I SHARDANA E I POPOLI DEL MARE – 3/3

CATEGORIA: MISTERI ITALIANI / LA LEGGENDA DI ATLANTIDE / MISTERI NORDICI / LIBRI CONSIGLIATI

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Illustrazione a cura di Misteri del Passato

CHI ERANO IN REALTA’ I FENICI

Tornando ai Shardana….Prima i Greci, e dopo i Romani, si impegnarono per cercare di eclissare la fama di questo antico popolo sardo di guerrieri/marinai, che nel corso dei secoli, in più occasioni li aveva sconfitti e umiliati. E nel 900-1000 a.C., dopo le ultime invasioni, con la caduta e la distruzione completa dei più grandi imperi sorti nel Mediterraneo orientale, i Greci erano sicuramente al corrente che quei grandi navigatori provenienti dalla Fenicia, da loro stessi chiamati “Fenici”, (con ogni probabilità) altro non erano che un mix di civiltà, che comprendeva anche i guerrieri/marinai della coalizione dei Popoli del Mare, e quindi anche i Shardana, che per l’appunto avevano appena finito di annientare imperi e città durate millenni, come Biblos, Tiro, Ugarit, Sidone e altre antiche “metropoli”. Anche la Fenicia venne coinvolta e in parte distrutta durante le invasioni da parte dei Popoli del Mare, ma solo gli stessi “distruttori”, dopo un annientamento del genere sarebbero stati in grado di uscirne piuttosto “illesi”, senza subire le conseguenze del collasso della civiltà dell’epoca. A seguito del declino dell’Impero Romano sappiamo tutti cosa accadde, quanti secoli bui passarono prima del Rinascimento? E se tra il 1200-1100 a.C., vennero annientati alcuni fra gli imperi più grandi dell’epoca, e solo dopo alcuni secoli iniziò ad esserci una leggera ripresa in quei territori conquistati e distrutti situati nel Mediterraneo orientale, è difficile pensare che una civiltà come quella dei Fenici sia riuscita a scampare al declino e alle incursioni dei Popoli del Mare, a meno che fra i Fenici non si fossero integrati appunto gli stessi Popoli del Mare. E gli stessi Fenici, successivamente diventarono i padroni del commercio in tutto il Mediterraneo, e fondarono sulle coste di quella che oggi è la Tunisia, la splendida e maestosa Cartagine, la capitale di uno degli imperi più grandi della Storia. In pratica, i discendenti dei Popoli del Mare, si integrarono nel corso del tempo ai grandi imperi, spesso con un ruolo primario e fornendo utilissime instruzioni per quanto riguarda l’architettura, le tecniche belliche, ma soprattutto sulla navigazione e la costruzione di imbarcazioni. Qui di seguito un affresco della Tomba del Guerriero a Pustum, un’antica città della Magna Grecia, che raffigura: a sinistra un guerriero Shardana con il suo tipico elmo munito di lunghe corna, al centro un Filisteo con l’elmo a “cresta” piumata, mentre a destra troviamo quello che viene identificato come un cavaliere Fenicio. Come possiamo vedere, il guerriero Fenicio (sempre che si tratti realmente di un guerriero della Fenicia) sembra in tutto e per tutto uno Shardana, a parte i gambaletti, i due abbigliamenti sono davvero molto simile. E lo stesso affresco, ci da comunque conferma del fatto che in un certo momento storico, i Fenici erano affiancati dai Popoli del Mare, e forse, come abbiamo già detto, loro stessi erano un mix di tutti quei popoli invasori giunti dal mare.

