8/10: CONTATTI FRA LE CULTURE PRECOLOMBIANE DELL’AMERICA E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO ANTICO – GLI ANTICHI EGIZI HANNO VISITATO IL SUD AMERICA?

CATEGORIA: CONTATTI FRA LE CULTURE PRECOLOMBIANE DELL’AMERICA E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO ANTICO / AMERICA PRECOLOMBIANAI MISTERI DELL’ANTICO EGITTO

Nella quarta parte dedicata ai “contatti fra le culture precolombiane dell’America e i popoli di tutto il mondo antico” (link), avevamo analizzato vari reperti archeologici provenienti dai popoli stanziati nel Mesoamerica, e li avevamo poi confrontati con altri reperti di manifattura egizia, constatando come queste culture, pur essendo sorte da una parte all’altra dell’oceano Atlantico, abbiano realizzato architetture e in generale opere d’arte simili fra loro, utilizzando spesso le medesime tecniche di costruzione e addirittura le stesse simbologie. Insomma, studiando attentamente queste grandi civiltà, così distanti e diverse fra loro, ci si rende conto come in realtà esse abbiano molte cose in comune. Ma proviamo a vedere se esistono anche interessanti analogie che vale la pena analizzare, fra le opere prodotte nell’antico Egitto e quelle provenienti dai grandi imperi precolombiani del sud America. E’ giusto intanto far presente che su molte mummie egizie, e’ stata trovata la presenza di tracce di nicotina e cocaina. Ma com’è possibile trovare tracce di queste sostanze su corpi mummificati provenienti dall’Egitto, se le piante in cui esse sono presenti furono importate in Europa e nel nord Africa solamente duemila anni più tardi? Forse, come suggeriscono alcuni ricercatori, nel “Vecchio Mondo” venivano utilizzate alcune piante, oggi estinte, con le stesse proprietà del tabacco o della pianta della coca, ma fin che non verranno portate alla luce le tracce di queste misteriose piante in Europa o in Africa, quella dei ricercatori rimane solo una bella ipotesi.

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Nel 1970, con un’imbarcazione denominata il “Ra II” (foto D) realizzata in papiro come quelle usate dagli antichi egizi, un antropologo, esploratore, regista e scrittore norvegese di nome Thor Heyerdahl, attraversò l’oceano Atlantico dal Marocco alle Antille, dimostrando che una nave di epoca egizia poteva giungere tranquillamente in America. Sull’isola di Tenerife, facente parte dell’arcipelago delle Canarie, si trova un museo in cui si possono ammirare alcuni modelli in grandezza naturale di imbarcazioni costruite dal grande esploratore norvegese, tra cui troviamo anche la riproduzione del Ra II. La barca in questione, fu costruita in prossimità delle piramide egizie nel 1967 da un team di boliviani provenienti dal lago Titicaca, maestri come gli egiziani nell’uso delle fibre vegetali, che per il modello si ispirarono ad alcune raffigurazioni riportate su antichi affreschi all’interno di tombe egizie. La cosa strana però, è che lo stesso tipo di imbarcazione, viene utilizzato ancora oggi dagli stessi boliviani per navigare il lago Titicaca. E’ vero che la barca di Thor Heyerdahl fu realizzata proprio da un team boliviano, che naturalmente propose uno stile di costruzione tipico della propria cultura (foto B), ma grazie appunto agli affreschi egizi, sappiamo che il medesimo stile di imbarcazione si sviluppò anche in Egitto. Oltre la barca “marittima”, anche quella di tipo “fluviale”, ovvero semplici canoe realizzate in papiro, le ritroviamo sia sul lago Titicaca (foto A) che in Egitto (foto C). E’ anche vero però, che gli egizi, così come i boliviani, disponevano in abbondanza della medesima pianta, e forse per coincidenza entrambe le culture, in momenti storici differenti arrivarono a mettere a punto la stessa tecnica di costruzione navale, ma trovo sia abbastanza singolare il fatto che da una parte all’altra dell’oceano Atlantico, in due aree geografiche completamente differenti, troviamo imbarcazioni pressochè identiche. Possibile che gli egizi, la cui società per la Storia ufficiale si sviluppò molto prima delle culture sorte in Bolivia, siano giunti nel sud America, addirittura presso i popoli stanziati sulle rive del lago Titicaca? Furono gli egizi ad insegnare a questi popoli alcune tecniche di costruzione navale? Link immagini: linklinklinklink Link utili: Thor Heyerdahlmitidelmare – Ra II bananiele – Ra II

