di Papa Callisto III e poi suo nipote papa Alessandro VI, che cercò di favorire con ogni mezzo i figli e i parenti. Detto questo, possiamo ipotizzare che una potente e corrotta famiglia come quella dei Borgia, con Alessandro VI come papa, abbia potuto tranquillamente frodare la vera storia della scoperta dell’America da parte dei fiorentini, attribuendola poi agli spagnoli, che tra l’altro, avrebbero poi avuto il predominio sui nuovi territori scoperti. Era una bella motivazione per prendersi il merito della scoperta, no? Se la storia fosse andata davvero così, significherebbe che la città di Firenze, con i Medici, forse per la volontà nel dichiararsi città indipendente dal Vaticano, subì inevitabilmente forti pressioni e torti da parte della stessa Chiesa e dagli altri regni.

Riccardo Magnani, non solo sostiene che sia proprio accaduto tutto questo, ma crede addirittura che Cristoforo Colombo non sia mai esistito, di questo incredibile retroscena se ne sono occupati nel tempo anche altri ricercatori, e come abbiamo visto, gli spagnoli avrebbero avuto diverse motivazioni, e soprattutto importanti interessi per accaparrarsi il merito della scoperta dell’America, e sostituendo i veri esploratori con la figura (inventata) di Colombo, che avrebbe appunto operato proprio per conto loro, la Spagna avrebbe ottenuto anche il potere su gran parte del Nuovo Mondo. Chi rubò la scoperta dell’America ai fiorentini, si assicurò però di riprendere qualche dettaglio relativo alla sua vera scoperta, e delle informazioni riguardanti le persone che in qualche modo c’entrarono con essa, ovvero le sorelle di Lorenzo De Medici, Nina, Pinta e Santa, membre della famiglia che probabilmente finanziò la vera spedizione, avvenuta anni prima rispetto al 1492.

Sempre durante la mia ricerca, ho trovato anche un libro realizzato dall’ormai scomparso ricercatore e storico genovese Vittorio Giunciuglio, dal titolo “Un ebreo chiamato Cristoforo Colombo”, che vi consiglio vivamente di leggere. Ecco alcune righe che ritroviamo nell’introduzione della sua interessante opera:

“L’America non fu scoperta per Isabella, ma per il Papa ebreo genovese Innocenzo VIII. Pertanto il Papa fu avvelenato dal Cardinale Borgia. La “Casa di Colombo” genovese fu inventata dalla massoneria nel 1812″.

Come avrete capito, anche Giunciuglio era convinto che la scoperta dell’America sia avvenuta sotto il regno di Papa Innocenzo VIII, e che quest’ultimo, fu addirittura avvelenato proprio da un membro della potente famiglia spagnola dei Borgia. Non solo, in quest’opera l’autore si è occupato anche degli aspetti politici di quel periodo storico, ed anche di strani legami con la massoneria, che in qualche modo, contribuì a mettere in circolo la bufala della scoperta dell’America da parte di Colombo e quindi della Spagna.

Non fornirò ulteriori indizi, anche perchè a fine articolo inserirò i vari link relativi alle pagine web degli autori, conferenze ecc., che vi invito a leggere ed approfondire. Chiaramente, vi consiglio di guardare anche la serie tv Da Vinci’s Demons, che a mio parere, non è solo ricca di vicende coinvolgenti, ma anche di informazioni e spunti interessanti, che sono sicuro vi possano poi portare come me, a fare ricerche in merito. Anche se sotto alcuni aspetti non concordo con Riccardo Magnani, o meglio, ho alcune difficoltà ad interpretare e comprendere come fa lui, le opere pittoriche degli artisti dell’epoca, che presenta nelle sue opere e conferenze, e la sua chiave di lettura in alcuni casi non mi convince del tutto, credo comunque che con il suo lavoro, sveli dei retroscena del tutto inaspettati sulla vita di Leonardo, così come Vittorio Giunciuglio fece con la figura del presunto esploratore genovese, con il suo “Un ebreo chiamato Cristoforo Colombo”.

Link utili:

Leonardo da Vinci

Piero da Vinci

Poggio Bracciolini

Andrea del Verrocchio

Lorenzo de Medici

Piero della Francesca

Papa Innocenzo VIII

Papa Alessandro VI

Borgia

Papa Innocenzo VIII

Colonizzazione europea delle Americhe

Cristoforo Colombo

Altrogiornale – Riccardo Magnani

Conferenza 1 – Riccardo Magnani

Conferenza 2 – Riccardo Magnani

Nwo – Vittorio Giunciuglio “Un ebreo chiamato Cristoforo Colombo”

 

 

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