I VIAGGI DI ZHENG HE – IL GRANDE NAVIGATORE CINESE ARRIVO’ NELLE AMERICHE PRIMA DI COLOMBO?

CATEGORIA: MISTERI ASIATICI / AMERICA PRECOLOMBIANA

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Illustrazione a cura di Misteri del Passato

Al comando della flotta più grande del mondo, circa 70 – 80 anni prima del viaggio di Cristoforo Colombo verso l’America, e un secolo prima che Magellano circumnavigò il mondo, il grande navigatore cinese Zheng He, inaugurò la rotta fra la Cina e l’Africa, affrontando più di una volta il tempestoso Oceano Indiano, raggiungendo addirittura le coste dell’Africa orientale. Ma alcuni, sono convinti che le sue navi, riuscirono non solo a circumnavigare l’Africa, ma probabilmente sbarcarono anche nelle Americhe. Ma andiamo per gradi. Secondo gli storici, la sua grande flotta, raggiunse circa 30 paesi e regioni, situate tra l’Asia sud-orientale, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, e lungo la costa orientale dell’Africa. Per ben 7 volte, tra il 1405 e il 1433, insieme a circa 28.000 uomini tra ufficiali e marinai, Zheng He, avrebbe navigato dalla Cina fino all’Africa, scambiando e commerciando con tutti i paesi che incontrava durante i lunghi viaggi. E’ proprio in quel periodo storico, che il traffico sulla Via della Seta per mare raggiunse il suo apice. Le navi cinesi trasportavano svariati manufatti, di seta, di bronzo, di ferro, di porcellana, di oro e di argento e monete. Nel corso degli anni, in tutti quei territori che un tempo ospitarono la flotta di Zheng He, sono state rinvenute durante degli scavi archeologici moltissime porcellane cinesi, anche in alcune tombe situate in Kenya e in Tanzania, sono stati portati alla luce piatti e vasi cinesi in porcellana, mentre le navi che rientravano in Cina, importavano invece ogni tipo di gioiello, spezie, colori da tintoria e animali rari provenienti da tutti i luoghi visitati durante i viaggi. Le più grandi navi della flotta di Zheng He, ovvero le “navi del tesoro”, erano lunghe circa 150 metri, e larghe 6, possedevano 12 vele e 9 alberi, e potevano trasportare un equipaggio composto da 200 – 300 marinai. Per farvi comprendere meglio la loro grandezza, pensate che la nave Santa María, la più grande delle tre caravelle che portarono Cristoforo Colombo in America 70 anni dopo, era lunga solo 27 metri. Le sette grandi spedizioni di Zheng He, ci forniscono una prova del fatto che in quel periodo, l’industria cinese delle costruzioni navali, rispetto al resto del mondo, era davvero molto avanzata, così come la navigazione. Secondo alcuni, un grado così alto di conoscenze, sarebbe da attribuire a secoli e secoli di studi, e un’analisi approfondita di mappe realizzate in tempi ancor più remoti, da antichi navigatori ed avventurieri. I viaggi di Zheng He, sarebbero quindi il frutto di conoscenze più antiche, di spedizioni e imprese effettuate centinaia di anni prima, probabilmente sempre da flotte cinesi. La mappa qui di seguito, mostra le rotte ufficiali dei viaggi del grande navigatore cinese.

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immagine presa da www.meteoweb.eu