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Nella foto a sinistra, potete vedere “l’Obelisco Tello”, una scultura prismatica realizzata in pietra e scoperta intorno al 1907 nel sito archeologico di Chavín de Huantar, e appartenente alla cultura Chavín dell’antico Perù, che si sviluppò nelle terre andine settentrionali dal 900 a.C. al 200 a.C.. La superficie di questo obelisco è ricoperta da disegni intagliati raffiguranti divinità mitologiche, la cui interpretazione è controversa tra gli studiosi, ma di sicuro questo manufatto è di gran lunga il più complesso e interessante della cultura Chavín. E’ interessante a questo punto notare la somiglianza fra quest’antica opera peruviana ed un tipico obelisco egizio (foto a destra). Dal momento che presso la cultura Chavín, venne realizzato solo quest’unico obelisco, è logico pensare che l’oggetto in sé fosse di grande importanza per lo stesso popolo, non a caso per gli storici esso era un vero e proprio oggetto di culto per i Chavín, e quindi legato alle loro divinità, ma chi erano questi Dèi? Non è che i Chavín scambiarono alcuni egizi dell’epoca (con cui forse ebbero delle interazioni) per delle divinità? Questi ultimi sarebbero stati di gran lunga più progrediti e civilizzati dei Chavín, e forse in mezzo a questi “civilizzatori” egizi c’erano anche alcuni artigiani e scalpellisti, pronti ad insegnare le proprie tecniche di lavorazione della pietra a questi popoli esotici oltreoceano. Link immagini: linklink Link utili: Obelisco TelloCultura Chavin – Obelisco

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Una delle città antiche più enigmatiche del sud America è senza alcun dubbio Chan Chan (troverete qualche informazione a riguardo in in questo articolo, link). Chan Chan, è un sito archeologico situato nella regione peruviana di La Libertad, cinque chilometri ad ovest di Trujillo. Il sito è la più grande città precolombiana dell’America meridionale e copre un’area di circa 20 km², quindi un’area maggiore rispetto a quelle abituali dei siti andini, ed è stato costruito dai Chimor (il regno dei Chimú), una civiltà che si sviluppò sui resti dei Mochica. La grande città paludosa di Chan Chan venne fondata tra l’850 ed il 1470, e fu la capitale dell’impero fino alla conquista dell’impero Inca nel quindicesimo secolo. Tuttavia, secondo alcuni ricercatori alternativi, alcune parti della città furono edificate in tempi ben precedenti rispetto alla data fornita dagli archeologi tradizionalisti, e la cosa interessante da notare, è che alcuni tratti delle mura esterne della città sono molto simili a quelle che si possono vedere in Egitto all’esterno di svariati templi, come quello funerario di Ramses III (foto a destra). Le pareti di Chan Chan (foto a sinistra), sono riccamente decorate di bassorilievi e geroglifici, e presentano chiaramente una forma “trapezoidale”, proprio come quella di numerosi templi situati in Egitto. Link immagini: linklink Link utili: ChimorChan Chan – Ramses III

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Ma non è tutto, perchè sempre presso Chan Chan, troviamo un’altra interessante analogia. A guardia dell’ingresso di una parte più interna della cittadella, troviamo due statue (foto a sinistra), un dettaglio che ritroviamo spesso anche in molti templi egizi, come ad esempio nel caso del tempio di Edfu dedicato al Dio Horus (foto a destra). Per quel che mi riguarda, se un giorno si dovesse scoprire che alcuni egizi ebbero delle interazioni con il popolo dei Chimur, oppure dei Mochica, che occuparono il medesimo territorio già secoli primi degli stessi Chimor, non mi stupirei più di tanto. La città di Chan Chan per certi versi, presenta dettagli molto simii a quelli delle magnifiche costruzioni egizie. Link immagini: linklinklink Link utili: Tempio di Edfu

