I SHARDANA E I POPOLI DEL MARE – 2/3

CATEGORIA: MISTERI ITALIANI / LA LEGGENDA DI ATLANTIDE / MISTERI NORDICI / LIBRI CONSIGLIATI

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Illustrazione a cura di Misteri del Passato

I SHARDANA E IL COMMERCIO

I Shardana, come abbiamo già anticipato nel precedente articolo, facevano parte di una coalizione di popoli marinari, ma con ogni probabilità, quello sardo fu il popolo più temuto durante le battaglie e le incursioni, e sicuramente, ebbe un ruolo primario nella stessa confederazione di Popoli del Mare. Non solo, i Shardana furono anche dei grandi costruttori, a testimonianza di ciò, in Sardegna troviamo migliaia e migliaia di nuraghi (7000 / 8000) ed altre strutture architettoniche, ma la cosa più incredibile, è questo antico popolo “dimenticato”, di cui ancora oggi conosciamo ben poco, ebbe per diversi secoli il monopolio del commercio del bronzo e del pesce in tutto il Mediterraneo.

In Sardegna, è risapunto che abbondavano le miniere di rame, che come sappiamo, insieme allo stagno da vita al bronzo, ma lo stagno era assente in Sardegna, e all’epoca scarseggiava in tutta Europa. Dalle fonti ufficiali sappiamo infatti che questa lega veniva estratta perlopiù in Cornovaglia, e già a partire dal 1600 a.C., la parte occidentale della Britannia si trovò all’interno di un’importante corrente commerciale di esportazione dello stagno in Europa, ma dopo secoli di abbondanti estrazioni, come è facile immaginare, anche in quest’area lo stagno sarebbe diminuito notevolmente, costringendo gli antichi “minatori” a cercare altrove altre miniere da cui estrarre la preziosa lega. Al tempo si conoscevano altre miniere di stagno, ma erano decisamente troppo lontane, si parla di Cina, o Nigeria, ma a circa 800 chilometri nell’entroterra, e ciò voleva dire addentrarsi a piedi per lunghe distanze nella giungla, alla mercè delle tribù locali, un’impresa molto impegnativa per un popolo dedito alla navigazione. Con ogni probabilità, i Shardana, scelsero di circumnavigare l’Africa, attraversando l’oceano Atlantico e scendendo verso sud affiancando le coste del continente africano, arrivando fino alla foce dei fiumi Zambesi e Limpopo, che li avrebbero infine condotti alle miniere del “Grande Zimbabwe”, che si sapeva essere ricche di minerali. L’estrazione dello stagno avrebbe richiesto sicuramente diversi anni, e per difendersi dalle tribù sorte in quell’area geografica, i Shardana avrebbero costruito alcune fortificazioni in pietra con tanto di alte torri, simili agli antichi nuraghi sardi. Io stesso concordo con l’ipotesi che vuole i Shardana come i costruttori del Grande Zimbabwe, prima di interessarmi a questo popolo marinaro, avevo già notato di mio, come quest’imponente struttura “africana” somigliasse molto agli edifici degli antichi sardi, e leggendo le opere di Melis, capii che la mia teoria era condivisa anche da altri ricercatori. Il problema è che, anche se la collocazione storica esatta delle rovine non è certa, in genere gli archeologi ritengono che la maggior parte degli edifici del Grande Zimbabwe siano stati costruiti in due fasi: fra il X e l’XI secolo (d.C.) la prima, e fra il XIII ed il XV secolo la seconda, mentre il radiocarbonio data alcuni reperti in legno a partire dal VII secolo, e i reperti in ceramica, che provano il commercio con l’Oriente, sono databili fra l’VIII e il XV secolo. Naturalmente non possiamo non prendere in considerazione le datazioni fornite dagli archeologi, o i risultati dei test al radiocarbonio, ma è anche vero che il periodo storico individuato non riguarda tutte le strutture del Grande Zimbabwe, ma la “maggior parte”, questo significa che alcune di queste strutture, le più antiche, potrebbero essere state edificate in tempi molto più remoti, e solo successivamente (millenni più tardi) sarebbero state ampliate notevolmente, prendendo proprio come riferimento per la loro costruzione, la stessa architettura e stile delle strutture più antiche. Qui di seguito due foto del Grande Zimbabwe.