Fin da quando era piccolo, a Zheng He piaceva ascoltare i racconti dei viaggi alla Mecca del padre e del nonno, fu così che iniziò ad interessarsi piano piano alla navigazione marittima, e cominciò inoltre a studiare le terre e i popoli stranieri. Ma all’età di circa 10 anni, esattamente nel 1381, il futuro ammiraglio fu fatto prigioniero da un’armata dell’imperatore Zhu Yuanzhang, che lo condusse al palazzo imperiale, dove fu costretto a diventare un eunuco. Successivamente, fu assegnato come paggio al principe Zhu Di, che da subito si accorse del suo talento militare e della sua fedeltà nel servizio, e quando divenne imperatore, nominò proprio il giovane Zheng He, capo degli eunuchi e responsabile degli affari generali della reggia, e successivamente lo nominò addirittura ammiraglio della flotta cinese. Così iniziarono le prime spedizioni nell’isola di Giava (Jawa), nella penisola di Malacca, a Cochin e a Calicut, e successivamente, l’imperatore decise di inviare una flotta in Occidente, per estendere l’influenza dell’impero Ming. Questi antichi navigatori, grazie alla perfetta lettura di bussole, e l’osservazione del sole di giorno e delle stelle di notte, riuscirono ad individuare con estrema precisione le rotte di navigazione. Durante queste spedizioni, veniva addirittura sondata la profondità delle acque ed esaminato il fondale marino, operazioni che assicuravano la navigazione nel bel mezzo dell’oceano in tutta tranquillità. A testimonianza del fatto che il grande navigatore cinese fosse stimato e rispettato un po’ ovunque nel mondo antico, ancora oggi, si possono ascoltare i racconti che riguardano i suoi viaggi, in molti paesi dell’Asia orientale e meridionale. Zheng He, con le sue imprese e gli innumerevoli scambi commerciali con l’Occidente, testimonia che in tempi passati, la Via della Seta per mare era davvero molto fiorente. Dopo le spedizioni del grande navigatore, a causa della “politica della porta chiusa” dell’impero cinese, iniziò inevitabilmnete il declino della navigazione, e forse, si persero anche le conoscenze e le informazioni acquisite durante quei viaggi.

Per avere più indicazioni riguardo le grandi spedizioni di Zheng He, dovremmo scrutare le opere di personaggi come l’esploratore e scrittore Ma Huan, o di Fei Xin, ovvero un membro del personale militare, o dello srittore Gong Zhen, che all’epoca viaggiarono proprio insieme al grande navigatore durante le spedizioni cinesi. Gli scritti di questi avventurieri, rappresentano interessanti fonti per lo studio delle terre esotiche intorno all’Oceano Indiano e dei luoghi posti ad occidente rispetto alla Cina. Nei loro libri, si trovano importanti informazioni sui viaggi di Zheng He e la sua grande flotta verso l’ovest.

Ma nel corso del tempo, moltissimi storici e ricercatori, sono andati alla ricerca di prove che indicassero che Zheng he, con le sue navi affrontò anche spedizioni verso est, e che fosse approdato in moltri altri luogi situati nell’Oceano Pacifico, arrivando forse anche in America. Ad esempio, l’ex-ufficiale della “Royal Navy Gavin Menzies”, nel libro “1421: La vera storia della spedizione cinese che scoprì l’America” sostiene che, nel corso del sesto dei suoi sette viaggi esplorativi, (1421-1423), la flotta dell’ammiraglio cinese avrebbe scoperto l’Australia, la Nuova Zelanda, le Americhe, l’Antartico, la costa settentrionale della Groenlandia ed il Passaggio a nord-est. Queste conoscenze, sarebbero poi state censurate perché i mandarini, che erano i burocrati della corte imperiale, temevano che il costo di ulteriori spedizioni avrebbe danneggiato l’economia cinese. Secondo l’ex ufficiale, già poco dopo, nel 1428, i portoghesi entrarono in possesso di una carta della terra cinese che un mercante veneziano chiamato Niccolò Da Conti, avrebbe avuto navigando proprio con Zheng He. L’ipotesi del 1421, che ha avuto una notevole risonanza presso il grande pubblico, è stata completamente respinta dagli storiografi, in quanto creduta priva di basi fattuali, e considarata un’opera basata quasi esclusivamente di congetture e ipotesi.