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Immagine presa da: nurnet

Fra i Fenici si erano quindi (sicuramente in gran parte) integrati quei Popoli del Mare stanziati nella parte di territorio anticamente chiamato Fenicia, e i Greci, che ogni tanto li vedevano solcare il mare con le loro magnifiche navi, che furono le migliori dell’antichità, battute solo dai mitici “drakkar” dei Vichinghi circa 1700 anni più tardi, li avrebbero batezzati appunto Fenici. Gli stessi Vichinghi con ogni probabilità furono i discendenti dei Popoli del Mare, sono infatti molte le analogie che si riscontrano fra le navi, le armi, l’abbigliamento, i metodi e costumi ecc. dei Vichinghi e quelli dei Shardana, o degli Etruschi e in generale di tutta la “coalizione marinara”. Non solo, perchè molte analogie le ritroviamo anche analizzando i reperti archeologici rinvenuti nell’area del Baltico, possiamo infatti notare come lo stesso tipo di spada fosse diffuso all’epoca sia nel nord Europa che in tutto il Mediterraneo, così come gli scudi, gli elmi, i gioielli, e le stesse simbologie.

L’ORIGINE DEI POPOLI DEL MARE

Ma qual’era l’origine di questi Popoli del mare? Leonardo Melis, nei suoi libri costruisce un quadro molto dettagliato della cronologia degli eventi. Analizzando alcuni passi biblici, e studiando la Storia della Mesopotamia, scopriamo che intorno al 2300-2000 a.C., durante l’impero di Sargonidi, dopo almeno tre secoli di carestie e siccità, diverse tribù mesopotamiche iniziarono a migrare altrove verso nuovi luoghi più ospitali ad occidente.

  • Buona parte di queste tribù migrò prima verso la Siria e il Mar Morto (forse la stessa migrazione di Abramo descritta nella Bibbia), poi verso la Grecia, che secondo Melis venne colonizzata dalla tribù degli Akwasha (Achei), mentre i Pheleset (Filistei) si insediarono a Creta, i Shakalasha in Sicilia, i Washasa in Corsica, i Shardana in Sardegna, e i Libu (Libici) nelle coste settentrionali dell’Africa.
  • Un altro gruppo di tribù, che comprendeva i Tjekker (Teucri), i Tursha (Etruschi) e i Likku si diresse più a nord nella Penisola Anatolia, ma successivamente, la tribù dei Tursha, ovvero gli Etruschi, come sappiamo proseguì per mare verso l’attuale penisola italica, dove si stanziò sotto il controllo di alcuni regnanti Shardana. Intanto i Danen, chiamati da Omero Danai o Achei e “coalizzati” con i Sher-Dan, scelsero di migrare verso il centro Europa insieme ai Saksar (Sassoni), e successivamente nel Baltico e in Scandinavia, e poi ancora avanti fino in Irlanda, dove presero il nome di Tuatha De Danan.

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Illistrazione a cura di Misteri del Passato

LA MIGRAZIONE DEI “BALTICI” VERSO IL MEDITERRANEO

Tempo fa, avevo dedicato un intero articolo (link) agli studi di Felice Vinci, autore dell’ormai famoso “Omero nel Baltico”, in cui espone la teoria rivoluzionaria secondo la quale le vicende narrate da Omero nelle sue grandi opere, l’Iliade e l’Odissea, si ispirarono a eventi realmente accaduti nel nord Europa, più precisamente nei paesi Baltici, tramandati oralmente per secoli e poi messi per iscritto da Omero. La teoria di Vinci, vuole che intorno al 1800 a.C., a causa di un repentino mutamento climatico, gran parte di queste popolazioni baltiche, che lo stesso Omero chiamava Achei, o Danai, furono costrette a migrare verso sud, insediandosi soprattutto nell’attuale Grecia, dove fondarono le loro nuove città, come ad esempio Micene, nel Peloponneso, e si mischiarono con i popoli che abitavano in quei luoghi già da diversi secoli, se non da millenni. Ipotizzando che l’interessante teoria di Vinci sia corretta, essa ci fornisce una risposta del “perchè” ritroviamo sia nel Mediterraneo che in nord Europa reperti archeologici in tutto e per tutto simili fra loro. Se è vero che intorno al 1800 a.C., i “baltici” fecero la loro comparsa nel Mediterraneo, è plausibile che essi abbiano avuto a che fare non solo con le civiltà sorte nell’area dell’Egeo, ma anche con molti altri popoli, compresi i Shardana.