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Immagini prese da: pinterest

Secondo Aristotele, i Sardi commerciavano in tutto il mondo un tipo di pesce salato che da essi prendeva il nome…stiamo parlando della sardina. A quanto pare, questo pesce fu quindi messo in commercio un po’ ovunque dai Shardana fin dall’antichità, e a testimonianza di ciò, sappiamo in effetti che il nome internazionale che si dà a questo tipo di pesce ancora oggi è sardina: sardina in spagnalo, sardin in tedesco, sardine in inglese, sardine in francese, sardiner in svedese, shardinah in arabo, sarda in greco, sardin in basco ecc. ecc..

LE FONTI STORICHE EGIZIE

Per quanto riguarda le fonti storiche relative esclusivamente al popolo dei Shardana, sappiamo che essi furono menzionati diverse volte, soprattutto dagli antichi egizi. Troviamo infatti citazioni riferite ai Shardana nelle lettere di Amarna, ovvero quelle tavolette (circa 300) in argilla ricoperte da scrittura cuneiforme databili al 1350 a.C. circa ritrovate appunto ad Amarna, la capitale del faraone eretico Akhenaton, padre dello stesso Tutankhamon. In questo periodo gli antichi sardi appaiono già come dei pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali.

Nel 1278 a.C., il più grande di tutti i faraoni dell’antico Egitto, ovvero Ramses II, sconfisse i Shardana che avevano tentato di saccheggiare le coste egiziane assieme ai Lukka (Lici) e ai Shekelesh (Siculi o Sicani), che facevano anch’essi parte della coalizione dei Popoli del Mare, in uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo, e più precisamente nei pressi del Delta Egiziano. Lo stesso Ramses II, che aveva sempre mostrato dell’interesse ma anche timore nei confronti di questo popolo spietato di guerrieri/marinai, successivamente gli arruolò nella sua guardia personale. Un’iscrizione incisa in una stele ritrovata a Tanis e riconducibile a Ramses II, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:

“I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli”.

I Shardana, sono poi citati nell’iscrizione di Qadesh, dove è riportato che 520 soldati Shardana fecero parte della guardia personale del faraone prendendo parte alla famosa battaglia di Qadesh, fra Egizi ed Ittiti, l’epico scontro in cui venne impiegato il maggior numero di carri da combattimento trainati da cavalli, 5000 o addirittura 6000 carri. I Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, tanto di scudo tondo e le spade che ritroviamo spesso in dotazione sono del tipo Naue II (tipo di spada europea preistorica apparsa nel XIII secolo a.C. e descritta per la prima volta da Julius Naue, da cui essa prende il nome). Nella stessa epica battaglia, troviamo un altro contingente di guerrieri Shardana schierato tra le fila degli Ittiti. Sappiamo infatti che spesso, i soldati dello stesso Popolo del Mare, come in questo caso i Shardana, combattevano fra loro in brutali scontri e si schieravano su fronti contrapposti in guerra. Qui di seguito potete vedere i guerrieri Shardana rappresentati nei bassorilievi del periodo di Ramses II, e riguardano proprio l’epica battaglia di Qadesh.

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Immagini prese da: ironlithiumasorblog – realhistoryww

Anni dopo, una seconda ondata di “Popoli del Mare”, e tra essi anche i Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III venne impegnato in un’importante battaglia con gli stessi il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. I Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell’esercito del faraone:

“I Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno”.

Da ciò che sembra di intuire, una volta catturati, a tutti questi spietati guerrieri furono date razioni di cibo e abiti, e con ogni probabilità, divennero i mercenari dello stesso Ramsess III. Ecco qui di seguito due guerrieri Shardana intenti a duellare fra loro, rappresentati in un bassorilievo egizio nel tempio di Medinet Habu a Tebe, del periodo di Ramses III.