Ma ultimamente, un biochimico e storico di nome Siu-Leung Lee, specializzato nell’interazione tra la dinastia Ming e il resto del mondo, nonchè editore nel 2014 del “Midwest Epigrafica Society Journal” e presidente della “Zheng He Society of America”, sembra aver trovato alcuni indizi preziosi in un’antica mappa realizzata da padre Matteo Ricci, che fu un gesuita, matematico, cartografo e sinologo italiano nato nel 1552 a Macerata, e proclamato “Servo di Dio” il 19 aprile 1984. Egli visse al tempo della dinastia Ming, impresse un forte impulso all’azione evangelizzatrice, e fu scelto dalla Chiesa per portare la scienza e le tecnologie occidentali in Cina. Ad oggi, è riconosciuto come uno dei più grandi missionari della Cina. Studiando la vita di Matteo Ricci, si può tranquillamente affermare che lasciò l’Italia nel 1578, e da quando arrivò in Cina, nel 1582, restò lì per tutto il resto della sua vita fino alla morte, avvenuta a Pechino nel 1610. La mappa del mondo, presa in esame da Siu-Leung Lee, fu quindi realizzata e completata interamente in Cina da Ricci, nel 1602. In generale, si pensa che egli disegnò questa carta geografica, basandosi su mappe europee realizzate precedentemente, come il mappamondo di Abraham Ortelius, del 1570, o la mappa del mondo di Gerardo Mercatore, del 1587. Tuttavia, analizzando la mappa del mondo di Ricci, molti dei nomi che riporta, non compaiono nelle due mappe citate pocanzi, tra cui il 44% delle denominazioni riportate in Africa, 63% di quelle in Asia, 46% in Europa e Medio Oriente, e il 49% in America, non solo, alcuni nomi non compaiono in nessuna delle mappe disponibili realizzate dai cartografi europei tra il 1300 e il 1800. Qui di seguito potete vedere la mappa del mondo disegnata da padre Matteo Ricci.

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La seguente mappa, è quella ralizzata da Abraham Ortelius, del 1570.

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Ecco la mappa di Mercatore del 1587.

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Come Siu-Leung Lee ha fatto notare, la mappa di Ricci, si differenzia notevolmente dal mappamondo di Ortelius, così come dalla mappa di Mercatore, sia per quando riguarda i nomi, le indicazioni, le posizioni e le forme dei continenti, ma non è tutto, la mappa di Ricci, fornisce chiaramente una descrizione significativa, più accurata e dettagliata del mondo rispetto a tutte le altre mappe dell’epoca. E’ sistematica e coerente, e mostra la Cina al suo centro. Ma osservando la parte relativa ai paesi europei, si riscontra un po’ di consusione su molti nomi e punti cardinali, e alcuni di essi, non sono stati mai corretti fino a 200 anni più tardi. Nella parte europea della mappa di Matteo Ricci, sono presenti nomi obsoleti, tra l’altro, non viene affatto citato in Italia lo Stato Pontificio e Firenze, i più grandi centri culturali di quel tempo. Effettivamente, non trovare sulla mappa queste due importansissime indicazioni, è una cosa davvero strana. Come è possibile che i centri culturali più importanti del mondo di quel momento storico, non si trovano sulla mappa di Ricci? Tutto ciò, va chiaramente in contrasto tra l’altro con lo sfondo di Ricci e la sua missione come gesuita. Ecco qui di seguito l’Italia disegnata da Ricci, senza l’indicazione dello Stato Pontificio e Firenze (non conoscendo la lingua cinese, personalmente mi affido alla traduzione dello storico cinese Siu-Leung Lee, ma chiunque di voi conosca il cinese, potrà tranquillamente confermare le affermazioni di Siu-Leung Lee).

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Inoltre, “stranamente”, il continente americano disegnato da Ricci, è decisamente più dettagliato e preciso di come è stato raffigurato in qualsiasi altra mappa europea del tempo, e la presenza o l’assenza di nazioni africane sulla mappa di Ricci, indicano che l’originale possa risalire addirittura ad un periodo tra il 1380 e il 1460. In mancanza di un contatto con fonti di informazione europee, Ricci avrebbe potuto ottenere quei dati aggiuntivi e quelle indicazioni esclusivamente da fonti cinesi, come ha esplicitamente indicato sulla sua mappa, composta interamente da termini cinesi, e molti dei nomi dei luoghi situati in Cina, sono associati direttamente agli imperatori che commissionarono proprio a Zheng He le sette lunghe spedizioni. Tutto ciò, ci potrebbe far pensare che Ricci, vivendo esclusivamente in Cina dal 1582, avrebbe avuto accesso a una migliore conoscenza dell’America e dell’Oceano Pacifico acquisita durante il tempo di Zheng He, circa 60 / 70 anni prima dell’esplorazione di Cristoforo Colombo. Così, insieme alla sua flotta di navi, Zheng He, fu probabilmente uno dei pioneri della circumnavigazione intorno al mondo, come ci rivelerebbe la mappa cinese del 1602 disegnata da Matteo Ricci.
Ecco il continente americano disegnato dal missionario italiano.