Se questi popoli entrarono in contatto, diventando in seguito una coalizione di Popoli del Mare, avrebbero inoltre inaugurato una rotta commerciale fra il Baltico e il Mediterraneo orientale, sfruttando i fiumi come il Danubio, il Dvina o il Dniepr, ecco spiegato il motivo per cui sia nei paesi baltici che in quelli mediterranei, sono stati portati alla luce reperti simili fra loro. Una cosa di cui dobbiamo tra l’altro prendere atto è che, come avrete (forse) notato, nelle parlole Danubio, Dvina, Dniepr, troviamo la radice Dan, così come nella parola Danimarca (ovvero il paese più “colonizzato” da questi popoli baltici), ma la radice Dan la troviamo anche nella parola Tuatha De Danan, che secondo la mitologia irlandese, furono i primi colonizzatori dell’isola (naturalmente arrivati dal mare) di cui parleremo a breve, e naturalmente Dan, la ritroviamo anche nella stessa parola Shardana (Sher-Dan). Questo, ci da modo di ipotizzare che ad un certo punto della Storia, le popolazioni nordiche e quelle mediterranee, che come abbiamo visto in realtà avevano le stesse antiche origini mesopotamiche, non solo siano entrate in contatto di nuovo, scambiando fra loro le tradizioni, le materie prime, i metodi di navigazione, la lavorazione dei metalli ecc. ecc., ma che siano poi diventate nei primi secoli dell’età del bronzo (intorno al XVIII-XVII secolo a.C.) un’unica grande confederazione di predoni del mare divisa in diversi popoli. In effetti nella coalizione dei Popoli del Mare identificata dai vari studiosi, ritroviamo anche gli Akwasha / (Ekwesh, Akaiasa) che, come abbiamo già spiegato in precedenza, forse erano gli stessi Achei descritti da Omero, provenienti quindi dal Baltico (secondo felice Vinci).

Se dassimo credito alla teoria di Felice Vinci, che dal mio punto di vista, come avrete capito, oltre che molto affascinante risulta anche credibile, potremmo ipotizzare che: dopo la prima migrazione identificata da Melis, avvenuta intorno al 2300-2000 a.C. da parte di quelle tribù mesopotamiche dirette verso il nord Europa, successivamente, intorno al 1800 a.C., gli stessi popoli stanziati ormai da secoli soprattutto sul Baltico e in Scandinavia, decisero di migrare per una seconda volta a sud verso il Mediterraneo. Forse, fu proprio l’incontro fra queste tribù vissute per secoli nel nord Europa e quelle stanziate ormai nel Mediterraneo, tra l’altro con la medesima origine mesopotamica, che permise il notevole progresso navale, culturale e architettonico. In effetti, gli stessi nuraghe sardi vennero edificati più o meno a partire dal 1800 a.C, e città come Micene vennero fondate intorno al 1700-1600 a.C., più o meno il periodo in cui secondo Felice Vinci, i popoli “baltici” fecero la loro comparsa nel Mediterraneo. Tra l’altro, le tribù che scelsero di migrare verso il Baltico, Scandinavia e Irlanda, si sarebbero integrate con altre popolazioni ben sviluppate e già stanziate in tutto il nord Europa da diversi secoli, se non millenni, sappiamo infatti che in Irlanda a partire dal 3200-3000 a.C. erano già state costruite enormi strutture a tumulo come quelle della valle della Brú na Bóinne, con i siti Newgrange, Knowth e Dowth, e per fare un altro esempio, in Gran Bretagna erano già presenti da molto tempo siti come Stonehenge, che la maggior parte degli archeologi ritiene sia stato costruito tra il 2500 a.C. e il 2000 a.C. mentre l’edificazione del terrapieno circolare e del fossato sono state datate addirittura al 3100 a.C., e ancora il grande tumulo di Silbury Hill, costruita in tempi diversi tra il 2400 e il 2300 a.C.. Come è logico che sia, l’interazione fra civiltà “nordiche” e quelle provenienti dalla Mesopotamia, può aver dato origine ad una grande civiltà evoluta sotto innumerevoli aspetti.