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Immagine presa da: helleland

Un’altra opera egizia redatta intorno al 1100 a.C., l’onomastico di Amenemope, documenta la presenza dei Shardana nella Palestina. Dopo la sconfitta subita dal faraone Ramses III, infatti, questi ultimi, insieme ad altri Popoli del Mare, sarebbero stati autorizzati a stanziarsi in tale territorio, comunque sottoposto al dominio egiziano. In particolare, il territorio occupato dai Shardana sarebbe sostanzialmente quello indicato dalla Bibbia come appartenente alla tribù israelitica di Zabulon, dove compare anche un centro abitato denominato Sarid (Giosuè, 10 e 12); secondo un’altra interpretazione, i loro domini nell’area erano invece ben più ampi.

La presenza dei Shardana in Medio e Alto Egitto in varie colonie è attestata in alcune fonti papiracee del regno di Ramses V e di Ramses XI. È ipotizzabile che alla fine dell’età ramesside i Shardana si siano gradualmente amalgamati alla popolazione egizia con conseguente perdita del loro status di mercenari alla fine dell’età libica.

I SHARDANA, POSSIBILI ATLANTIDEI?

Intorno al 1200-1100 a.C., ci fu l’ultima invasione nell’area del Mediterraneo orientale da parte dei Popoli del Mare, e ripassando la Storia, scopriamo che in quella precisa occasione perirono diversi imperi millenari e si salvarono esclusivamente gli Ateniesi. Appena lessi questo dato, pensai subito ad un particolare davvero interessante fornito da Platone quando ci parla della leggendaria Atlantide, un dettaglio che io stesso ripresi tempo fa in uno dei primi articoli del blog dedicato appunto ad Atlantide (link), e anche lo stesso Leonardo Melis nel suo “Shardana – I Popoli del Mare” cita il medesimo dettaglio: Platone apprese da Solone (che a sua volta apprese in Egitto) che ad un certo punto, gli “Atlantidei” si mossero in battaglia contro Atene, ma quest’ultima gli respinse. Non è che in quel momento Platone fa un riferimento proprio alle invasioni dei Popoli del Mare sul finire del II millennio a.C., in cui ci pare di capire che gli Ateniesi ne siano usciti vittoriosi? Naturalmente non possiamo averne la certezza, ma sicuramente, abbiamo a disposizione un dato davvero interessante che vale la pena prendere in considerazione!

LA COALIZIONE DEI POPOLI DEL MARE

Come abbiamo già detto, facevano parte dei Popoli del Mare diverse civiltà, tra quelle individuate dai vari studiosi e ricercatori, compreso lo stesso Leonardo Melis troviamo:

  • Shardana / (Shrdn, Shardin, Sher-Dan): I Shardana sono citati per la prima volta dalle fonti egizie nelle lettere di Amarna (1350 a.C. circa) durante il regno di Akhenaton. Compaiono poi durante il regno di Ramses II, Merenptah e Ramses III con i quali ingaggiarono numerose battaglie navali. 520 Shardana fecero parte della guardia reale del faraone Ramses II durante la battaglia di Qadeš e, sempre in qualità di mercenari, furono stanziati in colonie in Medio e Alto Egitto fino alla fine dell’età ramesside come testimoniato da vari documenti amministrativi databili al regno di Ramses V e di Ramses XI.
  • Teresh o Tursha: Popolo di stirpe probabilmente non indoeuropea oppure egeo-ellenica, stanziato nella parte settentrionale dell’Anatolia, viene collegato da alcuni studiosi ai Tirsenoi o “Tirreni”, ossia agli antenati degli Etruschi. Questa identificazione sembra avvalorare il racconto di Erodoto circa l’origine anatolica di questo popolo, ma soprattutto la mitica parentela degli Etruschi con i Troiani cantata da Virgilio nell’Eneide. Rapporti dei Tirreni o Etruschi col mondo Mediterraneo orientale dell’isola di Lemno (che si trova a poche miglia dinanzi a Troia) sembrerebbero esistere in seguito al ritrovamento della cosiddetta Stele di Lemno, un’iscrizione rinvenuta nel 1885, in cui è attestata la lingua lemnia, un dialetto simile all’etrusco. Tale stele è comunque al vaglio degli studiosi in quanto sembrerebbe ascrivibile al VI secolo a.C.. Tuttavia dei Tirreno-Etruschi, nei testi d’epoca Miceneo-Ittita e nei poemi classici Odissea e Iliade, non si trova traccia. In alternativa, alcuni studiosi mettono in relazione il loro nome con l’ebraico Taršiš e con l’iberico Tartessos.
  • Shakalasa / (Shekelesh): Sono stati associati ai Siculi, popolazione indoeuropea che si stanziò nella tarda età del bronzo in Sicilia orientale scacciando verso occidente i Sicani. Un’origine egeo-anatolica è comunque più probabile.
  • Tjeker / (Teucri): Menzionati anche dai documenti ittiti, sembrano costituire insieme ai Peleset un gruppo omogeneo, distinti solo in quanto dediti alle attività marinare. Sono stati anche messi in relazione con i Teucri.
  • Akwasha / (Ekwesh, Akaiasa): Forse identificabili con gli Ahhiyawa degli archivi ittiti di Ḫattuša e Ugarit, ossia probabilmente gli “Achei”, micenei di stirpe greca, che dovevano essersi già stabiliti sulla costa occidentale dell’Anatolia: la Millawanda dei testi ittiti potrebbe essere identificata con Mileto, mentre Wiluša indicherebbe forse Ilio, Troia. Un ostacolo a questa identificazione tra Eqweš e Ahhiyawa, o Achei, consiste tuttavia nel fatto che i primi sembra praticassero la circoncisione, e che quest’uso è piuttosto insolito tra le popolazioni indoeuropee, di cui gli Achei fanno parte.
  • Likku: Dovevano occupare la costa meridionale dell’Anatolia e l’isola di Cipro ed erano considerati nei documenti ittiti un vero e proprio stato con dominio sul mare. Successivamente si stanziarono forse nella regione anatolica della Licia, e forse, si tratterebbe dei Lici, quindi una popolazione greco-indoeuropea. Il nome di tale popolazione viene fatto derivare dalla radice indoeuropea *leuk- *luk (“luce”).
  • Pheleset / (Filistei, Pulutasi): Sono identificabili con la popolazione dei Filistei, documentata anche nella Bibbia, secondo cui provenivano da Kaftor, forse identificabile con Creta. I Filistei si insediarono sul finire dell’età del bronzo in Palestina dove costituirono varie città-stato; i ritrovamenti archeologici farebbero ipotizzare un’origine egea di questa popolazione, probabilmente micenea. Alcune recenti scoperte hanno permesso di stabilire una loro presenza in Sardegna in concomitanza (o in un periodo antecedente) ai Fenici. Probabilmente erano anche i mitici Pelasgi, ovvero quelle popolazioni preelleniche della Grecia, ma anche coloro a cui vengono attribuite alcune costruzioni composte da varie mura ciclopiche poligonali e presenti in molte aree del centro Italia, come quelle di Alatri, Atina, San Felice Circeo, Norba Latina e Segni (Lazio), Alba Fucens (Abruzzo), Amelia (Umbria), Cosa (Toscana), Pietrabbondante (Molise).
  • Libu: Erano i Libici. Fu una popolazione berbera della Libia antica, il loro nome compare nei testi egizi risalenti al Nuovo Regno e specialmente al periodo ramesside. Nell’iscrizione nel tempio di Karnak, dovuta a Merneptah, vengono descritte le operazioni belliche tra l’Egitto e le tribù del deserto libico.
    Anche Ramesse III ricorda di aver sconfitto i Libu nel suo quinto anno di regno ma sei anni più tardi questi, alleatisi, con i Mashuash (altro popolo berbero abitante anticamente l’attuale Libia) invasero nuovamente le regioni occidentali del delta dove furono nuovamente sconfitti. Il nome di questa tribù fu poi adottato dai greci per indicare l’attuale Libia ed i suoi abitanti e talvolta anche per indicare tutto il Nord Africa, mentre lo storico greco Erodoto, imitato poi da altri scrittori, utilizzò questo termine per indicare l’intera Africa.
  • Mashuash / (Meshwesh): Furono un popolo berbero abitante anticamente l’attuale Libia. I Mashuash compaio nei testi dell’antico Egitto a partire della XVIII dinastia dove sono menzionati per aver fornito del bestiame al palazzo di Amenhotep III a Malkata. Questa circostanza può significare che vi fossero delle relazioni commerciali tra egizi e nomadi del deserto libico. Per il restante periodo temporale coperto dalla XVIII dinastia i riferimenti ai Mashuash, ed alle popolazioni libiche in generale, sono molto scarse.
  • Weshesh / (Washasa): Forse in relazione con la città di Wiluša (Anatolia occidentale), a sua volta, secondo alcuni studiosi, identificabile con Troia. Ma con ogni probabilità, i Weshesh o Washasa, erano gli antichi Corsi, quindi i vicini ed alleati diretti dei Shardana, ma come questi ultimi, è probabile che risiedessero in varie località. I menhir antopomorfi ritrovati in Corsica a Filitosa, dalle sembianze dei Popoli del Mare, sembrerebbero confermare l’ipotesi che vede i Weshesh come gli abitanti della Corsica antica.
  • Dori: Popolazione mai citata dagli Egizi, ma facente anch’essa parte della confederazione dei Popoli del Mare nell’ultima invasione avvenuta intorno al 1200 a.C.. Probabilmente provenivano dalla città di Dor in Palestina, sotto il controllo dei Tjekker.
  • Saksar: Forse erano i Sassoni. Compaiono nell’ultima invasione dell’Egitto (1200 a.C. circa) insieme ai Shardana, Tursha, Shakalasa, Liku, Libu ecc..
    Stavolta insieme alle solite “tribù marinare”, ci sono altri popoli che vengono dall’estremo nord Europa. Il nome di questi nuovi alleati: Saksar, Danen o Danuna.
  • Denen / (Danen, Danuna, Danai): Di origine anatolica, è stata proposta una loro identificazione con i Dauni e i Danai, altro nome dei Micenei di stirpe greca. Forse si trattava anche dei leggendari Iperborei delle “Isole del Settentrione” citati spesso dai Greci. Con ogni probabilità facevano parte della tribù dei Denen anche gli stessi Shardana / Sher-Dan.