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La foto a sinitra, ritrae un’antica porta Inca situata al centro di quella che oggi è la città di Cusco in Perù, sulla cui sommità troviamo in rilievo due serpenti, raffigurati uno di fronte all’altro (dettaglio nella foto in basso a sinistra). Naturalmente la vera e propria porta in legno, è stata aggiunta molti secoli più tardi rispetto alla costruzione delle mura. Stranamente, presso moltissimi templi dell’antico Egitto, troviamo lo stesso particolare (foto a destra) più elaborato, cioè due serpenti (cobra) ai lati del simbolo identificato come “disco solare”. Dal mio punto di vista, è strano che due culture così diverse, che fra loro non dovrebbero avere nulla in comune, scelsero di inserire nello stesso punto il medesimo simbolo (seppur non identici) composto da due animali dello stesso tipo. E’ solo una coincidenza? Certamente, potrebbe essere una banale analogia, io stesso ne sono consapevole, ma questo, insieme a tutti gli altri indizi che piano piano stiamo raccogliendo, ci suggerisce una storia completamente differente, e una probabile interazione fra gli antichi egizi e i popoli del sud America, basta ragionare con la mente aperta. Link immagini: linklink Link utili: IncaCuscoDisco solare alato

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Mummia Chachapoyas (foto A). I Chachapoyas, o “guerrieri delle nubi”, erano un popolo che abitava la zona andina presso le foreste nebbiose della regione di Amazonas del Perù odierno prima degli Inca. Mummia pre-Inca proveniente dal Perù (foto B). Mummia del faraone Ramses II (foto C), mummia della regina Tiye (foto D), Egitto.

Quando si parla di mummie, a tutti verrà di certo in mente l’antico Egitto, ed è comprensibile, d’altronde sono davvero innumerevoli le mummie scoperte nelle tombe egizie, e non solo di uomini, donne e bambini, ma anche di animali, come gatti, cani, volatili e addirittura coccodrilli. In realtà, in passato il fenomeno dalla mummificazione si sviluppò presso molti popoli della Terra, e alcune civiltà sorte in sud America non fanno eccezione. Prima di interessarmi al presunto contatto fra le civiltà precolombiane d’America e il resto del mondo antico, mi sembrava già molto strano che diverse popolazioni sparse per la Terra avessero praticato la mummificazione, tra l’altro tutte  con lo stesso obiettivo, ovvero quello di cercare di mantenere integro il corpo del defunto e garantire alla sua anima di vivere oltre la morte. Questa pratica era quindi comune a civiltà che credevano nell’aldilà. Questo, dal mio punto di vista, poteva essere accaduto solo se queste stesse popolazioni si fossero scambiate delle informazioni, altrimenti come si spiega che da un capo all’altro della Terra le civiltà abbiano avuto la stessa pensata? Seppur la civiltà più nota per le sue mummie è senza dubbio quella egizia, le più antiche mummie portate alla luce provengono proprio dal sud America, e sono quelle di Chinchorro, resti mummificati di individui appartenenti alla cultura sudamericana Chinchorro, stanziata nei territori che oggi appartengono al nord del Cile e al sud del Perù. Si pensa che i primi corpi mummificati dei Chinchorro risalgano a circa il 5000 a.C., con un picco intorno al 3000 a.C. Spesso i defunti sono stati minuziosamente preparati, eliminando gli organi interni e sostituendoli con fibre vegetali o peli di animali, pratica identica a quella che si sviluppò in Egitto a partire dal 4500 a.C., datazione fornita dai risultati delle analisi chimiche delle bende funerarie che avvolgono alcune mummie egizie, ottenuti da uno studio britannico-australiano delle Università di York, Macquarie e Oxford e pubblicati su PLOS ONE. Link immagini: linklinklinklink Link utili: otherworldmystery – mummies of peruMummia – Mummie Chinchorro