LA MISTERIOSA TRIBU’ DI DAN

Un’altra curiosità ci arriva direttamente dalla Bibbia, che ci parla di Ooliab detto il “danita” della Tribù di Dan (ancora una volta troviamo la radice Dan), una delle dodici tribù di Israele che uscirono dall’Egitto durante l’Esodo biblico (io stesso ne avevo parlato proprio nel mio ultimo articolo, vi consiglio di dargli un’occhiata, ecco il link). In pratica questo Ooliab, insieme ad un tizio di nome Bezaleel della Tribù di Giuda, avrebbe avuto il compito di costruire non solo la leggendaria Arca dell’Alleanza, ma anche la Tenda del Convegno, che ospitava al suo interno l’Arca insieme ad altri oggetti “sacri” quando il popolo di Israele si fermava nel deserto. Ma il particolare più importante per la nostra ricerca riguarda appunto la provenienza di questo Ooliab e dei membri della Tribù di Dan, che come spiegavo nell’articolo che vi ho appena linkato, potrebbero essere gli stessi Danai (o Achei / Akwasha) citati da Omero e stanziati a Micene. Ma è molto probabile, che nella stessa Tribù di Dan di cui ci parla la Bibbia, ci fosse anche un grosso contingente di guerrieri Shardana (Sher-Dan), che come abbiamo visto pocanzi, avrebbero avuto diversi rapporti (e le stesse origini) con i Danai / Achei stanziati a Micene, che a loro volta, secondo la teoria di Felice Vinci, sarebbero giunti nel Mediterraneo arrivando dai paesi baltici e in generale dal nord Europa.

LA SCOPERTA DELLA PORPORA

Nel suo “Shardana – I Popoli del Mare”, Leonardo Melis ci offre un ulteriore dettaglio davvero molto interessante da analizzare, ripreso ancora una volta nella Bibbia, e riferito sempre ad Ooliab il “danita”. (Esodo, XXXV: 30, 35 e XXXVIII: 38, 23):

“Ooliab, figlio di Achisomach, della Tribù di Dan, intesseva la porpora viola, rossa scarlatto e ricamava il bisso, lavorava…”

Secondo quanto scritto, Ooliab era in grado di lavorare la porpora. Il problema è che secondo la Storia ufficiale, la porpora è stata scoperta e lavorata per la prima volta dai Fenici, che come abbiamo già detto, presero parte alla scena intorno al 900-1000 a.C., mentre gli eventi biblici, in particolare quelli dell’Esodo, secondo la maggior parte degli studiosi si svolsero in un periodo storico anteriore all’avvento vero e proprio dei Fenici, molto prima, nel 1278 a.C. circa, e alcuni lo datano addirittura al 1587 a.C.. Ciò significa che la porpora, era già conosciuta molti secoli prima dei Fenici, e il verso biblico riferito ad Ooliab il “danita” ce lo confermerebbe. Anche i Shardana in Sardegna con ogni probabilità avevano già lavorato il mollusco (buccina, della famiglia dei gasteropodi) dalla quale si estraeva la leggendaria e costosissima tinta secoli prima dei Fenici, e forse l’idea che i Shardana facessero anche loro parte della Tribù di Dan, partecipando quindi agli eventi biblici non è del tutto da escludere.