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Come già detto, se la parte dell’Europa disegnata da Ricci risulta confusa e non aggiornata, priva delle ultime indicazioni di quel tempo, le informazioni sulle Americhe sono invece sorprendentemente avanzate. La forma del Sud America è infatti molto più accurata e dettagliata di quella che ritroviamo raffigurata sia sulla mappa di Ortelius  che su quella di Mercatore, questa cosa è davvero evidente, inoltre analizzando attentamente la mappa di Ricci, Siu-Leung Lee, ha scoperto che addirittura il 49% di tutti i nomi riportati nelle Americhe, non si trovano nelle due mappe precedenti. Va notato tra l’altro, che gran parte dei territori interni del nord America, secondo le fonti storiche tradizionali, non fu esplorata fino al XIX secolo, quando Meriwether Lewis e William Clark (1804-1806), effettuarono la prima spedizione statunitense, approdando sulle coste dell’Atlantico e  raggiungendo la costa pacifica via terra. Come è possibile allora che nella mappa di Ricci, vengono riportate diverse indicazioni proprio nella parte nord ovest dell’America? E’ sorprendente inoltre constatare che le mappe successive, fatte da esploratori e cartografi esperti, rispetto alla mappa di Matteo Ricci siano frammentarie, confuse e riportano diversi errori. Un’altra mappa che il missionario italiano potrebbe aver visto e studiato prima della sua partenza per la Cina, è quella realizzata nel 1562 del cosmografo e cartografo spagnolo Diego Gutiérrez , che mostra tutto il continente americano, ma al contrario di quella di Ricci, sia in questa mappa, così come nelle mappe di Ortelius e Mercatore, non vi è presente nessuna indicazione e dettaglio nei territori interni e sulla costa occidentale del nord America. Qui di seguito, potete vedere il continente americano disegnato da Diego Gutiérrez.
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Inoltre, lo storico cinese Siu-Leung Lee, fa notare che le mappe realizzate in un periodo che va dal 1541 al 1622, mostrano correttamente la California, come una penisola, proprio come nella mappa di Ricci, ma stranamente, quelle disegnate successivamente, ovvero dal 1622 – 1746, la rappresentano come un’isola. Le mappe precedenti disegnate da cartografi europei, probabilmente si basano sulla geografia nota ai cinesi Ming, infatti, nella mappa di Ricci, la California è disegnata chiaramente come una penisola, tra l’altro con notevoli indicazioni e dettagli. Le mappe disegnate successivamente dagli esploratori spagnoli, hanno continuato a rappresentare la California come un’isola, fino al 1697, quando il gesuita, esploratore, cartografo e missionario italiano Eusebio Francesco Chini, confermò e concluse che la California era proprio una penisola. Per approfondire meglio le analisi delle mappe condotte da Siu-Leung Lee, in fondo all’articolo vi lascio il link relativo proprio a tutto il suo studio, vi consiglio vivamente di dargli una lettura. Per quel che mi riguarda, sono assolutamente convinto che il  missionario italiano Matteo Ricci, come spiega anche lo storico cinese, abbia attinto antiche conoscenze provenienti da spedizioni e viaggi compiuti molto tempo prima, probabilmente proprio durante il servizio di Zheng He, dato che i nomi e i termini che appaiono sulla mappa in questione, nel territorio cinese, si riferiscono appunto agli imperatori vissuti al tempo del grande navigatore. Inoltre, vanno considerate naturalmente, anche tutte le informazioni, i termini e le indicazioni, la forma “più o meno” corretta del continente americano, che ritroviamo nella mappa di Ricci ma non nelle altre mappe dell’epoca, ciò porta a pensare che questa coerenza e precisione, derivi da decenni, se non da secoli di spedizioni, approfondimenti e studio del territorio.