Molte delle ipotesi appena elencate, sull’origine di questi popoli sono naturalmente opinabili, soprattutto se prendiamo in considerazione la vastissima ricerca condotta nel tempo da svariati ricercatori, ognuno poi, con la sua personale teoria.

I SHARDANA E I TURSHA

I Tursha, ovvero gli antenati degli Etruschi, erano compagni ed alleati diretti dei Shardana, anzi, avevano avuto il consenso da parte di questi ultimi, di fondare le proprie città nella penisola italica, soprattutto in Toscana e Lazio, a patto che i loro stessi regnanti, fossero stati proprio dei Shardana. Questa fu infatti la situazione, i Tursha (Etruschi) vissero sotto il controllo e il potere dei Sardi per diversi secoli. E successivamente, durante i primi secoli della fondazione di Roma, gli stessi Romani ce l’avevano a morte con la popolazione sarda, un po’ perchè si sa, i Romani odiavano chiunque non fosse stato Romano, ma soprattutto, perchè all’epoca essi vivevano ancora in un piccolo impero costretto a pagare tributi agli Etruschi, e quindi gran parte del loro denaro andava proprio nelle casse dei Sardi.

La ricerca sui Shardana prosegue nel seguente articolo: Link

 

Link utili:

Popoli del Mare

Popoli del Mare – Treccani

Atlantide

Etruschi

Libu

Pheleset

Weshesh

Meshwesh

Lukka

Dori

Shekelesh

Pelasgi

Pelasgi – Mura poligonali

Grande Zimbabwe

 

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