CHI ERANO GLI HYKSOS

Intorno al 1800-1700 a.C., alcune popolazioni definite Hyksos invasero l’Egitto in un momento storico in cui la società stava vivendo un periodo di crisi, riuscendo addirittura a governarlo per circa due secoli. Nell’arco di duecento anni ci furono più di duecento faraoni e in tale confusione gli Hyksos riuscirono ad imporsi al potere diffondendo nuove tradizioni ed usanze in Egitto. Trascorsi due secoli, gli egiziani riacquisirono stabilità politica, si riorganizzarono e riuscirono infine a scacciare questa dinastia “non-ereditaria” proveniente dall’Asia minore ed Anatolia centrale. Sull’origine degli Hyksos in realtà sono state avanzate molte ipotesi, alcune delle quali vedono gli Hyksos come popolazioni semite dalla Palestina, oppure come Hurriti, una popolazione insediata a nord della Mesopotamia durante l’età del bronzo, oppure Indoeuropei e naturalmente una mescolanza di queste tre popolazioni. Ma c’è anche chi, come Leonardo Melis, ritiene che gli Hiksos, con ogni probabilità altro non erano che un mix di guerrieri facenti parte della coalizione dei Popoli del Mare. In effetti, l’invasione in Egitto da parte degli Hykos sarebbe avvenuta intorno al 1800-1700 a.C., che come abbiamo visto poco fa, è anche il periodo in cui sembrerebbe essere avvenuta una coalizione fra le tribù ormai divenute “baltiche” e quelle mediterranee. Forse, per “inaugurare” l’alleanza, questa nuova confederazione di predoni del mare, decise di testare il suo potere militare (e non solo) invadendo proprio l’Egitto, e forse, quella fu la prima di una lunga serie di invasioni che si verificheranno per secoli fino alle utime invasioni avventute intorno al 1200-1100 a.C.. Ormai sappiamo quanto i Shardana, Danai/Achei furono coinvolti nelle “vicende egizie” e in quelle bibliche dell’Esodo (in particolare con l’uscita del popolo di Israele dall’Egitto). E’ come se nel mirino dei Popoli del Mare, fra tutti i grandi imperi fosse sempre presente l’Egitto, che in effetti, fu uno dei più grandi e ricchi imperi del mondo antico, un buon motivo per provare a conquistarlo.

I BROCH DI SCOZIA, OPERE DEI SARDI?

I broch sono costruzioni megalitiche risalenti all’età del ferro, diffuse nella Scozia settentrionale e nelle Isole Orcadi. Il loro nome deriva dal termine scozzese Burgh che significa “edificio amministrativo”. Circondati generalmente da un doppio recinto, i broch sono delle possenti torri circolari simili ai nuraghi della Sardegna che raggiungono un’altezza media di cinque metri. La loro funzione non è del tutto chiara, ma si ipotizza che fossero delle fortificazioni utilizzate durante gli scontri tribali. Alcuni autori teorizzano che i broch, siano stati costruiti da popolazioni giunte nel settentrione scozzese dall’Inghilterra, benché in passato si preferiva associare i broch al popolo dei Pitti. Ma secondo alcuni ricercatori, tra cui Leonardo Melis, la Scozia fu probabilmente colonizzata dai Shardana / Danai dopo gli eventi biblici dell’Esodo, quando appunto i Daniti (Danai / Sherd-Dan) lasciarono la Terra Promessa imbarcandosi dai porti della Fenicia. L’ipotesi formulata da Melis vuole che in quell’occasione, questo grosso contingente di guerrieri/marinai si avviò verso le isole britanniche risalendo a nord l’oceano Atlantico oltre le Colonne d’Ercole, stanziandosi in vari territori compresa la Scozia. Inoltre il termine Scozia, sempre secondo Melis, deriverebbe dal nome dei suoi primi colonizzatori, forse gli Scizi. Ma chi erano questi Scizi? I greci chiamavano così gli Scoloti, termine assegnato ai membri di un grosso contingente dei Popoli del Mare, che comprendeva anche i Shardana, quando migrarono nel Caucaso e chiamarono un luogo Samartia, da Samaria, la capitale del regno del Nord di Israele. Dando credito a questa affascinante teoria, potremmo ipotizzare che i broch, furono edificati dai Sherd-Dan / Danai, qualche secolo dopo la colonizzazione del territorio scozzese, e quindi durante l’età del ferro, cosa a mio dire molto plausibile. Qui di seguito potete vedere le rovine del broch di Dun Carloway, a Lewis, e subito sotto una moderna ricostruzione di un tipico broch scozzese con tanto di “cinta muraria”.