Un’antica mappa presentata nel 2006 da un certo Liu Gang, un avvocato cinese, nonchè un collezionista di manufatti e antichità, sembrerebbe dimostrare che il grande navigatore cinese Zheng He, abbia davvero scoperto l’America nel 1418, prima che Cristoforo Colombo mettesse i piedi nel Nuovo Mondo, se non fosse però, che questa stessa scoperta, è stata accolta con grande scetticismo dai vari esperti cartografi e storici. La mappa in questione, acquistata da Liu Gang, da un rivenditore di Shanghai nel 2001 per 500 dollari, rappresenta tutti i continenti, tra cui l’Australia, il Nord America e l’Antartide (a grandi linee). Secondo Liu Gang, questo manufatto risalirebbe presumibilmente al 1418, ed indica a prova di ciò, un’iscrizione che la identifica come una copia fatta nel 1763, di una mappa originale realizzata appunto nel 1418, proprio nel periodo storico delle spedizioni di Zheng He. Ma gli esperti, hanno respinto la mappa come un falso. Effettivamente, questi ultimi, hanno fatto notare che la mappa scoperta da Liu Gang, assomiglia ad un’altra mappa francese del 17 ° secolo, che raffigura infatti la California come un’isola, cosa che come abbiamo visto, non si riscontra assolutamente nella mappa già analizzata di Matteo Ricci. Questa, insieme ad altre considerazioni degli esperti, mi fanno onestamente essere abbastanza scettico, e quindi, credo che questa mappa, non sia altro che una copia di alcune mappe cinesi o europee, poco dettagliate e cunfuse, realizzate dopo la scoperta dell’America di Colombo. Ecco qui di seguito la mappa presentata da Liu Gang.

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Tuttavia, esiste un’antica mappa del mondo, ritrovata nel 1972 in un negozio di antiquariato in Corea, dall’ormai scomparso dottor Hendon M. Harris Jr., che oltre l’Europa, l’Africa, l’Asia e l’Oceania, mostra anche la leggendaria Fu Shang, ovvero la “terra dell’est” (che molti cinesi ancora oggi reputano sia solo un mito) proprio dove dovrebbe sorgere il continente americano. Questa terra mitica, fu descritta in maniera molto dettagliata nel cosìddetto “libro dei monti e dei mari”, ovvero lo ” Shan Hai Jin”, un libro cinese risalente ad oltre 2000 anni fa, che è una vera e propria descrizione geografica e culturale, in gran parte considerata mitologica, della Cina pre-Qin. In questo antico libro, si troverebbero varie descrizioni dell’America, con tanto di precise indicazioni dei luoghi, compreso il Gran Canyon. Ebbene, nella mappa ritrovata dal Dr. Harris, così come in molte altre “particolari” mappe dell’epoca custodite in diversi musei o collezioni private, la maggior parte dei nomi dei luoghi, più o meno il 70%, si rifanno proprio allo Shan Hai Jing. Ecco qui di seguito la mappa del Dr. Harris.

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Qui di seguito, potete vedere un’interpretazione moderna della mappa del Dr. Harris, realizzata da David Allen Deal.

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La mappa ritrovata da Hendon M. Harris Jr., presenta molti elementi che hanno delle corrispondenze con la vita reale, quindi ci sono buone ragioni per credere che questa mappa sia il frutto di resoconti geografici, e alcuni nomi che riporta, lo confermerebbe. Ad esempio, nella parte a nord-ovest dell’America, è presente l’idicazione “montagne e cieli alti”, alcuni pensano che si possa identificare con la grande montagna dell’Alaska, più in basso troviamo, “grande canyon luminoso” o “voragine luminosa”, che dovrebbe riferirsi proprio al Gran Canyon, e nella parte sud dell’America, è presente la voce “dipende dalle montagne del paradiso”, che alcuni identificano con le Ande.