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Come gli antichi egizi, anche i Chachapoyas del Perù custodivano i resti mummificati dei loro defunti all’interno di sarcofagi realizzati ad hoc (foto a sinistra). Oltre ad avere avuto la stessa pensata, lo stile dei sarcofagi in questione, che in pratica sono una specie di riproduzione dello stesso defunto, è pressochè lo stesso. Link immagini: linklink Link utili: Chachapoya cultureSarcofago egizio

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Come accadeva nel Mesoamerica presso la civiltà Maya (come abbiamo visto in questo articolo, link), la singolare pratica dell’allungamento del cranio venne adottata anche dai popoli nativi del sud America. La cosa strana però, è che questa stessa pratica si sviluppò anche in molte altre parti del mondo, e come potete vedere dalle due immagini a destra, essa la si ritrova anche in Egitto, associata soprattutto alla famiglia del faraone eretico Akhenaton. Stando a ciò che rifersice la Storia tradizionale, i membri di alto rango di questi antichi popoli avevano l’abitudine di allungarsi il cranio per motivi estetici, in pratica pensavano di apparire più belli perchè più simili alle loro divinità. Sarebbe davvero molto interessante capire chi o cosa fossero queste misteriose divinità del passato. A parte questa considerazione, io credo che questa pratica si sia sviluppata in tutto il mondo man mano che i popoli interagivano fra loro passandosi varie informazioni. Non penso che la medesima pratica, così particolare si possa sviluppare identica in diverse parti del mondo senza nessun tipo di contatto fra i popoli. Le due foto a sinistra ritraggono alcuni famosi teschi allungati provenienti da Paracas, Perù. Consiglio di fare una ricerca proprio su questi ultimi teschi, alcuni dei quali sottoposti a scupolose analisi sono risultati di origine indoeuropea/Europa dell’est, mentre altri incredibilmente presentano caratteristiche non comuni all’essere umano (più avanti di sicuro realizzerò un articolo dedicato interamente a questi misteriosi teschi provenienti da Paracas). Link immagini: linklinklinklink Link utili: musei – deformazione Dolicocefaliaextremamente

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Da una parte all’altra dell’oceano Atlantico, senza che le culture siano mai entrate in contatto dopo lo scioglimento dei ghiacciai che ricoprivano lo stretto di Bering (11.000-10.000 a.C.), l’oro venne impiegato dalle classi dominanti per realizzare oggetti di ogni natura. Molto probabilmente l’oro è stato il primo metallo mai usato dalla specie umana (prima del rame) per la manifattura di ornamenti, gioielli e oggetti rituali, infatti per gli antichi popoli le ragioni del valore dell’oro erano di tipo prevalentemente religioso. Dall’opera “Arti del metallo e alchimia” di Mircea Eliade, Torino, Bollati Boringhieri, 1987, pag.23:

“L’oro non appartiene alla mitologia dell’homo faber ma è una creazione dell’homo religiosus; questo metallo cominciò infatti ad assumere valore per motivi di natura essenzialmente simbolica e religiosa. L’oro è stato il primo metallo utilizzato dall’uomo, pur non potendo essere adoperato né come utensile né come arma. Nella storia delle rivoluzioni tecnologiche – cioè nel passaggio dalla tecnologia litica alla produzione del bronzo, poi all’industria del ferro ed infine a quella dell’acciaio – l’oro non ha svolto alcun ruolo. Tuttavia, dai tempi preistorici fino alla nostra epoca, gli uomini hanno faticosamente perseguito la ricerca disperata dell’oro. Il valore simbolico primordiale di questo metallo non ha potuto essere abolito malgrado la desacralizzazione progressiva della Natura e dell’esistenza umana”.