Riguardo la cronologia, sappiamo che “l’età nuragica” nacque in piena età del bronzo (1800 a.C.) e si sviluppò fino al II secolo a.C., in pratica già in epoca romana. I broch in Scozia furono costruiti durante l’età del ferro, che cominciò quindi intorno alla fine del II millennio a.C. e si sviluppò poi per tutto il I millennio a.C.
E’ vero che la costruzione dei nuraghi in Sardegna terminò alcuni secoli prima dell’età del ferro, ma i primi broch scozzesi furono costruiti proprio durante la realizzazione degli ultimi nuraghe sardi. Come accennavo poc’anzi inoltre, l’epoca nuragica è andata avanti per molti altri secoli, il villaggio di Tiscali ad esempio, caratterizzato da costruzioni circolari, come appunto i nuraghi o i broch di Scozia, fu realizzato a partire dalla fine dell’età del bronzo e poi durante l’età del ferro, e fu anche ristrutturato già in epoca romana, II / I secolo a.C.
A conti fatti quindi, i nuragici e costruttori di broch, hanno operato nello stesso periodo storico.

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Immagini prese da: intarch (© Kieran Baxter (CC BY-NC-ND 3.0) – isaacsite

IL  CULTO DEL TORO

Qual’era la religione dei Popoli del Mare? I Shardana, e i Popoli del Mare in generale, adoravano un’unica divinità, ovvero il Dio Toro, spesso rappresentato dal simbolo delle corna più o meno stilizzate presente in tutto il mondo antico. Sparsi un po’ in tutta Europa, si trovano menhir antropomorfi, alcuni dei quali rappresentano guerrieri stilizzati con tanto di corna, e spesso le “corna” sono raffigurate a mo’ di tridente. Il particolare delle “corna” ha sempre contraddistinto i Popoli del Mare, lo abbiamo visto infatti su molti degli elmi indossati dai Shardana. Ma in realtà, il Grande Unico Dio, il Dio Toro, altro non era che una pappresentazione della Grande Dea Madre. La seguente immagine può far comprendere perchè il toro sia collegato con la “rigenerazione” e quindi con la Dea Madre. Non si tratta di una testa di toro, ma degli organi riproduttivi femminili, che in effetti, somigliano in modo sorprendente alla testa di toro stilizzata che troviamo come simbolo presso quei luoghi occupati in passato dai Popoli del Mare.

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La testa, o “corna” di toro, è comune a molte Civiltà, la Cretese, la Sarda (Sardegna, Corsica, Baleari), l’Iberica (con la corrida, un richiamo a questo antico culto), l’Egizia con il culto del vitello d’oro o del Dio Api. Il Dio Toro era quindi la Grande Madre, rappresentata da centinaia di statuine in tutte le isole del Mediterraneo, mentre per i “nordici” essa era Danu, la madre di tutti gli Dei.

LA TRACCIA DI DAN

“Come il serpente lasceranno la traccia, lui e i suoi discendenti, dove passeranno”.