Oltre il Dr. Harris, molti altri ricercatori hanno analizzato questa mappa, come ad esempio l’antropologo Gunar Thompson, che per anni si è occupato di studiare le migrazioni e le spedizioni per mare delle dinastie cinesi. Egli afferma con totale serenità, che i cinesi, con le flotte di Zheng He sbarcarono in America, dove lasciarono tracce della loro cultura, i loro costumi, e le loro leggende. Grazie a questi viaggi oltreoceano, i cinesi sarebbero stati in grado di realizzare in tempi molto antichi delle mappe raffiguranti l’America, con segnate alcune delle sue caratteristiche geografiche più importanti.

Ma se i cinesi fossero davvero sbarcati in America prima di Colombo, oltre alle antiche mappe, quali altre indicazioni o prove potremmo trovare che lo confermerebbero? In una serie di analisi e articoli che sto pubblicando dal titolo “Contatti fra le culture precolombiane dell’America e i popoli di tutto il mondo antico”(link), sto cercando di mettere insieme tutte le analogie e le coincidenze riscontrabili tra le culture dell’America precolombiana, e le altre grandi civiltà sparse per tutto il mondo, e in un articolo nello specifico, mi sono proprio occupato dei parallelismi tra il Mesoamerica e l’Asia (India, Cina, sud-est asiatico), dategli un’occhiata (link).

A parte le analisi che troverete nei miei articoli, credo sia giusto analizzare anche un antico sito archeologico, situato nel “Ed Levin County Park”, appena fuori San Francisco, in California. Si tratta di una serie di muri in roccia artificiali, che si estendono per oltre 50 miglia su una serie di colline. Il muro viene chiamato “Est bay rock wall”, in alcuni punti, sono presenti solo 2 / 3 strati di roccia, mentre in altre zone, il muro arriva addirittura ad un’altezza di 2 metri, ma scavando appena sotto la parete, si può constatare che il muro prosegue sottoterra per almeno un altro metro. Uno storico locale di nome Olav Phillips, ritiene che su queste rovine siano state fatte pochissime analisi e studi da parte degli archeologi, inoltre questo sito è quasi del tutto sconosciuto a molte persone che vivono in quella zona, insomma, di queste antiche rovine si sa davvero poco, ecco perchè proprio su questo argomento sono nate molte teorie. Alcuni credono che il muro sia l’inizio di una costruzione molto più grande, progettata probabilmente da grandi architetti provenienti dalla Cina, credono sia l’inizio di una costruzione che forse sarebbe potuta diventare la nuova “Grande Muraglia Cinese” in territorio americano. Il geologo forense Scott Wolter, ovvero il protagonista dell’interessanissimo documentario “America Sepolta” (in onda su Sky sul canale Focus o su History Channel, che da anni si occupa di indagini archeologiche e goelogiche in territorio americano) indagando a fondo sul mistero dell’Est bay rock wall, in un viaggio in Cina, ha conosciuto uno storico che gli ha mostrato delle foto di alcune parti più antiche della Grande Muraglia situate a nord della Cina, che sono molto simili al muro edificato nei pressi di San Francisco. Appena Scott Wolter mostrò allo storico cinese le foto delle antiche mura californiane, questo rispose:”se non mi avessi detto che si trovano in territorio americano, avrei sicuramente pensato che fossero proprio le mura più antiche della Grande Muraglia nel nord della Cina”. Qui di seguito potete vedere delle foto dell’Est bay rock wall.

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Furono davvero i cinesi a edificare quelle misteriose mura in California? Certo è, che non avere alcun tipo di informazione a riguardo è davvero strano, d’altronde non si tratta di una piccola costruzione, composta da qualche pietra, ma di una lunga serie di muri in pietra lunghi più di 50 miglia, stiamo quindi  parlando di una grande impresa dal punto di vista ingegneristico. Come è possibile che nessuno abbia idea di chi possa aver edificato queste strutture? Sembra proprio che la grande civiltà che realizzò questi muri, sia svanita nel nulla.

Ora è arrivato il momento di analizzare una stupefacente mappa del mondo realizzata in Cina, presentata dall’antropologo Gunnar Thompson nel documentario “America Sepolta”. L’originale di questa mappa fu realizzato nel 1435 da alcuni cartografi della flotta di Zheng He, e incredibilmente, mostra tutto il mondo, compreso il continente americano, con tanto di California rappresentata come una penisola. Ecco la mappa in questione.