Da quello che pare di capire, l’oro in antichità era legato al culto delle divinità, e per qualche strana ragione molti popoli sparsi in tutto il mondo, ancora prima di sviluppare leghe metalliche per veri e propri scopi pratici, scelsero di estrarre e di lavorare l’oro, per realizzare oggetti legati al culto dei propri dèi. Ritrovare poi, alcune culture precolombiane in sud America, estranee quindi al resto dei popoli sorti nel resto del mondo (per la Storia ufficiale) che però, come questi ultimi lavorarono l’oro, tra l’altro per gli stessi scopi, credo vada al di là di una semplice coincidenza, e se andiamo ad analizzare i singoli manufatti prodotti dai popoli precolombiani, come quello dei Mochica (Moche), ci renderemo conto che il presunto contatto con gli antichi egizi, più che solo una teoria, potrebbe essere un dato di fatto. Le due maschere funerarie a sinistra, appertengono come già accennato alla cultura Mochica, mentre la foto a destra ritrae la maschera funeraria del faraone Psusenne I. Come potete vedere, sembra quasi che le maschere Mochica provengano dall’Egitto, perchè il loro stile è lo stesso delle machere funerarie egizie. Se poi guardiamo i copricapi ritratti in queste maschere, muniti al centro di un simbolo raffigurante un gufo, non possiamo non pensare al tipico copricapo nemes dei faraoni dell’antico Egitto, che al posto del gufo presentano però un serpente (cobra). Nella seconda maschera Mochica (da sinistra), troviamo un copricapo decorato da righe/pieghe verticali, e sembra a tutti gli effetti la parte superiore di un nemes egizio. Link immagini: linklink Link utili: OroMoche

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Così come le maschere funerarie, anche molti altri gioielli provenienti dalle culture precolombiane del sud America risultano molto simili a quelli realizzati nell’antico Egitto. Come nel caso di questa collana d’oro Mochica (foto a sinistra), alle cui estremità troviamo due teste di animali gemelli rivolti verso l’esterno, dettaglio che potete vedere anche sulla collana di manifattura egizia appartenuta a Neferuptah, figlia del re Amenemhat III della XII dinastia, 1860-1814 a.C. (foto a destra). Link immagini: linklink Link utili: saperemetmuseumNeferuptah – Amenemhat III

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Un modello di orecchini d’oro provenienti dalla cultura Chimor (foto a sinistra), presenta le medesime caratteristiche di alcuni orecchini egizi, come quelli recanti il cartiglio di Seti II, un faraone della XIX dinastia egizia ( 1194-1193 a.C.) e forse appartenenti a Tausert come sua regina consorte, scoperti nel 1908 da Theodore Davis nella Valle dei Re (foto a destra). Si tratta in entrambi i casi di orecchini muniti di vari pendagli, attaccati a loro volta ad un unico pendaglio dalla forma trapezoidale adornata di motivi decorativi. Questi piccoli oggetti a mio dire nascondono una grande verità, sono così simili fra loro che risulta difficile pensare che i loro ideatori/artigiani non avessero nulla in comune.

E’ interessante notare che l’introduzione degli orecchini in Egitto avvenne sotto i regnanti Hyksos, e come abbiamo visto in questo articolo (link), gli stessi Hyksos con ogni probabilità altro non erano che un mix di Popoli del Mare, che intorno al 1800 a.C. invasero l’Egitto e governarono per circa duecento anni. E’ facile a questo punto pensare che, essendo stati appunto i migliori navigatori dell’epoca, questi Hyksos/Popoli del Mare, siano riusciti ad attraversare con le loro magnifiche imbarcazioni anche l’oceano Atlantico, giungendo quindi in sud America. Link immagini: link Link utili: Civiltà ChimorTausertdrhawass – Hyksos

*Il discorso dei “Contatti fra le culture precolombiane dell’America e i popoli di tutto il mondo antico”, lo troverete esposto nei diversi articoli suddivisi per tema linkati qui di seguito. Buona lettura!

– 1/9: Introduzione

– 2/9: Barba, baffi e pizzetto nell’arte precolombiana del mesoamerica

– 3/9: Il contatto con i popoli negroidi

– 4/9: Antichi egizi nel Mesoamerica

– 5/9: Asiatici in Mesoamerica

– 6/9: I romani arrivarono in America?

– 7/9: Il contatto con i popoli della Mesopotamia

– 9/10: Altri indizi del contatto con stranieri 1/2

– 10/10: Altri indizi del contatto con stranieri 2/2

 

 

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