Queste sono le parole che ritroviamo nella Bibbia, pronunciate da Giacobbe e riferite alla Tribù di Dan (Daniti). E queste parole non erano assolutamente dette a caso, infatti i Daniti erano soliti dare il loro nome ai luoghi presenti sul loro “cammino”. Abbiamo già visto come diversi luoghi ed elementi geografici, come la Danimarca, il Danubio, il Dniepr, il Dvina portino la radice Dan, o come le “corna”, simbolo del Dio Toro/Grande Madre si trovi presso molte civiltà del Mediterraneo e del nord Europa, ma una delle tracce più frequenti dei Popoli del Mare è il cosiddetto simbolo del “Labirinto”, ritrovato un po’ in tutto il mondo, in quei territori da loro colonizzati e dominati. In pratica il simbolo del Labirinto, secondo vari ricercatori, ma soprattutto Leonardo Melis, sarebbe la firma dei Popoli del Mare, incisa su pietra ovunque essi fossero andati, come ad indicare il loro passaggio. A questo punto, è facile capire dove i Popoli del Mare siano stati nel corso della Storia, basterebbe appunto rintracciare quei luoghi dove essi incisero la loro firma. Qui di seguito potete vedere alcuni dei simboli del Labirinto incisi in diverse parti d’Europa, ma anche in Egitto, Siria e addirittura in India. Notate come il simbolo sia identico ovunque…

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Ma il simbolo del Labirinto, proprio come venne realizzato e diffuso nel “Vecchio Mondo”, lo ritroviamo anche in America presso la tribù degli indiani Hopi. Questo genere di simbolo, viene chiamato dai nativi americani Tapuat, lo ritroviamo sviluppato con base quadrata, che rappresenterebbe il “simbolo della madre e del bambino”, oppure circolare, che sarebbe una rappresentazione del “simbolo della Madre Terra”. Lo stile dei due tipi di labirinti (quadrato / circolare), è identico a quello che ritroviamo anche inciso su diverse monete diffuse a Creta in tempi antichi.

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Non si tratta solo di una semplice somiglianza, ma stiamo parlando di simboli praticamente uguali, in tutto e per tutto identici, e questa a mio dire non può essere una banale coincidenza. Possibile che i Popoli del Mare, insieme ai nostri mitici Shardana, in qualche momento della Storia siano giunti nelle Americhe?

CONCLUSIONI

In questi tre articoli dedicati ai Shardana, e a tutta la coalizione dei Popoli del Mare, ho cercato di inserire i particolari e le vicende a mio dire più interessanti e coinvolgenti. Consiglio comunque a tutti gli interessati, di leggere le opere di Leonardo Melis (o di guardare le sue conferenze online, in fondo all’articolo troverete un link), ricche di informazioni interessanti ed utili per approfondire a dovere quest’affascinante tematica. Abbiamo visto come questa i Popoli del Mare, abbia avuto a che fare con tutti gli imperi più grandi della Storia dell’umanità, spesso decidendone le sorti.
Riguardo ai Shardana, credo sia incredibile come nei libri scolastici, soprattutto in quelli distribuiti qui in Italia, non si trovi nessuna citazione e quest’antica popolazione dalla Sardegna, che come abbiamo avuto modo di capire, ebbe di certo un ruolo importante e primario durante l’età del bronzo europea (e non solo). Almeno qui in Italia, dato che la cosa ci riguarda, dovremmo conoscere, e sicuramente approfondire la storia di questo popolo sardo di guerrieri/marinai, e invece, nei libri scolastici di cui disponiamo, prima dei Romani e degli Etruschi, sembrerebbe esserci un vuoto. Per quel che mi riguarda, questa cosa ha veramente dell’incredibile,  anche perchè disponiamo di un sacco di dati, indizi e prove che possiamo analizzare e prendere seriamente in considerazione.

Detto questo, spero che questi tre articoli sui Shardana e i Popoli del Mare vi abbiano coinvolto e fatto venire voglia di approfondire quest’incredibile storia, come accadde a me quando iniziai a leggere alcune curiosità sugli antichi Sardi. Alla prossima!

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