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Secondo Gunnar Thompson, la mappa prova che effettivamente le flotte del grande navigatore cinese raggiunsero ed esplorarono l’America, o che comunque, in qualche modo,  quel lontano continente già all’epoca era conosciuto dettagliatamente dai cinesi. L’antropologo inoltre afferma che, già al tempo di Marco Polo, 1254 – 1324, i cinesi conoscevano perfettamente l’Oceano Pacifico, lo navigavano tranquillamente di continuo, e avevano già scoperto l’America, infatti lo stesso Marco Polo, secondo Thompson, sarrebbe stato scelto dal Vaticano per intraprendere un viaggio in Cina, per mappare il territorio americano durante le spedizioni delle flotte navali. Marco Polo, non sarebbe stato altro che un esploratore sotto copertura, che agiva come spia per conto della Chiesa. In precedenza, Papa Innocenzo IV avrebbe mandato suo padre e suo zio in Cina, per ottenere più informazioni possibili sulle armi tecnologiche cinesi, ma una volta tornati a Venezia, avrebbero scelto proprio Marco Polo per l’importante missione. La mappa presentata dall’antropologo Gunnar Thompson, sarebbe stata realizzata prendendo come riferimento proprio le mappe disegnate al tempo di Marco Polo. Se questo fosse vero, non solo significherebbe che i cinesi, già secoli prima di Zheng He conoscevano l’America, ma anche che il nostro famoso esploratore italiano, avrebbe mappato insieme ai cinesi, gran parte dei territori del Nuovo Mondo, per poi tornare in patria con importantissime informazioni. Una mappa che confermerebbe che Marco Polo abbia davvero visitato le Americhe, è quella realizzata intorno al 1580 da Abraham Ortelius, il cartografo europeo di cui abbiamo già parlato, che mostra la parte nord occidentale dell’America e la parte nord della Cina, comprendendo il territorio mongolo e l’impero del Gran Khan, ovvero Kublai Khan, proprio il capo di Marco Polo. La presunta spia italiana infatti, visitò il Catai durante il regno di Kublai Khan, divenendo presto un suo favorito e servendo alla sua corte per oltre 17 anni, secondo quanto racconta lui stesso nel Milione. Quindi la seguente mappa disegnata da Ortelius, ci suggerisce che alcuni geografi europei dell’epoca, erano a conoscenza che Marco Polo insieme ai cinesi aveva esplorato e mappato il nord-ovest del continente americano.

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Detto questo, anche se l’interessantissima teoria presentata da Gunnar Thompson, che riguarda un coinvolgimento delle mappe realizzate al tempo di Marco Polo fosse errata (ma ritengo che quest’ipotesi meriti alcune ricerche approfondite), avremmo comunque una mappa del mondo che riporta tutti i continenti, realizzata nel 1435, quindi circa 60 anni prima della scoperta dell’America.

Quelle presentate in quest’articolo, ovvero la mappa di Matteo Ricci, quella ritrovata dal dottor Hendon M. Harris Jr., e la mappa presentata dall’antropologo Gunnar Thompson, a mio parere sono prove che confermano che i cinesi, forse proprio grazie al grande ammiraglio Zheng He, sbarcarono in America, portando con sé grandi conoscenze e scambiando informazioni con le civiltà che trovarono in quei territori.

Link Utili:

Siu Leung Lee – Matteo Ricci

Siu Leung Lee

Antiche mappe geografiche

Ma HuanFei XinGong Zhen

Abraham Ortelius

Gerardo Mercatore

Storia della cartografia

Matteo Ricci

Diego Gutierrez

Spedizione di Lewis e Clark

Kublai Khan

Eusebio Francesco Chini

Hendon M. Harris Jr.

World 1600s Map

Marco Polo

anomalies.net – Est bay rock wall

Scott Wolter

Shan Hai Jing

Gunnar Thompson – Marco Polo

Tesori d’archivio – oltre 2000 antiche mappe

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